sabato 28 febbraio 2015

"Guardami negli occhi" di Annarita Altieri

Punto di partenza.

Non è la parola
che domina il segno
nel sentiero di china
che segue l’ovale di donna.
Non è la linea sapiente
che esige cautela
e posa il colore dell’alba
sulle palpebre tue.
Il centro della meraviglia di te
che guardi senza fare rumore,
è un tratto scuro da cui
nasci -donna di poche parole-
che urlano con violenza
nel silenzio appoggiato
sulle tue labbra.
Lo specchio dell’anima
non abbassa gli occhi,
riflette emozioni e paure,
mentre cattura altri sguardi
prigionieri del suo eterno fissare.
Carina Spurio

Quadro di : Annarita Altieri.
Titolo: "Guardami negli occhi."
Tecnica: China su carta, matita, smalti per unghie. Misure: 33 x 24 cm.




mercoledì 25 febbraio 2015

"Il Pavone" di Annarita Altieri


Oltre le cose

Finiscono nei tormenti
le cose sbagliate,
lacerano il tempo per giorni interi,
alcune volte, per anni.

Oltre le cose
ci sono le proiezioni di una vita
annodata nei pensieri
che turbano lo sguardo.

Il tuo volto intatto tace,
non ha voce per lodare
l’anarchia del movimento
che ti inventa donna silenziosa.

Il tratto ritrova il cammino
sulle tue labbra sensuali:
la pista falsa sopra la punta del mento
che tra queste rime mi ferma il fiato.
Carina Spurio



Quadro di: Annarita Altieri.

Titolo: "Il Pavone".

Tecnica: China su carta, smalti per unghie.

Misure: 45 x 33 cm.



lunedì 9 febbraio 2015

Intervista di Carina Spurio a Giulio Marchetti, autore della raccolta poetica “Apologia del sublime”

Intervista di Carina Spurio a Giulio Marchetti, autore della raccolta poetica “Apologia del sublime”
ott 8, 2014
Giulio Marchetti è nato a Roma nel 1982. Il suo libro d’esordio s’intitola “Il sogno della vita” (Novi Ligure, 2008. Finalista del Premio “Carver” e segnalato con menzione speciale al premio “Laurentum”. Nelle sue poesie parla d’amore, di natura, di sogno, servendosi di versi puliti, realisti, privi di illusioni.
Eppure quello che ancora ci attende è l’attesa./Qui e ora./ Non si ammettono ipotesi terze:/ L’amore ci appartiene o ci abita./ (p.83).” Possiamo scorgere in queste semplici parole la violenza inevitabile a cui espone l’amore. Nelle mani di Eros non ci sono punti di uscita, il turbamento e il desiderio che nascono dalla vista dell’altro ci raccontano di quanto sia urgente la necessità di fondersi nel rapimento amoroso. Dopo la folgorazione, il linguaggio che resta è quello della poesia, intrisa dei suoi incomprensibili poteri alchemici che riesce a comunicare tutto quello che altrimenti resterebbe celato.
Abbiamo incontrato Giulio Marchetti per una chiacchierata sulla sua vita e sulla sua passione letteraria. Buona lettura!

C.S.: Da nove nasce l’idea di pubblicare la sua “Apologia del Sublime”che racchiude poesie scritte tra il 2008 e il 2014 appartenenti a quattro precedenti raccolte: “Il sogno della vita”, (Novi Ligure, 2008) “Energia del vuoto”, 2012 (puntoacapo) “La notte oscura” (ibidem), “Cieli immensi” che ha vinto il Premio “Laurentum” 20122, sezione sms?
Giulio Marchetti: Ho contattato Puntoacapo, il mio editore di riferimento negli ultimi anni, con l’idea di pubblicare “Disastri, la mia ipotetica quarta raccolta. L’editore mi ha proposto d’incontro una secca idea alternativa: riunire le mie pubblicazioni precedenti e la raccolta ancora inedita in un unico libro. Una sfida. Mi sono guardato dentro e ho trovato un vecchio titolo che avevo lasciato a sbattere contro i pensieri in attesa di un giorno importante. Apologia del sublime.

C.S.: L’amore appartiene alla sfera dell’indicibile per sua natura, come accede spesso a tutto ciò che si associa alla dimensione più segreta e profonda dell’essere. Dare forma all’amore attraverso la poesia sembra un atto scontato quanto folle. L’amore con il suo mistero, ci pone da sempre di fronte a qualcosa di incomprensibile che allo stesso tempo vorremmo comprendere. Come afferma Kierkegaard ( 1843 a, p.99): L’amore ha molti misteri, e questo primo invaghimento è anch’esso un mistero, e non il più piccolo”…
Giulio Marchetti: Non saprei in questo momento aggiungere un pensiero degno di essere aggiunto a questa affermazione di Kierkegaard.

C.S.: Ci racconti com’ è avvenuto il suo incontro con la poesia?
Giulio Marchetti: L’incontro è stato banale. La folgorazione invece è avvenuta quando ho avuto tra le mani due raccolte di Francesco Gazzè (“Frammento e fragile” e “Scorribande lineari”), noto ai più per la felice collaborazione artistica con il fratello Max.

C.S.: Tra prosa e poesia quali sono i suoi autori preferiti?
Giulio Marchetti: Nomi sparsi in ordine sparso. Per la narrativa Irvine Welsh, Philip Roth, il maestro King. Una menzione anche per Clive Barker, autore di “The thief of always”, uno dei libri a me più cari. Per l’Italia, Gianluca Morozzi. Per la poesia, tra i riferimenti assoluti, Eugenio Montale, Andrea Zanzotto, Mario Luzi. Fuori dai confini, Stephane Mallarmè. Tra le voci femminili, Liliana Zinetti. Tra i meno noti, Vincenzo Crapio.

