giovedì 11 dicembre 2008

Manuela Cappucci


Circolo virtuoso Il nome della Rosa
Giulianova Alta, Via Gramsci 46/a

Info Line 338/9727534

Venerdì 12 ORE 21,30
MANUELA CAPPUCCI
Mostra
A cura di PinoD’IGNAZIO

READING DI POESIE
A cura di SimoneCICCOLONE

Per Manuela Cappucci, classe 1971, l’arte é astrazione da ogni riferimento reale. Così potrei iniziare e chiudere la presentazione se in mezzo non ci fossero tanti elementi ad identificarne il percorso sia artistico che personale. Possiamo dire che il suo approccio all’arte riconduce a quella corrente post guerra (anni 50) definita "arte informale". Con il rifiuto di un atteggiamento costruttivo della forma rappresentativa l'essere e il fare dell'artista prendono il sopravvento sugli esiti materiali del suo lavoro e il prodotto artistico è sempre più una risultante che la meta del fare. Non è a caso che Manuela sia riconducibile a questa corrente: gli studi letterari con una tesi su Paul Klee e l' interesse per le filosofie orientali hanno spostato la sua attenzione sul processo creativo più che sul prodotto. Il colore (olii, acrilici, smalti) e la materia (sabbia ed altro) si integrano nel gesto di pennello e spatola che, agendo su superfici varie, li mischia e li dispone in un gioco compositivo astratto e definito. Questa apparente composizione, in alcuni tratti della sua ricerca, può ricondurre a scelte tipiche dell'astrattismo, tuttavia il suo stile non cerca mai veramente di compiere una ricerca strutturale ma anzi di liberarsene per dare libero sfogo all'atto che non cerca ma segna, che incide istintivamente. Ecco quindi che il quadro si chiude, in tutti i sensi: sia fisicamente che concettualmente, in una ricerca tesa a trascendere le strutture del conosciuto. Un’ultima osservazione su alcuni elementi formali delle opere che richiamano, per certi aspetti, quella tecnologia che ci ha introdotto a nuove forme e possibilità comunicative nell’ambito dell’arte contemporanea. Mentre una volta solo il segno aveva forza descrittiva, oggi i pixel dominano lo spazio deframmentando ogni minima composizione in altrettanti schemi costruttivi. Anche nei quadri di Manuela possiamo rintracciare questa sorta di scomposizione in frammenti che generano il tutto, un insieme di ri-quadri che coerentemente si intersecano per avallare il pensiero del gesto che segna. Le opere di Manuela esprimono strappi di pensiero sottratti alla mente senza ratio e lo spazio rappresentato si riformula in un immenso possibile, un profondo immenso metafisico.

Pino D'Ignazio
irash59@gmail.com 346 8492791

giovedì 4 dicembre 2008

Teramo. Asteria Casadio




giovedì 04 dicembre 2008
PASSANTI - LIBRO D'ESORDIO DI ASTERIA CASADIO




Asteria Casadio
Una costellazione di racconti...

di Carina Spurio
"Rosso. Rosso sangue, rosso prima serata, rosso splendida. “Tutte quelle della tv in discoteca che portano?” si era detta. “Il glitter” si era risposta. Ma Il glitter non le era sembrato appropriato in quella occasione e allora si era ricordata di tutti quegli articoli rosa dei giornali rosa che consigliavano di abbandonare il rosa pomeriggio per un rosso notte:”Osate, donne della nuova generazione!” trendy, in, sexy e quant’altro fosse rigorosamente inglese. E Bocciolodirosa voleva osare quella sera. Passò il rossetto così come aveva visto fare in programma di moda, esagerando in contorni e ingrandendo le labbra. Tutto perfetto. Tutto pronto. Loro erano lì, i protagonisti della serata, pronti per creare un cocktail micidiale.” Da Passanti, AndreaOppureEditore - Roma 2006.
(in foto Asteria Casadio)

