Mi baci. L'aria vira leggera, improvvisa una danza sensuale e noi due: spirale di gesti, parole, respiri."
sabato 7 marzo 2015
8 Marzo 2015: Donna/Danno. Pensieri, parole e immagini di Carina Spurio
sabato 28 febbraio 2015
"Guardami negli occhi" di Annarita Altieri
Titolo: "Guardami negli occhi."
Tecnica: China su carta, matita, smalti per unghie. Misure: 33 x 24 cm.
mercoledì 25 febbraio 2015
"Il Pavone" di Annarita Altieri
Oltre le cose
Il tuo volto intatto tace,
Il tratto ritrova il cammino
lunedì 9 febbraio 2015
Intervista di Carina Spurio a Giulio Marchetti, autore della raccolta poetica “Apologia del sublime”
Giulio Marchetti è nato a Roma nel 1982. Il suo libro d’esordio s’intitola “Il sogno della vita” (Novi Ligure, 2008. Finalista del Premio “Carver” e segnalato con menzione speciale al premio “Laurentum”. Nelle sue poesie parla d’amore, di natura, di sogno, servendosi di versi puliti, realisti, privi di illusioni.
“L’uomo è il più intelligente degli animali perché ha le mani”. (Anassagora)
“L’uomo ha le mani perché è il più intelligente degli animali”.
(Aristotele)
mercoledì 18 settembre 2013
NUOVA
lunedì 6 febbraio 2012
Fabio Petrella "Cronache di un cittadino qualunque" Evoè Edizioni, 2011

Cronache di un cittadino qualunque
Evoè Edizioni, 2011
intervista di Carina Spurio
“Cronache di un cittadino qualunque” è la sua prima opera in cui descrive il Cittadino: un personaggio anonimo, ingenuo e sprovveduto, alle prese con alienanti riti quotidiani. ..
Proprio così. Un cittadino qualunque, appunto, che inquadrato come un automa (ma con sentimenti ovviamente umani) nel rigido sistema della società contemporanea la subisce senza via di fuga che non sia l’estremo atto (anche di protesta) del suicidio. Un personaggio senza tanti grilli per la testa, semplice e destinato a un tragico destino quotidiano, ma immortale. L’immortalità è l’unico barlume accecante di speranza per il Cittadino che, a ben vedere, è l’ultimo degli eroi, un moderno paladino di Carlo Magno che lotta contro i soprusi e alla fine, con grande dignità, inevitabilmente perisce. Ma rinasce sempre, come il sole dopo una notte di tempesta.
Com’è nata questa raccolta di 31 microstorie e qual è stata l’idea che ha dato il via al libro?
Dal nulla e, come per ogni cosa, quasi per caso. In origine il libro doveva essere una raccolta di articoli satirici sulla società moderna analizzata e giudicata dal mio punto di vista, ma poi una volta iniziata la stesura si è via via delineata la figura del buon Cittadino che, ispirata a più illustri personaggi di fantasia (penso a Fantozzi ma anche a Homer Simpson), riesce a imporsi nell’immaginario e nella realtà di tutti noi perché è facile identificarsi in lui, con tutti i suoi pregi, manie e difetti.
Ci può illustrare la copertina del libro?
Al centro della copertina, semplice ed essenziale, tratteggiata di nero su sfondo bianco, è raffigurata una carta da gioco, un tarocco per l’esattezza, che ha come soggetto il Cittadino in una posa interrogativa e perplessa, come se stesse domandando informazioni a qualche funzionario seccato dalle sue richieste. Un occhio attento si accorgerà che sopra la carta è stampato il numero romano LXXIX (79). Non è un dettaglio lasciato al caso. I tarocchi, infatti, secondo tradizione sono formati da 78 carte e quella del Cittadino si vuole aggiungere, quasi per dispetto (o forse anche di diritto), a una collezione già stravagante e misteriosa.