C.S.: L’ultimo libro che ha letto?
Giulio Marchetti: Sto leggendo “Destinazione stelle” di Alfred Bester. Romanzo noto anche con il titolo “La tigre della notte”.

C.S.: Cosa le manca?
Giulio Marchetti: La poesia (è un po’ che non la frequento).

C.S.: La sua citazione preferita?
Giulio Marchetti: Sono tuttora indeciso tra queste due:
“L’uomo è il più intelligente degli animali perché ha le mani”. (Anassagora)
“L’uomo ha le mani perché è il più intelligente degli animali”.
(Aristotele)

C.S.: È riservato o socievole?
Giulio Marchetti: Riservato che usa i social.

C.S.: Il suo luogo preferito?
Giulio Marchetti: L’antimateria (per vedere il non aspetto delle cose).

C.S.: Per caso ha un cassetto con un sogno?
Giulio Marchetti: “Il sogno della vita”, la mia prima raccolta.

C.S.: Mentre la leggevo mi sono fermata qui: “[...] Non è la somma degli istanti/ che illumina il giorno/ ma l’eterna sequenza/ di abitudini ostili./ Così la presenza diventa/ un abuso tragico di spazio,/ la carezza del vento un assedio,/ la trasparenza dell’acqua un inganno/ e si finisce per sperare/ che la promessa dell’alba/ non venga mantenuta./[...]”
Giulio Marchetti: Pensieri tremendi…

C.S.: Cosa sta scrivendo in questo periodo?
Giulio Marchetti: Niente. Questo periodo ha l’aspetto di una lunga pausa (spero non definitiva).

C.S.: Nasce a Roma, qual è il suo rapporto con la sua città?
Giulio Marchetti: Eterno. Mi piacerebbe un giorno cantare, per essere contestualizzato nella “scuola romana”.
Fonte: http://oubliettemagazine.com/2014/10/08/intervista-di-carina-spurio-a-giulio-marchetti-autore-della-raccolta-poetica-apologia-del-sublime/

mercoledì 18 settembre 2013






MONTORIO AL VOMANO – IMMAGINI PER LA MEMORIA
NUOVA
 PUBBLICAZIONE DI EGIDIO MARINARO


Curata dal montoriese Egidio Marinaro, con saggi contributivi di Annalisa D’Ascenzo (Università degli Studi Roma Tre) e di Luciana D’Annunzio (Archivio di Stato di Teramo), è stata data alle stampe la prima pubblicazione iconografica e cartografica relativa a Montorio, dal titolo: Montorio al Vomano – Immagini per la memoria (Teramo, Ricerche&Redazioni, luglio 2013).
Questo nuovo libro è il nono volume della Collana editoriale “Documenta” ed è stato promosso dall’Associazione culturale “Il Chiostro”, con il sostegno economico della D’Adiutorio Srl.
“L’immagine più significativa di questo libro”, scrive Marinaro, “concepito non per tracciare un problematico percorso storiografico per immagini ma più semplicemente per incoraggiare i lettori ed appassionati alla memoria storica documentabile, è lo stemma civico scolpito nel 1549 sul portale della navata di sinistra (per chi guarda dalla piazza) della chiesa di S. Rocco (p. 40)”.
Le immagini, tra foto e cartoline (oltre ai vari sigilli, stemmi araldici, mappe, piante, planimetrie e carte topografiche conservate in Spagna, presso l’Archivio General di Simancas, e qui riprodotte fedelmente), sono state divise  per quartieri, o per zone che dir si voglia, del centro storico di Montorio al Vomano (ma ci sono immagini anche fuori dal centro storico). Ad esempio, ci sono diverse foto del primo ed antichissimo ponte – chiamato popolarmente “Ponte della Madonna” – che fu costruito per attraversare il fiume Vomano: lo si vede in alcune cartoline dei primissimi anni del Novecento; poi durante la costruzione dell’Acquedotto del Ruzzo (1931) e della sua inaugurazione (1935); c’è la rarissima foto (attribuita al compianto don Domenico De Federicis) del ponte bombardato dalle truppe tedesche in ritirata (1944). In un altro scatto si vede la passerella provvisoria per attraversare il fiume prima della ricostruzione vera e propria.
Ci sono tante altre cartoline realizzate dal fotografo e sindaco di Montorio, Poliseo De Angelis (Montorio al Vomano 1879 – Baltimora, Usa 1950), e da Domenico Nardini (Guardia Vomano di Notaresco 1895 – Teramo 1979) e altrettanti documenti cartacei, provenienti anche dall’Archivio di Stato di Teramo, dalla Biblioteca Provinciale “Melchiorre Dèlfico” di Teramo, dall’Archivio Storico del Comune di Montorio al Vomano e da quello Parrocchiale di S. Rocco, oltre ai vari archivi privati, che hanno consentito di ripercorrere quasi cinquecento anni di iconografia storica di questa bella cittadina teramana e di arricchirne, ulteriormente, la relativa pubblicistica locale.

Pietro Serrani

lunedì 6 febbraio 2012

Fabio Petrella "Cronache di un cittadino qualunque" Evoè Edizioni, 2011


Cronache di un cittadino qualunque


Evoè Edizioni, 2011


intervista di Carina Spurio


“Cronache di un cittadino qualunque” è la sua prima opera in cui descrive il Cittadino: un personaggio anonimo, ingenuo e sprovveduto, alle prese con alienanti riti quotidiani. ..