Passanti è il titolo del libro che segna l’esordio di Asteria Casadio composto di sedici racconti condensati e leggeri. Hanno come protagonisti sedici passanti anonimi che camminano sulla strada. Si leggono tutti d’un fiato. Concentrano una scena e una vicenda mentre l’arte di narrare tutto in poche righe si trasforma in forza. Il tratto cruciale delle storie di Asteria Casadio è la brevità della narrazione e il lettore viene a sapere all’istante tutto ciò che c’è da sapere da chi sa immaginare e descrivere l’esistenza partendo dalle vicende delle persone comuni e nello spazio e nel tempo, scandisce le sequenze del tragico quotidiano immerso nei processi evolutivi. Su un foglio di vetro restano i malesseri di coloro che non hanno più la speranza e l’amaro sapore dell’assenza si perde e si ritrova in una testimonianza d’amore nell’ultima storia “senza eventi sconvolgenti o particolari, perché il suo protagonista è l’Evento stesso, che appare un giorno e cambia la vita di chi riesce a percepirlo: non è, infatti, possibile a tutti.”Asteria Casadio trova il suo centro nel dettaglio del vasto mondo in un tempo in cui la volontà di cancellazione della memoria del passato si espande, racconta per non dimenticare, racchiude la realtà dentro piccole bolle di sapone tra un gesto, un ricordo, un silenzio, una fuga e tanti modi di vivere la vita. Dopo la raccolta di racconti Passanti, Asteria Casadio torna con un nuovo libro: Assenze. Alfredo Guida Editore.Napoli.2008. “Scrissi alla Guida, senza sperarci troppo dopo essere stata inserita nella terna finalista della XL edizione del Premio Teramo – sezione Mario Pomilio - senza però ottenere l’ambito primo posto! Scrissi per delusione e per avere ancora qualcosa da attendere. Grazie alla Casa Editrice sono stata inserita nel progetto dell’Associazione Alfredo Guida Amici del libro ONLUS “Leggiamoci fuori scuola” che gode dell’alto patronato del Presidente della Repubblica cui hanno partecipato autori del calibro di Manfredi , De Silva e il popolare Moccia.” Segno che un percorso stabilito è come quello di un albero. Cresce. Ascende. Si protende verso il cielo. Asteria Casadio sceglie la strada che conduce l’uomo alla sua soggettiva verità. Ancora una volta descrive un divenire complicato che mette continuamente alla prova, lasciando il vuoto di parole non dette, dei gesti rimasti in sospeso mentre tutto da qualche parte può cambiare e forse, domani, qualcosa si potrà costruire. Forse. L’ambientazione realistica conduce a quella parte di noi in cui si trovano le ombre e gli spettri, che al di là del banale quotidiano, sembrano figure magiche. E nel realismo emozionale che il dettaglio illumina, le risposte sono spesso davanti agli occhi, semplici, chiare, chiuse in un determinato attimo, cristallizzate in un istante rivelatore all’interno di una costellazione di racconti: “Sedute al gran caffè, i loro pensieri sarebbero potuti diventare caldi e morbidi se solo Anna non avesse letto tanta tristezza negli occhi della sua interlocutrice. Sopra, il cielo si era rannuvolato come nelle migliori occasioni in cui aspetti aiuto da qualcuno che invece ti affonda. Dietro un caffè e una brioche, la maestra le raccontò la sua vita, il prepensionamento, il silenzio della casa e la routine delle faccende, l’allontanamento del figlio e la malattia che l’aveva presa per questo.” da Assenze. Alfredo Guida Editore.Napoli.2008.Ricordare, per quanto possa essere scomodo o doloroso, è essenziale, liberatorio, seppur nel dolore dell’assenza che queste storie denunciano nella loro diversità. E tuttavia i racconti intrisi di quotidiano, narrati con raffinata capacità introspettiva alla scoperta del viaggio interiore, scandiscono il mutamento del tempo attraverso la scrittura che in questo caso non è fine a se stessa ma è un mezzo per dare vita alla voce interiore. Asteria Casadio arriva là dove l’energia allo stato puro è viva, porta l’intuizione alla coscienza, la cattura, la trattiene sulla carta, in tempo per darle la parola. Lei stessa afferma: “Si scrive perché si legge, tanto. A casa si è sempre discusso di libri ma non credo che sarei diventata l’appassionata che sono ora se non avessi incontrato una persona che una mattina mi ha letto uno stralcio del Giulio Cesare di Shakespeare. Ho iniziato da lì per passare alle Biografie di Plutarco e solo più tardi alla narrativa: quello però che ho sempre cercato, e che cerco tuttora, nella lettura come nella scrittura, è il vero. Chi legge deve credere e se possibile identificarsi, e se è vero che tutte le cose belle sono inutili, i libri possono comunque far pensare, anzi devono. Questo è il mio impegno, cui ho cercato di adempiere con la mia prima raccolta di racconti (brevi perché purtroppo non amo le cose a lungo termine).”Asteria Casadio cerca il vero anche sulle scene che calca con la Compagnia teatrale “Gli Sbandati” di cui è regista. Lo cerca nei drammi dell’antichità classica riletti secondo i canoni del teatro verista. “Anche il percorso con la Compagnia, ora in scena in vari teatri italiani, è stato ed è lungo: odio infatti la faciloneria e l’improvvisazione, che non devono sporcare la creatività. A tale proposito ultimo progetto andato in porto (recentissimo, settembre) la fondazione, insieme ad un altro attore de Gli Sbandati, della Casa Editrice Evoè di cui sono editor e che non è stata creata per me, come si potrebbe pensare: ho un contratto di preclusione di otto anni con la Guida. La Evoè è stata creata per un’ulteriore possibilità di espressione in un periodo in cui l’ignoranza sembra essere più facile da gestire. La possibilità di creare, scegliere e discernere credo sia qualcosa per cui alzarsi felici ogni mattina.
”Asteria Casadio è nata il 9 marzo 1986 a Teramo, ove risiede. Laureata in Lettere (indirizzo classico) con lode presso l'Università D'Annunzio di Chieti, è specializzata in Filologia e letterature del mondo antico presso la stessa Università. Ha partecipato a diversi concorsi letterari, risultando quinta classificata nel premio Prospektiva-Les Nouvelles (2002) e prima (2003) e terza (2004) al premio Sever d'oro dell'Accademia Severiade di Milano. Per la saggistica filosofica ha vinto il premio Vincenzo Filippone­ Thaulero (2003), con il saggio La società e la cultura occidentali tra crisi d'identità e il valore universale della Persona, di cui un sunto pubblicato in Prima Giornata di Studio Vincenzo Filippone-Thaulero: Sociologia Filosofia Poesia, Atti del Convegno, 20 maggio 203 - Roseto degli Abruzzi, a cura della Società Filosofica Italiana - Sezione di Teramo e del Centro Studi Vincenzo Filippone-Thaulero, Teramo 2004. Ha pubblicato nel 2006 il suo primo libro di narrativa, Passanti. È stata inserita nella terna finalista del 40° Premio Teramo - Sezione Mario Pomilio - con il racconto La porta pubblicato su I racconti XL Premio Teramo 2006-2007, Teramo, novembre 2007. E’ stata finalista al premio nazionale Albero Andronico 2007 e semifinalista al premio Penna d’utore 2007. Collabora con la rivista Pomezia Notizie, su cui pubblica racconti e saggi. È regista della compagnia "Gli Sbandati", che è in cartellone in diversi teatri italiani, dove porta in scena prevalentemente drammi dell'antichità classica E’ editor della Casa Editrice Evoé di Teramo.