… il suo Cittadino anonimo, resiste stoicamente ad “un’aspra metà” e fugge dalle “arpie che lo guardano con malcelato compatimento”. La sua penna, pulita e affilata, descrive una figura femminile tradizionalista e tiranna …
Ma non solo la moglie, anche i figli ad esempio si comportano in egual modo. Tutta la società è tirannica con il Cittadino e la famiglia, essendone il nucleo principale, ne rispecchia le leggi e i comportamenti. La conflittualità con il gentil sesso è solo uno dei fronti su cui combatte il Cittadino, che da uomo sposato ama e odia la consorte. Non c’è una “discriminazione” premeditata contro le donne, anche se nei racconti sono spesso ostili al protagonista.
Nel suo libro, le dinamiche familiari si intrecciano a quelle sociali:“In ufficio parte la raccolta fondi, una questua che dovrebbe servire per aiutare i bambini poveri del terzo mondo. Il Cittadino, dopo le spese folli della moglie, rientra di diritto tra essi, ma non può dirlo, che figura farebbe?” da “Il sabato sera alla discoteca”. Sembra un po’ il timore del Cittadino medio della nostra Italia, non ancora nel terzo mondo ma in caduta libera …
Sì, in questo senso è molto attuale. Ma è anche un timore di apparire inadeguato allo stile di vita imposto da media e da modelli sbagliati. In questo mi ha “ispirato”, se così possiamo dire, l’ambiente che vivo ogni giorno: la nostra cara Teramo che dal provincialismo proprio non vuole (o non può?) uscire.
Il suo goffo Cittadino senza nome, ipotetico rappresentante di ogni città “contento come un bambino il giorno di Natale”, realizza il suo sogno nel cassetto: “andrà all’Isola dei Famosi” … scappatoia dell’uomo inetto che si rifugia nel miraggio della fama?
Esattamente. Il suo sogno è di essere protagonista del mondo magico oltre lo schermo, come se la notorietà fosse l’unica cura per la sua mediocre ma eroica quotidianità. Ma alla fine anche lui capirà che la fama è passeggera.
Quando ha capito che la scrittura avrebbe fatto parte della sua vita?
Difficile rispondere. Già al liceo sentivo il bisogno di comunicare qualcosa, ma probabilmente ancora non l’ho capito del tutto. E forse è meglio così.
Scrive di getto o asseconda delle pause?
Di getto, perché a lungo andare finisco per stufarmi. Più che altro dipendo da umori e sensazioni spesso fulminanti.
… su carta o al computer?
Uso il computer. Dita come penne per scrivere su fogli che non assorbono l’inchiostro.
Quali sono stati gli autori che l’hanno influenzata - ispirata?
Per il piglio umoristico di “Cronache di un cittadino qualunque” ho subito l’influenza degli scritti di Paolo Villaggio con il suo Fantozzi, e penso che la cosa sia abbastanza evidente. La cornice bizzarra dei racconti, invece, è dovuta alle storie fantastiche di cui sono ghiotto. Anche se probabilmente c’entra poco o nulla con questo libro, il mio autore preferito è Dino Buzzati.
Nella quarta di copertina si legge che oltre la scrittura è un appassionato di montagna, calcio e sport…
Amo la montagna per le sue guglie e i suoi spigoli inaccessibili, per la solitudine, i silenzi e il senso di tranquillità che mi trasmette. Inoltre, da parte di madre sono originario di Poggio Umbricchio, piccola frazione del comune di Crognaleto, mio personale rifugio e castello inviolabile. Peccato che la politica abbia abbandonato a se stessa la nostra montagna. Sono sempre più numerosi i paesi, custodi di tradizioni secolari, che si spopolano e finiscono per aleggiare lugubri sulle rupi come fantasmi di pietra. Sono molto legato al paese e alla sua gente (esiliata nelle città di tutta Italia) e per questo combatto affinché non venga del tutto dimenticato. A suffragio di ciò, e per unire le mie più forti passioni, con l’appoggio della Pro Loco e dei suoi inossidabili rappresentanti abbiamo dato vita all’ASD Poggio Umbricchio, squadra di calcio che gioca il ruolo di un vero e proprio miracolo sportivo e sociale. Grazie alla disponibilità del sindaco di Crognaleto Giuseppe D'Alonzo, e quando il tempo lo permette, giochiamo le gare casalinghe a Nerito, ma il nostro sogno è di ripristinare l’impianto sportivo del nostro paese, il primo che venne realizzato nel circondario e in disuso da troppi anni.