Proprio così. Un cittadino qualunque, appunto, che inquadrato come un automa (ma con sentimenti ovviamente umani) nel rigido sistema della società contemporanea la subisce senza via di fuga che non sia l’estremo atto (anche di protesta) del suicidio. Un personaggio senza tanti grilli per la testa, semplice e destinato a un tragico destino quotidiano, ma immortale. L’immortalità è l’unico barlume accecante di speranza per il Cittadino che, a ben vedere, è l’ultimo degli eroi, un moderno paladino di Carlo Magno che lotta contro i soprusi e alla fine, con grande dignità, inevitabilmente perisce. Ma rinasce sempre, come il sole dopo una notte di tempesta.


Com’è nata questa raccolta di 31 microstorie e qual è stata l’idea che ha dato il via al libro?

Dal nulla e, come per ogni cosa, quasi per caso. In origine il libro doveva essere una raccolta di articoli satirici sulla società moderna analizzata e giudicata dal mio punto di vista, ma poi una volta iniziata la stesura si è via via delineata la figura del buon Cittadino che, ispirata a più illustri personaggi di fantasia (penso a Fantozzi ma anche a Homer Simpson), riesce a imporsi nell’immaginario e nella realtà di tutti noi perché è facile identificarsi in lui, con tutti i suoi pregi, manie e difetti.


Ci può illustrare la copertina del libro?

Al centro della copertina, semplice ed essenziale, tratteggiata di nero su sfondo bianco, è raffigurata una carta da gioco, un tarocco per l’esattezza, che ha come soggetto il Cittadino in una posa interrogativa e perplessa, come se stesse domandando informazioni a qualche funzionario seccato dalle sue richieste. Un occhio attento si accorgerà che sopra la carta è stampato il numero romano LXXIX (79). Non è un dettaglio lasciato al caso. I tarocchi, infatti, secondo tradizione sono formati da 78 carte e quella del Cittadino si vuole aggiungere, quasi per dispetto (o forse anche di diritto), a una collezione già stravagante e misteriosa.


… il suo Cittadino anonimo, resiste stoicamente ad “un’aspra metà” e fugge dalle “arpie che lo guardano con malcelato compatimento”. La sua penna, pulita e affilata, descrive una figura femminile tradizionalista e tiranna …

Ma non solo la moglie, anche i figli ad esempio si comportano in egual modo. Tutta la società è tirannica con il Cittadino e la famiglia, essendone il nucleo principale, ne rispecchia le leggi e i comportamenti. La conflittualità con il gentil sesso è solo uno dei fronti su cui combatte il Cittadino, che da uomo sposato ama e odia la consorte. Non c’è una “discriminazione” premeditata contro le donne, anche se nei racconti sono spesso ostili al protagonista.


Nel suo libro, le dinamiche familiari si intrecciano a quelle sociali:“In ufficio parte la raccolta fondi, una questua che dovrebbe servire per aiutare i bambini poveri del terzo mondo. Il Cittadino, dopo le spese folli della moglie, rientra di diritto tra essi, ma non può dirlo, che figura farebbe?” da “Il sabato sera alla discoteca”. Sembra un po’ il timore del Cittadino medio della nostra Italia, non ancora nel terzo mondo ma in caduta libera …

Sì, in questo senso è molto attuale. Ma è anche un timore di apparire inadeguato allo stile di vita imposto da media e da modelli sbagliati. In questo mi ha “ispirato”, se così possiamo dire, l’ambiente che vivo ogni giorno: la nostra cara Teramo che dal provincialismo proprio non vuole (o non può?) uscire.


Il suo goffo Cittadino senza nome, ipotetico rappresentante di ogni città “contento come un bambino il giorno di Natale”, realizza il suo sogno nel cassetto: “andrà all’Isola dei Famosi” … scappatoia dell’uomo inetto che si rifugia nel miraggio della fama?

Esattamente. Il suo sogno è di essere protagonista del mondo magico oltre lo schermo, come se la notorietà fosse l’unica cura per la sua mediocre ma eroica quotidianità. Ma alla fine anche lui capirà che la fama è passeggera.


Quando ha capito che la scrittura avrebbe fatto parte della sua vita?

Difficile rispondere. Già al liceo sentivo il bisogno di comunicare qualcosa, ma probabilmente ancora non l’ho capito del tutto. E forse è meglio così.


Scrive di getto o asseconda delle pause?

Di getto, perché a lungo andare finisco per stufarmi. Più che altro dipendo da umori e sensazioni spesso fulminanti.


… su carta o al computer?

Uso il computer. Dita come penne per scrivere su fogli che non assorbono l’inchiostro.


Quali sono stati gli autori che l’hanno influenzata - ispirata?

Per il piglio umoristico di “Cronache di un cittadino qualunque” ho subito l’influenza degli scritti di Paolo Villaggio con il suo Fantozzi, e penso che la cosa sia abbastanza evidente. La cornice bizzarra dei racconti, invece, è dovuta alle storie fantastiche di cui sono ghiotto. Anche se probabilmente c’entra poco o nulla con questo libro, il mio autore preferito è Dino Buzzati.