domenica 16 novembre 2008

Roma. Stefania Pierini di Carina Spurio


Roma 14 Novembre 2008 ore 16:00
di Carina Spurio
E’ stata presentata oggi a Roma la silloge di poesie "Silenziosi frutti "di Stefania Pierini presso l'antico "Caffè Della Pace" in Via Della Pace (vicino Piazza Navona). Ha introdotto e coordinato l’evento Ottaviano Di Peco, Presidente dell' "Accademia Della Fonte Meravigliosa" che ha commentato le tematiche presenti nelle poesie “assolutamente fuori dal coro come poche altre. La poetica di Stefania (come scrive Ottaviano Di Peco nella prefazione della raccolta poetica) è racchiusa nelle valve devi versi, quasi preziosità nella conchiglia, ed è piacevole la ricerca di certi significati che la difficoltà di trasferire dal pensiero al discorso, difficoltà che ben conosciamo se vogliamo fare poesia del nostro muto elucubrare, rendono enigmatici e sfuggevoli a chi non ponga attenzione allo scritto e , più ancora, a ciò che vi si cela. Nelle pagine dedicate alle considerazioni dell’autore Stefania si racconta così "I frutti di questo albero non sono silenziosi, così come usualmente si pensa al silenzio. I frutti di questa raccolta, anzi, vogliono gridare, spezzare, deflagrare. Sono frutti nati dalla gestazione silenziosa, quasi impercettibile, ma che si manifestano in tutta la loro forza e necessità espressiva, in un parto gravoso ma liberatorio. Sono figli di un tempo, per me, oscuro." Stefania, che nelle sue poesie difende colori e sentimenti propone un’ interpretazione trascendentale nella conclusione della sua opera poetica in cui si specchia la sua storia interna: "Spesso non so decifrare completamente le voci che sento e di cui scrivo quasi automaticamente e la poesia accede alla mia anima per vie a me stessa sconosciute, e si avvicina alla mia verità e per questo mi spaventa e mi commuove. "Nella presentazione della Silloge di Stefania Pierini, la poetessa teramana Carina Spurio, sottolinea la sensibilità dell’Io poetante che non si perde nei gorghi del tempo che fugge e divora ogni cosa ma si imprime nel verso nerissimo posto al centro delle pagine del libro, testimoniando il Tempo (in cui maturano silenziosi frutti) che assilla e preoccupa l’autrice più di quanto si possa immaginare e Tra gli spazi della memoria/ frutti rossi/ incolti/ punti negati/ immobili/ daranno vita a lunghi paragrafi/ trascritti di corsa in cui nascerà il senso che vivrà di vita propria nel groviglio di emozioni contenute nella scatola nera/ del tempo incolore/ che imbrattava l’anima/ con false lusinghe./
L’autrice, compie la sua metamorfosi nel verso, incontra i suoi demoni su labbra giovani umide di falsità innocenti, resiste alla tentazione, illumina lo spazio di un verso per rendere eterni quei silenziosi frutti/ non colti/ nella rincorsa./
Stefania, entra con passi silenziosi nella stanza del tempo, cammina tra le pieghe della sua anima, si trova nel regno della creazione che le restituisce le immagini riflesse di /ovvie verità/ e si lascia alle spalle il rimpianto, comprese le facce della realtà che non aveva mai visto prima. Nelle storie di carta si agita sempre un sospiro insieme al vortice delle umane passioni. Davanti alle nude verità il mondo tace ma continua a girare nella magia di un alito di vita, si nutre del sapore di un bacio mai dato, mentre gocce di cielo cadono nel vuoto nella luce del giorno in cui indietreggiano le ombre (dalla presentazione). I lettori dell'Accademia della Fonte Meravigliosa: Augusto Lofrich, Marcello Forti, Gabriella Montano e Marcella Gianfrilli hanno recitato le pooesie di Stefania Pierini.

In Copertina: “Sanguigno melograno”
Acquerello di Giampiero Pierini
(35x50) anno 2003
www.giampieropierini.com

mercoledì 5 novembre 2008

Frida Kahlo

Omaggio a Frida Kahlo, olio su tela di Anna Maria Magno. Quadro in permanenza presso la Galleria D'Arte "Il grifone", Lecce.