Le capita mai di litigare con se stesso?
Spesso, forse anche troppo. È un conflitto che mi porta ad essere molto severo con me stesso, e che non vede e non vedrà mai un momento di stallo definitivo, se non per temporanei e passeggeri momenti di mitezza.
Qual è il suo rapporto con Internet …
Direi morboso, ma forse suonerebbe eccessivo. Internet è un mezzo di cui non posso più a fare a meno. Vuoi per l’informazione, per la comunicazione e anche e soprattutto per lo svago.
La prima cosa che pensa quando si sveglia?
Che dovrei lavorare. Ma nell’Italia di oggi è un diritto che, senza fare dell’inutile retorica, non viene riconosciuto ai giovani. Ed è gravissimo.
Lei è timido o estroverso?
Timido per natura, ma non ho nessuna difficoltà a integrarmi o rapportarmi con le persone. Anzi, a dir la verità, spesso finiscono io per coinvolgere gli altri.
… nel prossimo futuro del Cittadino Fabio Petrella arriverà un prossimo libro?
Altro materiale e idee ci sono. Ora devo battere il ferro finché è caldo con “Cronache di un cittadino qualunque”, poi si vedrà. Non nego che mi piacerebbe.
Un ringraziamento …
Pratico e diretto: alla Evoé che ha creduto in me e a chi mi sostiene e mi dà coraggio.
Teramo. Qual è il suo rapporto con la città che l’ha vista nascere?
Un rapporto pacifico e senza pretese. Ma preferisco il mio Poggio.
Fabio Petrella è nato a Teramo, dove vive, nel 1987. Si è diplomato presso il Liceo Classico Melchiorre Delfico" e attualmente orbita nel mondo dell’informazione collaborando con la testata giornalistica locale L’altra Parola e con SpazioRock, periodico telematico di successo che si occupa di musica. E’ un appassionato di montagna e di calcio, sport che pratica a livello amatoriale.
lunedì 21 novembre 2011
Schegge di vita Giuliana Sanvitale
Giuliana SanvitaleSchegge di vitaDuende, 2011
intervista di Carina Spurio
D:Il tuo nuovo libro mi arriva in una calda mattina di fine ottobre. Ti ritrovo tra le pagine di “Schegge di vita”. Mi perdo tra le tue pagine, avvolta in un clima di familiarità. Il primo racconto “Mustafà. La guerra dei poveri”, apre la porta dei miei ricordi, fissa l’immagine di un suo omonimo, anch’egli, intento a vendere biancheria sulle spiagge dell’adriatico. All’istante, ti invio un sms. Ti comunico che sono ammaliata dal tuo libro, schiava delle tue prose rapide: leggerti per pochi minuti è stato come incontrare un altro e trovare la porta di sé stessi …
R:Le tue parole mi confermano che l’empatia che mi auguravo di instaurare col lettore si è realizzata. “Mustafà-la guerra dei poveri” ha conquistato tanti. Non è difficile comprenderne il perché. Quest’uomo di straordinaria umanità e dignità rappresenta la nostra coscienza, ci scava dentro convincendoci a leggere in fondo, a riflettere, a ricoprire di nuovo smalto ciò che ci circonda e che non ci appartiene per diritto, ma è un dono.
D:Dentro “Schegge di vita” c’è una dedica: alla sensibile Carina, perché si diverta a riempire qualcuno dei miei “giri di compasso”. Con simpatia e stima Giuliana. Leggo nel foglio allegato che a te piace citare un’espressione del critico letterario Simone Gambacorta, premio Flaiano 2010 per la critica, che definisce il racconto breve “un giro di compasso”. Lo stesso Gambacorta, che ti segue da tempo, lo si ritrova nella premessa del tuo libro, intitolata: “Con altra voce. Una prefazione in forma di lettera” …
R:Con Simone si è instaurato nel tempo un rapporto di stima profonda e di amicizia che non gli impedisce tuttavia di conservare la sua dirittura morale e la sua ben nota professionalità. Ripete spesso che, al di là della mia scrittura, apprezza la mia umanità e il mio rispetto per la Letteratura. Sono lieta di incontrare il suo apprezzamento.