Nella quarta di copertina si legge che oltre la scrittura è un appassionato di montagna, calcio e sport…

Amo la montagna per le sue guglie e i suoi spigoli inaccessibili, per la solitudine, i silenzi e il senso di tranquillità che mi trasmette. Inoltre, da parte di madre sono originario di Poggio Umbricchio, piccola frazione del comune di Crognaleto, mio personale rifugio e castello inviolabile. Peccato che la politica abbia abbandonato a se stessa la nostra montagna. Sono sempre più numerosi i paesi, custodi di tradizioni secolari, che si spopolano e finiscono per aleggiare lugubri sulle rupi come fantasmi di pietra. Sono molto legato al paese e alla sua gente (esiliata nelle città di tutta Italia) e per questo combatto affinché non venga del tutto dimenticato. A suffragio di ciò, e per unire le mie più forti passioni, con l’appoggio della Pro Loco e dei suoi inossidabili rappresentanti abbiamo dato vita all’ASD Poggio Umbricchio, squadra di calcio che gioca il ruolo di un vero e proprio miracolo sportivo e sociale. Grazie alla disponibilità del sindaco di Crognaleto Giuseppe D'Alonzo, e quando il tempo lo permette, giochiamo le gare casalinghe a Nerito, ma il nostro sogno è di ripristinare l’impianto sportivo del nostro paese, il primo che venne realizzato nel circondario e in disuso da troppi anni.


Le capita mai di litigare con se stesso?

Spesso, forse anche troppo. È un conflitto che mi porta ad essere molto severo con me stesso, e che non vede e non vedrà mai un momento di stallo definitivo, se non per temporanei e passeggeri momenti di mitezza.


Qual è il suo rapporto con Internet …

Direi morboso, ma forse suonerebbe eccessivo. Internet è un mezzo di cui non posso più a fare a meno. Vuoi per l’informazione, per la comunicazione e anche e soprattutto per lo svago.


La prima cosa che pensa quando si sveglia?

Che dovrei lavorare. Ma nell’Italia di oggi è un diritto che, senza fare dell’inutile retorica, non viene riconosciuto ai giovani. Ed è gravissimo.


Lei è timido o estroverso?

Timido per natura, ma non ho nessuna difficoltà a integrarmi o rapportarmi con le persone. Anzi, a dir la verità, spesso finiscono io per coinvolgere gli altri.


… nel prossimo futuro del Cittadino Fabio Petrella arriverà un prossimo libro?

Altro materiale e idee ci sono. Ora devo battere il ferro finché è caldo con “Cronache di un cittadino qualunque”, poi si vedrà. Non nego che mi piacerebbe.


Un ringraziamento …

Pratico e diretto: alla Evoé che ha creduto in me e a chi mi sostiene e mi dà coraggio.


Teramo. Qual è il suo rapporto con la città che l’ha vista nascere?

Un rapporto pacifico e senza pretese. Ma preferisco il mio Poggio.


Fabio Petrella è nato a Teramo, dove vive, nel 1987. Si è diplomato presso il Liceo Classico Melchiorre Delfico" e attualmente orbita nel mondo dell’informazione collaborando con la testata giornalistica locale L’altra Parola e con SpazioRock, periodico telematico di successo che si occupa di musica. E’ un appassionato di montagna e di calcio, sport che pratica a livello amatoriale.

lunedì 21 novembre 2011

Schegge di vita Giuliana Sanvitale

Giuliana SanvitaleSchegge di vita
Duende, 2011

intervista di Carina Spurio

D:Il tuo nuovo libro mi arriva in una calda mattina di fine ottobre. Ti ritrovo tra le pagine di “Schegge di vita”. Mi perdo tra le tue pagine, avvolta in un clima di familiarità. Il primo racconto “Mustafà. La guerra dei poveri”, apre la porta dei miei ricordi, fissa l’immagine di un suo omonimo, anch’egli, intento a vendere biancheria sulle spiagge dell’adriatico. All’istante, ti invio un sms. Ti comunico che sono ammaliata dal tuo libro, schiava delle tue prose rapide: leggerti per pochi minuti è stato come incontrare un altro e trovare la porta di sé stessi …
R:Le tue parole mi confermano che l’empatia che mi auguravo di instaurare col lettore si è realizzata. “Mustafà-la guerra dei poveri” ha conquistato tanti. Non è difficile comprenderne il perché. Quest’uomo di straordinaria umanità e dignità rappresenta la nostra coscienza, ci scava dentro convincendoci a leggere in fondo, a riflettere, a ricoprire di nuovo smalto ciò che ci circonda e che non ci appartiene per diritto, ma è un dono.

D:Dentro “Schegge di vita” c’è una dedica: alla sensibile Carina, perché si diverta a riempire qualcuno dei miei “giri di compasso”. Con simpatia e stima Giuliana. Leggo nel foglio allegato che a te piace citare un’espressione del critico letterario Simone Gambacorta, premio Flaiano 2010 per la critica, che definisce il racconto breve “un giro di compasso”. Lo stesso Gambacorta, che ti segue da tempo, lo si ritrova nella premessa del tuo libro, intitolata: “Con altra voce. Una prefazione in forma di lettera” …

R:Con Simone si è instaurato nel tempo un rapporto di stima profonda e di amicizia che non gli impedisce tuttavia di conservare la sua dirittura morale e la sua ben nota professionalità. Ripete spesso che, al di là della mia scrittura, apprezza la mia umanità e il mio rispetto per la Letteratura. Sono lieta di incontrare il suo apprezzamento.

D:Le schegge sono corpi estranei che ti entrano nella pelle. Spesso per la loro esilità ci pungono in maniera superficiale, ma se non vengono rimosse rischiano di infettarci. Quanto è dura una rimozione affidata all’inchiostro?
R:Le mie Schegge sono nate tutte dall’osservazione della realtà e, prima di trasformarsi in parole, hanno subito una lunga macerazione del pensiero. Il dolore o anche solo la commozione arrivano quindi sulla pagina già somatizzate, anche se non prive di emozione.