Frida Kahlo

di Carina Spurio


“L’amoroso abbraccio dell’universo”, 1949 di Frida Kahlo.
Nel dipinto l’abbraccio è triplice, concentrico. Frida stringe l’universo, con esso, la fertile Madre Terra e Diego Rivera, suo marito.
Frida Kahlo, sensibilissima pittrice dalla vita tormentata è abbracciata al suo grande amore, il famoso pittore di murales, Diego Rivera.
La sua vita fu un continuo contrasto tra fatalità e tenerezza, piaceri e rinunce a causa di un incidente in cui un’asta di metallo le trapassò la schiena fuoriuscendo dall’addome. Per un lungo periodo fu costretta a letto. Inizia a dipingere. Decide il suo destino nella pittura.
L’altra fatalità della sua vita sarà Diego Rivera incontrato nel 1938 quando Frida aveva 21 anni e lui 41. Frida, giovane artista va a trovare Diego, pittore affermato.
Al suo cospetto afferma spavaldamente di non essere andata da lui per divertirsi ma di avere qualche quadro da mostrargli perché voleva comprendere se avesse talento sufficiente per andare avanti.
La forte personalità di Frida travolge e affascina Diego che inizia un corteggiamento serrato fatto di costanti visite nella natia Coyoacàn, città in cui, un anno dopo, la coppia si sposa.
Inizia così la loro vita matrimoniale uniti empaticamente da una stessa intensità emozionale.
Entrambi passionali, ebbero duri scontri, distacchi gelidi e sofferti, scanditi da due matrimoni, un divorzio e varie relazioni parallele. Nella loro lunga storia ebbero occasione di viaggiare insieme, di conoscere nuova gente e nuove culture.Nel dipinto “Frida e Diego”, 1931, Frida raffigura se stessa, piccola, minuta, fragile, con uno sguardo pungente, accanto, il marito gigantesco.
Il loro era un matrimonio tra un elefante e una colomba, come disse una volta Frida.
Diego era alto più di un metro e ottanta e pesava 150 chili, lei, al suo confronto era alta meno di un metro e sessanta e nei suoi 49 chili somigliava ad una bambola di porcellana. Nel dipinto sembra evidente l’inconscia consapevolezza di Frida di non poterlo possedere, non solo per la sua mole ma anche a causa delle sue tante passioni fra le quali l’arte, le donne e il marxismo.
Nell’estate del 1931, Diego tradisce la moglie con la sorella Cristina. Divorziarono nel 1939 dopo una breve relazione di Frida con Lev Trockji, il russo dagli occhi blu, arrivato in Messico nel 1937 come esule. La relazione con Lev Trockji dura pochi mesi e il divorzio da Diego Rivera fu l’unico mezzo per salvare la loro amicizia. Il cammino della coppia si arresta. Frida dipinge un doppio autoritratto subito dopo il divorzio “Le due Fride” in cui oltre alla scissione delle due anime è presente anche quella dei due corpi. Malgrado il distacco Frida e Diego continuarono a vedersi. Nel 1940, dopo alcuni eventi dolorosi, Diego propone a Frida un secondo matrimonio, contemporaneamente alla malattia di lei. Si risposarono nel dicembre dello stesso anno. Dopo le seconde nozze la vita coniugale sembra scorrere più serena. Frida nel 1953, appoggiata da Lola Alvarez Bravo, allestisce la sua prima mostra personale in Messico nella “Galleria de arte contemporaneo”. La pittrice vi partecipa trasportata in barella. Frida è sempre più sofferente. Nei suoi schizzi intreccia elementi pagani a tradizioni cattoliche. Morirà il 13 luglio del 1954. La grande tristezza di Diego fu dipinta da lui stesso nel “Ritratto di bambino” in cui era raffigurato un bimbo dall’aria indifesa, celata dietro lo sguardo dolce e affettuoso. Diego rivedrà le “due ali nere” ( le sopracciglia di Frida) tre anni dopo. “Le mie sopracciglia sono i neri corvi del malaugurio che volano sopra il campo di grano di Van Gogh” così affermò Frida nel momento in cui creò la propria immagine ideale; un volto con le sopracciglia foltissime e unite, il labbro superiore scurito da una fitta peluria naturale e i capelli intrecciati verso l’alto, con nastri dai colori brillanti, fiocchi, mollette, pettini o fiori di buganvillea, lo sguardo severo, l’espressione pensosa di un’ancestrale dea terrestre.
La malattia spinse Frida verso l’arte, come se fosse preda di un magico incantesimo che ipotizzava “la chiamata del destino”.
In alcuni percorsi umani la creatività si oppone all’ordine creando uno stato mentale fuori della norma quando un fattore esterno, chiamato fatalità, non può essere accettato e confinato entro i limiti della ragione. La vita è un susseguirsi di eventi separati che si sfiorano ai margini e un lieve sussulto, potrebbe mutarne o deviarne il corso come nel caso di Frida in cui, un evento tragico, diventa percorso. Il caso genera il caso e quest’ultimo, sembra, per strane coincidenze, assumere le sembianze del destino.