D:Le schegge sono corpi estranei che ti entrano nella pelle. Spesso per la loro esilità ci pungono in maniera superficiale, ma se non vengono rimosse rischiano di infettarci. Quanto è dura una rimozione affidata all’inchiostro?
R:Le mie Schegge sono nate tutte dall’osservazione della realtà e, prima di trasformarsi in parole, hanno subito una lunga macerazione del pensiero. Il dolore o anche solo la commozione arrivano quindi sulla pagina già somatizzate, anche se non prive di emozione.
D:Oggi più che mai è difficile dare l’eternità alla parola, la sua durata sembra infrangersi contro il rumore di una società confusa dalla chiacchiera e cede tra lo scadimento delle sintassi e dei linguaggi approssimativi. Consegnarsi all’altro con una scrittura chiara come la tua è un atto di coraggio?
R:Mettersi in discussione, aprendo agli altri il proprio animo, consegnandosi in toto, senza remore, richiede davvero tanto coraggio. Presuppone una tua pace interiore, una tua sicurezza, che non è presunzione, e deriva sempre dalla consapevolezza della propria sincerità, dalla coscienza di non vendere fumo, di riconoscere il lettore come una persona degna del tuo rispetto.
Quando alla base del tuo lavoro ci sono questi presupposti, quando operi con questi sentimenti, la tua autenticità viene riconosciuta.
Non so onestamente se sperare nell’eternità della Parola; quello che so con sicurezza è che sintassi e linguaggio approssimativo non vanno d’accordo con una buona pagina.
D:Com’è nata questa raccolta di schegge e qual è stato il tema che ha dato il via al libro?
R:I racconti sono stati scritti nell’arco di una decina di anni; molti erano stati premiati ai primi posti e pubblicati in riviste letterarie. Giacevano lì quasi in attesa di non essere dimenticati ed è stato proprio Simone Gambacorta a consigliarmi di pubblicarli.
Sono 33 “giri di compasso”, come asserisce il nostro critico, iniziano con un racconto che parla di un africano e terminano con un racconto che richiama un’idea di Africa. I temi sono vari e, anche se a volte ho adottato una veste fiabesca o poetica per creare quell’alone di magia che ti ha affascinato, le schegge hanno scavato in profondità e ci invitano a “guardare con gli occhi dell’anima”. Forse potrei affermare che, pure in questo caso come avviene generalmente per ogni mio scritto, tutto nasce dal bisogno di trasferire sulla carta il risultato di uno scavo profondo che avviene quasi contemporaneamente in me e attorno me. Non so con precisione se sono le situazioni che mi vengono incontro o se sono io che le afferro per farle mie.
D:Cos’è per te scrivere: catarsi, riflessione, piacere, ribellione, narcisismo o altro?
R:Tutto questo tranne che narcisismo. “Scrivo perché non so fare altro… vivo ormai con occhio narrativo” ha scritto Luce D’Eramo. Per me scrivere è una necessità dell’anima, una ribellione alle avversità della vita, un piacere che sfiora la sensualità ed è senza dubbio catarsi. Per i Greci scrivere era un farmaco, per Goethe veleno e medicina. In uno dei miei racconti “Amore disamore” scrivo: la scrittura come terapia contro la cecità del presente, la parola come catarsi.
D:Scrivi di getto o assecondi delle pause?
R:Da ciò che ho detto in precedenza si evince che per me la scrittura , soprattutto la poesia, è una folgorazione che si traduce in necessità di parola scritta. Quando scrivo, con pause anche di settimane o mesi, tutto però si è costruito nella mente, per cui scrivo come sotto dettatura, senza bisogno di labor limae.
D:A quali tue opere sei particolarmente affezionata e perché?