D:Oggi più che mai è difficile dare l’eternità alla parola, la sua durata sembra infrangersi contro il rumore di una società confusa dalla chiacchiera e cede tra lo scadimento delle sintassi e dei linguaggi approssimativi. Consegnarsi all’altro con una scrittura chiara come la tua è un atto di coraggio?
R:Mettersi in discussione, aprendo agli altri il proprio animo, consegnandosi in toto, senza remore, richiede davvero tanto coraggio. Presuppone una tua pace interiore, una tua sicurezza, che non è presunzione, e deriva sempre dalla consapevolezza della propria sincerità, dalla coscienza di non vendere fumo, di riconoscere il lettore come una persona degna del tuo rispetto.
Quando alla base del tuo lavoro ci sono questi presupposti, quando operi con questi sentimenti, la tua autenticità viene riconosciuta.
Non so onestamente se sperare nell’eternità della Parola; quello che so con sicurezza è che sintassi e linguaggio approssimativo non vanno d’accordo con una buona pagina.


D:Com’è nata questa raccolta di schegge e qual è stato il tema che ha dato il via al libro?
R:I racconti sono stati scritti nell’arco di una decina di anni; molti erano stati premiati ai primi posti e pubblicati in riviste letterarie. Giacevano lì quasi in attesa di non essere dimenticati ed è stato proprio Simone Gambacorta a consigliarmi di pubblicarli.
Sono 33 “giri di compasso”, come asserisce il nostro critico, iniziano con un racconto che parla di un africano e terminano con un racconto che richiama un’idea di Africa. I temi sono vari e, anche se a volte ho adottato una veste fiabesca o poetica per creare quell’alone di magia che ti ha affascinato, le schegge hanno scavato in profondità e ci invitano a “guardare con gli occhi dell’anima”. Forse potrei affermare che, pure in questo caso come avviene generalmente per ogni mio scritto, tutto nasce dal bisogno di trasferire sulla carta il risultato di uno scavo profondo che avviene quasi contemporaneamente in me e attorno me. Non so con precisione se sono le situazioni che mi vengono incontro o se sono io che le afferro per farle mie.

D:Cos’è per te scrivere: catarsi, riflessione, piacere, ribellione, narcisismo o altro?
R:Tutto questo tranne che narcisismo. “Scrivo perché non so fare altro… vivo ormai con occhio narrativo” ha scritto Luce D’Eramo. Per me scrivere è una necessità dell’anima, una ribellione alle avversità della vita, un piacere che sfiora la sensualità ed è senza dubbio catarsi. Per i Greci scrivere era un farmaco, per Goethe veleno e medicina. In uno dei miei racconti “Amore disamore” scrivo: la scrittura come terapia contro la cecità del presente, la parola come catarsi.


D:Scrivi di getto o assecondi delle pause?
R:Da ciò che ho detto in precedenza si evince che per me la scrittura , soprattutto la poesia, è una folgorazione che si traduce in necessità di parola scritta. Quando scrivo, con pause anche di settimane o mesi, tutto però si è costruito nella mente, per cui scrivo come sotto dettatura, senza bisogno di labor limae.

D:A quali tue opere sei particolarmente affezionata e perché?
R:I figli si amano tutti in egual misura. Anche se è scontato, è difficile operare delle scelte. Considero infatti i miei libri figli di carta e come tali cerco di essere “buona” con tutti loro, anche perché, come bravi bambini, si sono comportati bene, arrivando al cuore dei lettori e dei critici e sostenendomi nei momenti bui con la loro presenza. “Angeli” tuttavia è un caso a parte. E’ rabbia, dolore, confessione, pianto, scavo, ricerca d’identità, liberazione, pace, perdono e ancora pianto, sfida, ribellione, ritrovamento, ritorno. “Angeli” è stata la mia conquista più significativa, la mia pagina più bella, quella in cui le parole si cercavano da sole e si ordinavano secondo un disegno tratteggiato dai miei angeli.

D:In che modo si organizza Giuliana madre e moglie durante la stesura di poesie e racconti?
R:Scrivo soltanto quando ho veramente qualcosa da dire o meglio da comunicare. L’arte in genere è qualcosa che si vive in solitudine,ma che poi va comunicata, donata. Quando scrivo, avendo già tutto organizzato mentalmente, sono veloce. Ho quindi tempo per fare la moglie, la madre, la nonna che attualmente è la cosa che più mi prende. Leggo anche molto e dedico parecchio tempo a coltivare il rapporto con familiari ed amici. Senza colloquio, per me, non si va da nessuna parte.

D:Qual è il tuo rapporto con la fede?
R:Oggi è una domanda difficile questa tua. Mi piacerebbe molto poterti rispondere che credo fermamente, ma spesso sono piena di dubbi. Sempre che tu ti riferisca alla fede cristiana, alla fede in Dio. Ad essere onesta, lo sento troppo in alto o io mi sento troppo inadeguata, troppo piccola per l’immensa epifania della fede.
Credo tuttavia nell’Uomo, nella Natura, in Gesù e nel suo insegnamento. Credo nella civiltà dell’arte. Non so se è una contraddizione, ma mi sento ricca di spiritualità.