Hermes Periodico Mensile di Informazione e Cultura

martedì 28 ottobre 2008

Maria Rita Piersanti

Notizia Donna
Editoriale Commissione Pari Opportunità della Provincia di Teramo



Maria Rita Piersanti
di Carina Spurio

Conduce "La Dolce Vita Tv Show", la popolare trasmissione televisiva in onda sulle frequenze abruzzesi di Rete8 ma è anche musicista, insegnante, studentessa, artigiana. Al di là di uno scontato fascino fisico ci sono gli occhi, “verdi come il mare” ritenuti da sempre specchio dell’anima e se qualcuno di voi lettori ha incrociato le sue iridi sa bene di cosa parlo. I suoi occhi s’interrogano e ti interrogano, vorrebbero sapere tutto, anche -ciò che non sanno ma intuiscono- , sembrano varcare i confini dell’infinito in cui il pensiero si trasforma in forza medianica e oltre la scrittura e il tempo brillano del colore dell’empatia. Traspare tenerezza da alcune sue affermazioni “E ho imparato ad attendere il momento giusto per ogni cosa. Anche quando vorrei spaccare qualcosa in testa a qualcuno, o mi viene da urlare perchè le cose non vanno subito come dovrebbero, il bello è proprio l'attesa. Sentir crescere quello che poi sarà, non importa che sia un progetto di lavoro, una festa da organizzare,un evento da sviluppare.” perché con semplicità, ti mette in mano la sua anima. Le chiedo:


Non pensi che le competenze che ti hanno portato agli esordi erano in realtà la tua strada? Segno che le coincidenze spesso sono chiamate del destino!

FORSE SI’,MA ALLORA NON CI PENSAVO DAVVERO. A 18 ANNI MI INTERESSAVANO COSE COMPLETAMENTE DIVERSE, PERO’ VA ANCHE DETTO CHE AVEVO INTORNO PERSONE TOTALMENTE DIVERSE, CHE MI AVREBBERO VOLUTA INCANALATA IN UNA CERTA VITA. A QUANTO SEMBRA, LA VITA CHE AVEVANO TENTATO DI PREDISPORRE PER ME NON ERA NEL DISEGNO DEL DESTINO. QUELLO CHE HO SEMPRE VOLUTO E’ FAR DA ME, SOPRATTUTTO SBAGLIARE DA SOLA, GRAZIE. LE COMPETENZE ACQUISITE NASCONO DA QUALCOSA CHE MI APPASSIONAVA ALLORA E CHE OGGI HA ANCORA UN GRANDE VALORE PER ME. QUEL TIPO DI FORMAZIONE MI HA DATO LA MISURA DI QUELLO CHE SONO, MI HA DATO IL CORAGGIO DI PROVARE ANCHE IN SETTORI LIMITROFI AL MIO ( LA MODA, LA PRODUZIONE, LA COMUNICAZIONE ) PARTENDO DA UNA BASE TECNICA CHE TENEVA SOTTO CONTROLLO LE ESUBERANZE ISTRIONICO-ARTISTICHE. E MI CI CONFRONTO ANCORA ADESSO. GRAZIE AL CIELO, MAI AVUTI GRILLI PER LA TESTA…


In che modo si organizza la Maria Rita madre e moglie tra un calendario fitto di impegni televisivi e non?

E CHI CE LA FA AD ORGANIZZARSI COMPLETAMENTE? CI SI PROVA, CERTAMENTE, E OGNI MAMMA LO SA BENE, MA HO SEMPRE LA SENSAZIONE DI AVER DIMENTICATO QUALCOSA, O CHE AVREI POTUTO PROVVEDERE DIVERSAMENTE. LA VERITA’ E’ CHE VORREI PASSARE TUTTO IL TEMPO POSSIBILE CON MIA FIGLIA E NON PERDERMI NESSUNO DEI SUOI MOMENTI DI SCOPERTA O DI COCCOLE ,MA AL MOMENTO NON CI RIESCO ANCORA DEL TUTTO. NON VIVO DI RENDITA, QUINDI LAVORO PER VIVERE, E IL MIO E’ UN SETTORE SEMPRE PIU’ DIFFICILE IN QUANTO AFFOLLATO DA CHIUNQUE SI SENTA UN POCO “STAR”, E POI NON E’ SEMPRE GRATIFICANTE COME SI CREDE DAL DI FUORI.
IL MIO CALENDARIO CERCO DI TENERLO NON TROPPO IMPEGNATO, E DEVO DIRE GRAZIE A MIA MADRE CHE IN QUESTA FASE E’ STATA PREZIOSA, OLTRE CHE A MIO MARITO CHE CONVIVE CON UNA MOGLIE A VOLTE INVISIBILE…MA PER IL MOMENTO NON SI LAMENTA!


Quanto è importante “condividere” anche la vita professionale per una coppia?

NEL MIO CASO TANTO. LAVORARE INSIEME TUTTI I GIORNI E’ ASSOLUTAMENTE DIFFICILE E NON MI SENTIREI DI CONSIGLIARLO ( SALVO RARE ECCEZIONI ), MA LAVORARE IN UN SETTORE ANALOGO E’ IMPORTANTE PER CAPIRE CERTI TEMPI,LE DISTANZE,I VIAGGI,I RITARDI, LE ARRABBIATURE. E’ IMPORTANTE PER CAPIRE, PER FAR FRONTE COMUNE E DARSI UNA MANO ANZICHE’ AZZANNARSI A CAUSA DI PROBLEMI CHE ARRIVANO DAL LAVORO IN MEZZO AD UNA COPPIA.

Ti sei trasferita da poco per lavoro a Pesaro e sul tuo calendario estivo ci sono molte date abruzzesi, cos’è per te L’Abruzzo?