R:I figli si amano tutti in egual misura. Anche se è scontato, è difficile operare delle scelte. Considero infatti i miei libri figli di carta e come tali cerco di essere “buona” con tutti loro, anche perché, come bravi bambini, si sono comportati bene, arrivando al cuore dei lettori e dei critici e sostenendomi nei momenti bui con la loro presenza. “Angeli” tuttavia è un caso a parte. E’ rabbia, dolore, confessione, pianto, scavo, ricerca d’identità, liberazione, pace, perdono e ancora pianto, sfida, ribellione, ritrovamento, ritorno. “Angeli” è stata la mia conquista più significativa, la mia pagina più bella, quella in cui le parole si cercavano da sole e si ordinavano secondo un disegno tratteggiato dai miei angeli.
D:In che modo si organizza Giuliana madre e moglie durante la stesura di poesie e racconti?
R:Scrivo soltanto quando ho veramente qualcosa da dire o meglio da comunicare. L’arte in genere è qualcosa che si vive in solitudine,ma che poi va comunicata, donata. Quando scrivo, avendo già tutto organizzato mentalmente, sono veloce. Ho quindi tempo per fare la moglie, la madre, la nonna che attualmente è la cosa che più mi prende. Leggo anche molto e dedico parecchio tempo a coltivare il rapporto con familiari ed amici. Senza colloquio, per me, non si va da nessuna parte.
D:Qual è il tuo rapporto con la fede?
R:Oggi è una domanda difficile questa tua. Mi piacerebbe molto poterti rispondere che credo fermamente, ma spesso sono piena di dubbi. Sempre che tu ti riferisca alla fede cristiana, alla fede in Dio. Ad essere onesta, lo sento troppo in alto o io mi sento troppo inadeguata, troppo piccola per l’immensa epifania della fede.
Credo tuttavia nell’Uomo, nella Natura, in Gesù e nel suo insegnamento. Credo nella civiltà dell’arte. Non so se è una contraddizione, ma mi sento ricca di spiritualità.
D:“Angeli”, il libro in cui racconti la storia di tuo padre, un militare morto per rappresaglia, donava una bella immagine di donna che si guarda dentro per colmare il vuoto di un’assenza. Tra molteplici temi incorniciati (a volte) dalla poesia, ritorni con “Schegge di vita” e affronti: l’adozione, il razzismo, l’emigrazione, la memoria, l’amore, il sociale e il dolore. Cosa ci riserverà in futuro la tua penna?
R:Ho molto lavoro pronto per essere editato: un romanzo e un centinaio di poesie da organizzare penso in due temi che semplicisticamente potrei definire Io e le parole e Io e il mare..
Penso che a breve uscirà il romanzo “Rosa” che ha ceduto il passo ad Angeli per un’esigenza etica.
D:Quale libro stai leggendo?
R:Leggo decisamente tanto, più di quanto scrivo. Spesso sono saggi o comunque libri di letteratura da cui impari sempre. Li intervallo con libri più lievi, ma non meno belli, come “Il peso della farfalla “ e “I pesci non chiudono gli occhi”di Erri De Luca, “Emmaus” e “Mr Gwyn” di Alessandro Baricco. Da poco ho letto “La sottomissione delle parole” di Gianrico Carofiglio e ho pronto il suo ultimo “Il silenzio dell’Onda”. Leggo pure molta poesia e non solo poeti italiani. Torno spesso - la poesia va riletta sino all’esasperazione finchè la sua musica non ti penetra – “Poesia dal silenzio” di Tomas Transtromer. Tra un libro e l’altro porto avanti la lettura di “Alfabeto” di Claudio Magris, una serie di saggi sulla Letteratura che mi appassiona ed arricchisce oltremodo.
D:Qual è il tuo rapporto con l’Abruzzo?