D:“Angeli”, il libro in cui racconti la storia di tuo padre, un militare morto per rappresaglia, donava una bella immagine di donna che si guarda dentro per colmare il vuoto di un’assenza. Tra molteplici temi incorniciati (a volte) dalla poesia, ritorni con “Schegge di vita” e affronti: l’adozione, il razzismo, l’emigrazione, la memoria, l’amore, il sociale e il dolore. Cosa ci riserverà in futuro la tua penna?
R:Ho molto lavoro pronto per essere editato: un romanzo e un centinaio di poesie da organizzare penso in due temi che semplicisticamente potrei definire Io e le parole e Io e il mare..
Penso che a breve uscirà il romanzo “Rosa” che ha ceduto il passo ad Angeli per un’esigenza etica.

D:Quale libro stai leggendo?
R:Leggo decisamente tanto, più di quanto scrivo. Spesso sono saggi o comunque libri di letteratura da cui impari sempre. Li intervallo con libri più lievi, ma non meno belli, come “Il peso della farfalla “ e “I pesci non chiudono gli occhi”di Erri De Luca, “Emmaus” e “Mr Gwyn” di Alessandro Baricco. Da poco ho letto “La sottomissione delle parole” di Gianrico Carofiglio e ho pronto il suo ultimo “Il silenzio dell’Onda”. Leggo pure molta poesia e non solo poeti italiani. Torno spesso - la poesia va riletta sino all’esasperazione finchè la sua musica non ti penetra – “Poesia dal silenzio” di Tomas Transtromer. Tra un libro e l’altro porto avanti la lettura di “Alfabeto” di Claudio Magris, una serie di saggi sulla Letteratura che mi appassiona ed arricchisce oltremodo.

D:Qual è il tuo rapporto con l’Abruzzo?
R:Sono nata a Giulianova per caso, unica della mia famiglia, da padre ortonese e madre piemontese ma di origine umbra. Ho studiato in collegio in Romagna e poi a Urbino perciò ho avuto poco tempo e scarsi appigli per sentirmi abruzzese. Col trascorrere degli anni, precisamente da quando ho iniziato le ricerche sulla mia famiglia, ho scoperto parenti abruzzesi ed ho cominciato ad amare questa terra e a recepire che essa era anche altro oltre Giulianova. La mia cittadina l’amavo di diritto, mi sentivo legata da un patto di sangue. Il resto era una delle regioni d’Italia. Poi è avvenuto l’incontro ed ora ne sto scoprendo anche la lingua, oltre alle usanze. In casa mia non si è mai parlato il dialetto , ora lo sto scoprendo e trovo che sia quanto mai calzante e spesso mi scopro ad appuntare qualche espressione, qualche termine particolare.
Anche in questa mia conquista sto operando un “ritorno”, mi sto riappropriando di qualcosa che era mio e di cui io ero parte.
Inutile aggiungere che la scrittura è un “laccio d’amore” indissolubile.


Giuliana Sanvitale, nata a Giulianova il 6 dicembre 1938, laureata in Lettere presso l’Università di Urbino con una tesi su Salvatore Di Giacomo e la poesia napoletana, sotto il rettorato del Magnifico Rettore Carlo Bo, ha insegnato per un quarantennio presso vari tipi di scuole. Si è cimentata nella stesura di recensioni e relazioni, ha tenuto brevi conferenze e curato laboratori di poesia nelle scuole e corsi di aggiornamento sull’Ermeneutica. Un suo adattamento dell’Epistolario di Leopardi è agli atti presso il Centro Nazionale di Studi Leopardiano di Recanati.Ha vinto, a livello nazionale ed internazionale, diciassette primi premi, sia per la poesia che per la narrativa, numerosi secondi e terzi premi, medaglie d’oro, d’argento, medaglia del Presidente della Repubblica, premi speciali della giuria. Ha preso parte a convegni sulla Poesia (Università Montaliana), presso la Camera dei Deputati, letture pubbliche del suo libro ed è spesso citata e intervistata su riviste culturali ed antologie. Ricordiamo le interviste di Simone Gambacorta su “La città”, di Walter De Bernardinis in “Scrittori Abruzzesi”, di Adriana Paola Di Giulio per “Notizie Donne.”Ha pubblicato le sillogi: E le donne…, premio D’Annunzio 2002; Acquaria, Premio Poesia e Rete di Trapani, Premio Recchiuti di Teramo 2006; Frammenti e Aforismi, 1° Premio Como. Nel 2004 ha editato il romanzo autobiografico I cibi della memoria, finalista a Massa Carrara e a Basilea, nel novembre 2009 ha editato presso la casa editrice Ricerche e Rdazioni il romanzo Angeli ha vinto ex equo il 1° premio internazionale poetico-musicale di Basilea.Di prossima stampa il romanzo: Rosa.Treno in corsa Treno in sosta, pubblicato da Andromeda Editrice 2008, è il titolo del libro di poesie che ha fatto vincere all’autrice il 1° Premio Internazionale “Gino Recchiuti”, Teramo 2009.Dal 2004 insegna presso l’Università della terza età e del tempo libero di Giulianova. Nel maggio 2007 ha vinto il “Premio Donna Città di Teramo”, per la letteratura e la poesia ed è stata definita: “… una delle più interessanti espressioni della cultura contemporanea abruzzese…”. A gennaio 2008 ha vinto il 1° premio al concorso letterario “Racconti delle donne abruzzesi” alla Regione, col racconto L’assenza. Nel luglio 2008 ancora un primo premio di poesia a Torano 2008 un secondo premio per il racconto a Garrufo. È inserita nell’antologia “Medialibro del’Albo degli Scrittori” e fa parte dei Poetionline. Ha ricevuto inoltre la nomina di Socio Onorario dell’Associazione degli Scrittori Italiani.La sua poesia è stata definita dal prof. Trequattrini: “di grande tensione lirica… la macerazione stilistica e la lavorazione delle immagini sono tali che uscendo da una dimensione privata, si rivolgono ad un pubblico assai vasto…”.