LE MIE RADICI, LA MIA INFANZIA. SONO STATA FORTUNATA, HO POTUTO CRESCERE LIBERA DI GIOCARE DAPPERTUTTO, IN STRADA, SUGLI ALBERI, NEI CAMPI DIETRO CASA, A PESCARE I GIRINI. MA A SEI ANNI, PIU’ O MENO, MI VENNE PER LA PRIMA VOLTA ADDOSSO UNA SENSAZIONE DI MANCANZA DI SPAZIO, DI ARIA, DI NON SO CHE COSA. EPPURE IN APPARENZA NON CE NE SAREBBE STATO ALCUN MOTIVO. ANCORA IL DESTINO DI CUI PARLAVI TU,FORSE…? O FORSE LO SPIRITO DELLA TRANSUMANZA SI ERA IMPOSSESSATO DI ME, ESSENDO ABRUZZESISSIMA E NON AVENDO MAI RINNEGATO LE MIE RADICI? HO FATTO FINTA DI NIENTE PER UN SACCO DI TEMPO, MA CHE FATICA! POI TRA STUDIO E AMICIZIE HO COMINCIATO A VEDERE IL MONDO FUORI, E NON HO PIU’ VOLUTO SMETTERE. GRAZIE A QUESTA CURIOSITA’ CHE A VOLTE HA RASENTATO L’INCOSCIENZA HO AVUTO ANCHE BELLE OPPORTUNITA’ ( VEDI RADIONORBA E TELENORBA ) E MOLTO ALTRO A LIVELLO PERSONALE. L’ABRUZZO MI HA RISCOPERTA DA POCO, MA NON MI ARRABBIO PER QUESTO. ANZI, MI FA SORRIDERE ANCORA OGGI SENTIRE PERSONE CHE MI INCONTRANO E CASCANDO DALLE NUVOLE ( MALE ) ESORDISCONO CON :”MA TU SEI…? MA TU HAI FATTO…? AH, BEH, MA IO NON SAPEVO NIENTE, ALTRIMENTI TI AVREI CHAMATA BLABLABLA…” .IN TEMPI DI CONTATTI COSI VELOCI CON TUTTO E TUTTI E’ ASSURDO FARE CERTE ASSERZIONI, SAPPIAMO QUELLO CHE VOGLIAMO SAPERE DI QUALCUNO,SE QUESTO QUALCUNO CI INTERESSA. PUNTO. SE POI IL QUALCUNO IN QUESTIONE FA OMBRA A QUALCUN ALTRO, ALLORA E’ MEGLIO FAR FINTA DI NIENTE…ECCO, FORSE ALL’ABRUZZO, O MEGLIO AGLI ABRUZZESI STANDARD ( POI CI SONO QUELLI CUSTOM,EH!!!) RIMPROVERO L’ATTEGGIAMENTO TRADIZIONALMENTE LASSISTA CHE ALL’UOPO SI TRASFORMA IN OPPORTUNISMO BECERO E MALE APPLICATO. MA QUESTO, IN REALTA,’ LO TROVI UN PO’ DAPPERTUTTO.
ORA SONO NECESSARIAMENTE PIU’ STANZIALE MA CHISSA’ FINO A QUANDO…? AZZARDI QUALCHE PREVISIONE?

Sogni di condurre?

UNA VOLTA NON LO AVREI DETTO PERCHE’ NON LO PENSAVO, MA ADESSO MI SBILANCIO:SANREMO!!! PERO’ VORREI ANCHE IL BUDGET STANZIATO PER LA HUNZIKER,ALTRIMENTI NON CI VADO!!!
A PARTE GLI SCHERZI, MI PIACE REPORT (RAI3),MI E’ PIACIUTO ABBASTANZA EXIT (LA7) O THE ITALIAN JOB ( SEMPRE LA7).
PROGRAMMI BELLI DA SCRIVERE E DA COSTRUIRE,MA DIFFICILI DA REALIZZARE. CI VUOLE FEGATO, IN PRIMIS DA PARTE DEI “ PIANI SUPERIORI”. SE PARLIAMO DI COSE PIU’ LEGGERE, MI PIACEREBBE PRENDERE IL POSTO DELLA BIGNARDI A “LE INVASIONI BARBARICHE”, O UN BEL SALOTTO CHIACCHIERINO MA TOSTO COME QUELLI DI CAMILA RAZNOVIC.
LA VERITA’ E’ CHE SOGNARE E’ FACILE. DI FATTO, OGGI IN ABRUZZO SE VUOI METTER SU UN PROGRAMMA E VUOI CONDURLO DEVI PRIMA PENSARLO, GESTIRLO, PRODURLO, A VOLTE ANCHE GIRARLO E MONTARLO DA TE. PER FORTUNA CI SONO PERSONE VALIDE E CAPACI CHE QUALCHE VOLTA INCONTRI E SCOPRI INTERESSATE A LAVORARE CON TE SERIAMENTE. E POI C’E’ IL PUBBLICO CHE SEGUE E VALUTA. SENZA PUBBLICO NOI NON SIAMO NULLA, SOLO IMMAGINI DENTRO UNA SCATOLA, E CHECCHè NE DICANO MOLTI, IL PUBBLICO NON E’ AFFATTO SCIOCCO. TUTTO QUESTO DISCORSO HA UN SENSO SE SI INTENDE IL MIO LAVORO COME TALE.
ALTRIMENTI FAI LA VALLETTA.
A QUESTO PUNTO MI PARTE UNA DOMANDA:
MA E’ PROPRIO NECESSARIO, POI, STARE IN TV…?

domenica 28 settembre 2008

Gabriele D'Annunzio





















di Carina Spurio


“La passione vera non conosce l’utilità, non conosce alcuna specie di benefizio, alcuna specie di vantaggio. Vive, come l’arte, per sé sola. L’arte per l’arte, la prodezza per la prodezza, il coraggio per il coraggio, l’amore per l’amore, l’ebrezza per l’ebrezza, il piacere per il piacere.” (Cento…..e cento pagine del libro segreto).