R:Sono nata a Giulianova per caso, unica della mia famiglia, da padre ortonese e madre piemontese ma di origine umbra. Ho studiato in collegio in Romagna e poi a Urbino perciò ho avuto poco tempo e scarsi appigli per sentirmi abruzzese. Col trascorrere degli anni, precisamente da quando ho iniziato le ricerche sulla mia famiglia, ho scoperto parenti abruzzesi ed ho cominciato ad amare questa terra e a recepire che essa era anche altro oltre Giulianova. La mia cittadina l’amavo di diritto, mi sentivo legata da un patto di sangue. Il resto era una delle regioni d’Italia. Poi è avvenuto l’incontro ed ora ne sto scoprendo anche la lingua, oltre alle usanze. In casa mia non si è mai parlato il dialetto , ora lo sto scoprendo e trovo che sia quanto mai calzante e spesso mi scopro ad appuntare qualche espressione, qualche termine particolare.
Anche in questa mia conquista sto operando un “ritorno”, mi sto riappropriando di qualcosa che era mio e di cui io ero parte.
Inutile aggiungere che la scrittura è un “laccio d’amore” indissolubile.
Giuliana Sanvitale, nata a Giulianova il 6 dicembre 1938, laureata in Lettere presso l’Università di Urbino con una tesi su Salvatore Di Giacomo e la poesia napoletana, sotto il rettorato del Magnifico Rettore Carlo Bo, ha insegnato per un quarantennio presso vari tipi di scuole. Si è cimentata nella stesura di recensioni e relazioni, ha tenuto brevi conferenze e curato laboratori di poesia nelle scuole e corsi di aggiornamento sull’Ermeneutica. Un suo adattamento dell’Epistolario di Leopardi è agli atti presso il Centro Nazionale di Studi Leopardiano di Recanati.Ha vinto, a livello nazionale ed internazionale, diciassette primi premi, sia per la poesia che per la narrativa, numerosi secondi e terzi premi, medaglie d’oro, d’argento, medaglia del Presidente della Repubblica, premi speciali della giuria. Ha preso parte a convegni sulla Poesia (Università Montaliana), presso la Camera dei Deputati, letture pubbliche del suo libro ed è spesso citata e intervistata su riviste culturali ed antologie. Ricordiamo le interviste di Simone Gambacorta su “La città”, di Walter De Bernardinis in “Scrittori Abruzzesi”, di Adriana Paola Di Giulio per “Notizie Donne.”Ha pubblicato le sillogi: E le donne…, premio D’Annunzio 2002; Acquaria, Premio Poesia e Rete di Trapani, Premio Recchiuti di Teramo 2006; Frammenti e Aforismi, 1° Premio Como. Nel 2004 ha editato il romanzo autobiografico I cibi della memoria, finalista a Massa Carrara e a Basilea, nel novembre 2009 ha editato presso la casa editrice Ricerche e Rdazioni il romanzo Angeli ha vinto ex equo il 1° premio internazionale poetico-musicale di Basilea.Di prossima stampa il romanzo: Rosa.Treno in corsa Treno in sosta, pubblicato da Andromeda Editrice 2008, è il titolo del libro di poesie che ha fatto vincere all’autrice il 1° Premio Internazionale “Gino Recchiuti”, Teramo 2009.Dal 2004 insegna presso l’Università della terza età e del tempo libero di Giulianova. Nel maggio 2007 ha vinto il “Premio Donna Città di Teramo”, per la letteratura e la poesia ed è stata definita: “… una delle più interessanti espressioni della cultura contemporanea abruzzese…”. A gennaio 2008 ha vinto il 1° premio al concorso letterario “Racconti delle donne abruzzesi” alla Regione, col racconto L’assenza. Nel luglio 2008 ancora un primo premio di poesia a Torano 2008 un secondo premio per il racconto a Garrufo. È inserita nell’antologia “Medialibro del’Albo degli Scrittori” e fa parte dei Poetionline. Ha ricevuto inoltre la nomina di Socio Onorario dell’Associazione degli Scrittori Italiani.La sua poesia è stata definita dal prof. Trequattrini: “di grande tensione lirica… la macerazione stilistica e la lavorazione delle immagini sono tali che uscendo da una dimensione privata, si rivolgono ad un pubblico assai vasto…”.