giovedì 17 novembre 2011

Il canto del cigno rosso di Federica Ferretti


Federica Ferretti

Il canto del cigno rosso

Rupe Mutevole, 2011


Intervista di Carina Spurio


“Il canto del cigno rosso” è la sua prima opera poetica, contiene 28 liriche: “un inno all’Amore impossibile, ovvero, quello che quotidianamente ci solletica gli occhi ed il cuore.” (dalla premessa) …
Risp: Questo, è un romanzo epistolare, in realtà, in cui un giovane donna si racconta attraverso un diario intimo “speciale” … in cui cioè ognuna di noi può di certo rispecchiarsi, specie nella folle disperazione che si prova ad un certo punto, nello smarrire il contatto vivo, umano, con il destinatario del proprio sentire, il depositario di ciascuna emozione, negativa e positiva al contempo, rigenerante e distuttiva …


Da dove nasce l’idea del titolo?
Risp: Ho una cultura classica a cui mi ispiro sempre nei momenti creativi, in questo caso, però,ho voluto reinterpretare un mito platonico, colorando di Rosso il cigno morente … il suo canto allora, diviene particolarmente armonioso: lancia un grido di speranza, si rialza e guarisce infine le sue ferite, per quanto profonde.



Il delicato color glicine della copertina è lo sfondo in cui si staglia una “Ragazza al piano” da lei realizzata. All’interno dell’intera raccolta poetica si possono ammirare altri suoi lavori che ripropongono l’antico e affascinante legame tra grafica e versi …
Risp: Le immagini hanno il loro peso, rivestono un loro preciso ruolo , hanno infatti tutta la forza di narrare ciò che Elisa non riesce ad esprimere. Sono disegni a matita e/o carboncino,fragili, nonostante la mano di “fissatore” che li dovrebbe fermare per sempre sulla carta … ne consegue l’immediato parallelismo con la gracilità della memoria, dei ricordi … La musicalità della prosa sciolta, completa quello che ho voluto considerare una sorta di contenitore linguistico, dove hanno quindi preso corpo le mie varie propensioni artistiche.



Nelle premessa, lei anticipa le intenzioni di Elisa, una giovane donna che si racconta “dentro una serie di lettere scritte a posteriori e riassapora ciò che è stato e ciò che non potrà più essere” e su questo filo tra prosa e poesia, ci dona le riflessioni di una donna …
Risp: È una donna dall’animo sensibile che è catapultata dentro una serie di eventi forse più grandi di lei … riesce a filtrarli attraverso la scrittura, ogni singola parola è il risultato di un processo metabolico che risulterà la chiave di volta per … rincominciare. Il messaggio è forte e chiaro, un monito a riconquistare fiducia ed autostima, dopo ogni volta, per quanto ci possa sembrare impossibile.



Tra queste pagine la poesia racconto affinché: “trovare la forza per ripartire./ Per quanto tutto possa essere dolorosissimo./Lasciarsi ogni speranza alle spalle,/ ogni sentimento più o meno positivo./ Arrivare.”/… da “Rifare fagotto”…
Risp: Non emerge soltanto una mia vena ottimistica, mi appello ad ognuna di quelle donne che la vita ha voluto sottoporre ad una prova, e bisogna fare i conti con le forze rimaste … Possiamo salvarci semplicemente da sole: l’amore per noi stesse non si acquista al supermarket dietro l’angolo …
Elisa, è ognuna di noi, la proiezione del nostro Ego, un personaggio che può e deve riprendersi la sua consistenza nella vita quotidiana.

Nella (ormai) proclamata crisi del versare resistono i nuovi poeti che attivando il carnale interno fonatorio, diffondono (malgrado tutto) il suono di versi che appartengono ad un’arte spesso associata alla dissoluzione schizofrenica …
Risp: … In effetti, non si può negare che la storia di Elisa viene proclamata tra lucidità e follia … è vero, scrivere, al giorno d’oggi, è un enorme atto di coraggio … descrivere al mondo che si crede ormai disincantato, la bellezza dell’incanto di un sentimento così totalizzante quale quello amoroso, è manifestare agli altri la presa di coscienza che si è ancora vivi … in questo senso, anch’io sono “folle d’amore”… “sono folle, folle, folle d'amore per te . Io gemo di tenerezza perché sono folle, folle, folle perché ti ho perduto” …

Come è iniziata la sua avventura nel mondo della poesia?
Risp: Ho sempre amato scrivere, sin da bambina, sentivo che la scrittura era una delle mie aspirazioni … fino a che, al Liceo, era l’inizio dell’anno scolastico, una giovane supplente mi sgridò per l’eccessiva libertà espressiva … mi disse che, mi avrebbe dovuto imbrigliare … è stato in quel momento che mi sono completamente ribellata alle convenzioni … ed eccomi qua … forse, la dovrei ringraziare.


Cosa ha voluto comunicare ai lettori de “Il canto del cigno rosso”?
Risp:La libertà di espressione … il cigno è rosso perché si è sporcato del suo stesso sangue … eppure, torna a volare, non muore a sua volta …



Quali sono i poeti che ha amato di più?
…G.G. Marquesz, Isabel Allende, Pirandello, il Baricco di Seta, non altro, … e …, naturalmente, Alda.


Cosa legge una poetessa?
Risp:Legge il suo cuore … decodifica quotidianamente le proprie emozioni per rivolgerle al Mondo … legge gli occhi del Mondo, per intercettarne sentimenti e angosce, ma anche la dolcezza della gioia … traducendo il tutto nei suoi versi.