Il personaggio più amato e ricercato del suo tempo: per amore dalle donne, per i debiti dai creditori, avrebbe dovuto chiamarsi Gabriele Rapagnetta ma suo padre, che era stato adottato dallo zio Antonio D’Annunzio e dal quale aveva ereditato non se l’era sentita di tradire il ricordo del suo benefattore e così lo registrò all’anagrafe come Gabriele D’Annunzio. Gabriele nasce a Pescara il 12 marzo del 1863 in una casa in Piazzetta dei Fiori. La sua vivacità e intelligenza inducono il papà Francesco Paolo a provvedere ad un’adeguata educazione per questo lascia Pescara nel nell’anno 1874 a si trasferisce a Prato al Collegio Cicognini. Legge libri proibiti, spesso finisce in punizione, si diverte ammiccando alle guardarobiere e studia quando gli altri dormono. Vuole avere tutto. Adora le lodi, le lusinghe, la vita e la gloria. Già a 16 anni le donne belle sono la sua ossessione. Tornato a Pescara nel 1879, per le vacanze estive, portò con sé un quaderno di poesie, la famosa raccolta da titolo “Primo vere” che pubblicò a spese del padre. “Primo vere” verrà sequestrato ai convittori del cicognini per i suoi versi eccessivamente sensuali.
La successiva estate, 1880, torna di nuovo a Pescara e così scriverà: <<>>.
Lo stesso anno si vide pubblicare con sua grande soddisfazione un suo racconto (Cincinnato) nel Fanfulla della domenica. Concluse gli studi liceali nel 1881 e finalmente arrivò alla capitale. Roma, la città giusta per le sue ambizioni. Si iscrive all’università ma non la frequenta, preferisce i salotti e le pagine dei giornali e viene accolto con gran piacere nella rivista degli intellettuali alla Cronaca Bizantina. A Roma, inizia il periodo della follia, frequentava le feste accompagnato da donne bellissime fino a quando nel 1883 sposa la duchessina Maria Hardouin. Gabriele era felice. Prima di tutto di essere lontano dai suoi creditori romani, felice di essere riuscito a rimandare il servizio militare e di aver iniziato a scrivere il suo primo romanzo “Il Piacere”. L’anno successivo al matrimonio nasce il suo primo figlio ma anche la sua prima relazione extraconiugale. Nel frattempo accumula debiti su debiti, decide che il giornalismo non lo soddisfa più soprattutto materialmente.

“Sì, quando io gioco, sento aumentare la mia propria vita,. Vivo come non mai. Tocco il limite sommo della mia forza, della mia libertà, della mia temerarietà. Chi disse che la vita è sogno? La vita è gioco. Ecco che c’ intendiamo. Io ho sempre vissuto contro tutto e contro tutti – non soltanto in fiume d’Italia- affermando e confermando…Ho giocato col destino, ho giocato con gli eventi, con le sorti, con le sfingi e le chimere.Dal tempo lontano di Montecarlo io serbo nella mia memoria certi volti di giocatori veri, senza guadagno, senza alcuna cupidigia di oro: sì, certi volti che non dimenticherò mai. Li rivedo in me con tutti i loto rilievi, come se pur ora io li lavorassi con la mia acquaforte segreta. Come diversi dai volti dei miei giocatori pescaresi, di Pescara città di Gioco, come il Vasto è città di Grazia! Li vide, li cercò, li mirò la mia fantasia tormentosa. Voglio ancora svelare ma a me stesso. Voglio dire come l’impronta della mia città natale sia stampata in me, e nel meglio di me, fieramente. Ricordare ricordare, voglio; e gettare la mia miseria nel gioco mortale.” (Cento…..e cento pagine del libro segreto)