Cosa ne pensa degli e-book e delle vie alternative che sfuggono ai meccanismi complessi dell’editoria?
Risp: è una tecnologia che non mi affascina … penso che sia dispersiva, forse anche inutile … tengo una pila incredibile di libri affianco al letto, ne scelgo ogni sera uno diverso, perché le sue parole mi confortino nel sonno.



Qual è il suo rapporto con Internet …
Risp: Attualmente ricopro il ruolo di direttore editoriale per la Rupe Mutevole Edizioni che ringrazio … tra le mie collane, c’è n’è una intitolata, guarda il caso,ECHI DA INTERNET … ho avuto modo di lasciarmi avvincere da un’esperienza irripetibile, il contatto con migliaia di voci colorate (tra cui echi abruzzesi) che ogni giorno ci lambiscono, è quanto di più gratificante possa accadere … grazie a questo, sono molto cresciuta dal punto di vista emotivo … ho potuto migliorare … e, a mia volta, garantire il massimo del mio supporto ai/lle miei/e autori/trici, che ogni giorno mi propongono le loro idee sempre più esilaranti … in realtà , però il mediun virtuale mi ha concesso di conoscere anche colleghi /e abruzzesi dall’inusuale talento letterario …è nata quindi un’ulteriore collana, Radici, la letteratura Abruzzese… il blog ad essa dedicato ha ricevuto già svariati riconoscimenti … Posso dire con orgoglio che Internet è stato un valido collante soprattutto della nostra meravigliosa cultura regionale … ho sempre creduto molto in quest’idea,… che mi sta premiando … e se vi dicessi che sto cercando nella rete anche fiabe … moderne e metropolitane?


Cosa sono per lei il coraggio e la paura?
Risp: Il coraggio di esistere; la paura di essere, esprimersi per ciò che si è e non ciò che vorrebbero farci apparire … la nostra è la società della fragilità emotiva … ecco, bisogna avere il coraggio ed affrontare la paura di mettersi in gioco.


Una domanda in versi famosi: Il passato e’ un laccio che /stringe la gola alla mia mente/e toglie energie per affrontare il mio presente. / (Alda Merini).
Cos’è per lei il passato?
Risp:…è ciò che siamo stati, e che forse, continueremo ad essere … un filo invisibile che ci lega al futuro in maniera inesorabile … anche in questo caso, bisogna maturare il coraggio di affrontarlo … per riuscire a vivere senza rimpianti.


Teramo. Qual è il suo rapporto con la città che l’ha vista nascere?
Risp:Ci continuo a “vivere”, in un modo o nell’altro … e non posso proprio farne a meno … e Lei mi ricambia … offrendomi sempre un’ ulteriore possibilità un grazie a tutte le istituzioni che mi hanno ospitata sui loro siti, e sedi fisiche, a partire dalla nostra Provincia( Biblioteca M.Delfico e Agenzia Giovani, dove mi hanno presentata rispettivamente la docente universitaria D.ssa F. Ricci e d Il M° S. Melarangelo)…la stessa università, (sono stata ospite di Radio Frequenza, invitata da Monica Ferrante ad inizio Novembre, tenuta di nuovo a battesimo dalla Prof. F.Ricci). Amo molto questa piccola città abruzzese, a cui sento di assomigliare … non solo nell’accento, ma nella cura del proprio mondo affettivo, “noi” teramani non tradiamo facilmente le nostre tradizioni.



Lei è laureata in Discipline Musicali, settore pianoforte e in Scienze Politiche, ha sviluppato studi nelle varie sfere della socialità e ricerche approfondite sulla contaminazione fra il linguaggio musicale, grafico pittorico e ludico-cinematografico …
Risp: Sono infinitamente curiosa … amo spostare i linguaggi di posto … assegnare loro un nuovo ruolo, rivisitando il vecchio … la mia voce è colorata.



“Il canto del cigno rosso” si conclude con la seguente frase tratta dall’omonima lirica da cui prende il nome tutta la raccolta: “Ma è la vita, ciò per cui vivere. Sintetizzando il moto incessante che malgrado tutto si deve compiere …
Risp:Io credo invece che non siamo affatto costretti a vivere .Disponiamo di un libero arbitrio, potremmo quindi far cessare la nostra esistenza in qualsiasi momento … se continuiamo … è perché è la vita stessa ciò per cui vivere … dopo ogni dolore, ogni torpore … non c’è niente di meglio che risvegliarsi alla spontaneità degli accadimenti … costi quel che costi.



A fine intervista dedicherebbe alcuni suoi versi ai nostri lettori?
Risp:
Lasciami sognare
il sapore di un tuo nuovo bacio,
mentre ti ammanto
di capelli d’ebano
il viso ed il petto,
ti guardo negli occhi
per scandagliare
la profondità
del tuo amore,
per me,
angelo senza ali,
mani senza tatto,
corpo senza anima,
fino al tuo prossimo abbraccio.


Federica Ferretti, nasce a Teramo, 34 anni fa: è laureata in Scienze Politiche e Discipline Musicali, ama la contaminazione tra i linguaggi, per scoprire le mille sfaccettature della vita. Direttore Editoriale di Echi da Internet, Fairie, il Mondo dell’Incanto e della nuova collana Radici, la letteratura Abruzzese, presso la medesima Rupe Mutevole, promuove una letteratura del tutto spontanea, viva, dinamica, specchio della cultura multimediale sempre più diffusa, per dare inizio ad una nuova era letteraria che però vuole conservare intatto il suo legame con i propri miti e Radici Culturali.