Le donne continuano ad essere una parte importante della sua vita: “Io sono infedele per amore, anzi per arte d’amore quando amo a morte.” Ma l’altra metà era il mondo e lui voleva che il mondo sapesse di quanto egli stesso fosse capace di tutto.
Eleonora ha cinque anni più di lui, la incontra per la prima volta a Roma nel 1882. Gabriele è giovane e pieno di riccioli, è appena arrivato dall’Abruzzo.
La rivide di nuovo nel 1888 sul palcoscenico nelle vesti de “La signora delle camelie”, ma, l’incontro fondamentale e definitivo avverrà a Venezia nel 1894 e il loro tempestoso legame sentimentale durerà 10 anni., Nel 1900 D’Annunzio pubblicò “Il fuoco”, romanzo autobiografico in cui il poeta mette a nudo la loro storia d'amore, la loro intimità, divulga i loro segreti, scatenò critiche vivaci. Nel 1904 l’addio definitivo. Soltanto nel 1923, Gabriele le scrive:"Io ti amo meglio di prima", e conclude: "Ti bacio le mani tanto che te le consumo." La morte di Eleonora Duse “La Divina”, a Pittsburgh il lunedì di Pasqua del 1924, suscita in Italia una commozione enorme. D'Annunzio si rivolge a Mussolini affinché lo Stato provveda a far tornare in patria la salma. Devastato dal rimorso affermò: " E' morta quella che non meritai." Al Vittoriale, ancora oggi, è presente nella stanza chiamata l'officina una statua raffigurante il volto di Eleonora Duse che il Poeta soprannominò musa velata poiché abitualmente teneva la statua coperta da un velo per non provare dolore nel rivedere quell'immagine che la mostrava giovane e ancora bella. E lui stesso, dopo aver partecipato attivamente alla guerra in terra, sul mare e nel cielo trascorse gli ultimi anni della sua vita al “Vittoriale” in cui morì il 1 marzo del 1938.

sabato 27 settembre 2008

Vasco: Teramo nel suo destino.

di Carina Spurio

“Cosa facciamo stiamo insieme stasera/dai non andare via non inventare adesso un'altra scusa/un'altra un'altra bugia/ cosa ne pensi di dimenticare/ di lasciarci andare/ma dimmi la verità/ forse stasera è una sera che ti sentivi sola/e sei venuta qua…”

Se la vita fosse un libro basterebbe voltare pagina e trovarsi davanti un foglio candido da vergare a nostro piacimento con una nuova storia. Ma ognuno di noi sa che le pagine della vita non sono scorrevoli come quelle di un libro e che il libro della vita è fatto di mutamenti, di coincidenze, di eventi che ci travolgono mentre stiamo facendo altri progetti. Lo stesso avviene per l’amore. Nelle nostre vite incontriamo persone che ci rendono felici solo per aver incrociato il nostro cammino. Alcune conoscenze ci accompagnano per molte lune, seguendo un percorso parallelo, altre, le scorgiamo appena.
1990. Vasco Rossi pubblica un doppio live “Fronte del palco” senza immaginare che di lì a qualche anno diventerà un mito per le giovani generazioni.
Alessandra vive a Teramo. Nell’estate del 1990 decide di trascorrere un week end a Rimini con un’amica. Durante una serata trascorsa in discoteca apprende che all’interno del locale si trova il cantautore modenese Vasco Rossi. Una folla enorme si raduna nella stanza. Vasco era arrivato. Alessandra si ritrova compressa nella ressa e finisce tra le braccia di Vasco, seduta sulle sue ginocchia. Per un attimo vede il mondo lontano anni luce. Non riesce a fare a meno di guardarlo, distratta dal numero di telefono che Vasco le ha scritto sul palmo della mano e dal bagliore che guizza nell’azzurro dei suoi occhi.

”Se ti guardo dentro 'gli occhi /se ti guardo Bene Bene /tu ti nascondi/ non ti vedo mai /tiralo fuori/ quello che hai /se ti guardo dentro 'gli occhi /IO NON TI CREDERÒ MAI/ Se ti guardo dentro 'gli occhi/se ti guardo bene bene /li vedo tutti/ i pensieri che hai /non sono brutti/ poi sono i tuoi /se ti guardo dentro 'gli occhi /IO M'INNAMOREREI/”

Alessandra gli telefona il giorno successivo. Da quel giorno sono trascorsi 18 anni. Non è raro che una semplice conoscenza si trasformi in amore, semmai, è difficile restare in contatto per anni, dopo che l’amore è finito. Negli anni successivi Alessandra e Vasco si perdono di vista, fino a quando, Alessandra nel 1999 si reca a Roma al Rewind tour.

“Vivere/ è passato tanto tempo/ Vivere! /è un ricordo senza tempo/ Vivere/ è un po' come perder tempo/Vivere.....e Sorridere!......./ VIVERE! / è passato tanto tempo/ VIVERE! / è un ricordo senza tempo/ VIVERE! / è un po' come perder tempo / VIVERE....e Sorridere dei guai/ così come non hai fatto mai/ e poi pensare che domani sarà sempre meglio /OGGI NON HO TEMPO / OGGI VOGLIO STARE SPENTO!”

Dopo pochi giorni dalla partenza del tour, muore Massimo Riva, chitarrista della band oltre che autore-coautore di musiche e testi. Alessandra non vedeva Vasco da sei anni e dopo il concerto lo aspetta per un autografo pensando di non essere riconosciuta. Malgrado gli anni trascorsi, Vasco la riconosce immediatamente e la invita insieme ai suoi amici ad una festa che si terrà dopo il concerto in un ristorante nel quartiere Parioli. Da Roma andrà Bologna alla presentazione del suo libro e poi alla vota del tour di Ancona. 2008:

”Ed è proprio quello che non si potrebbe che vorrei/ed è sempre quello che non si farebbe che farei/ ed è come quello che non si direbbe che direi/ quando dico che non è così il mondo che vorrei/ Non si può/sorvolare le montagne/ non puoi andare/ dove vorresti andare./ Sai cosa c'è/ ogni cosa resta qui./ Qui si può/ solo piangere.../ ...e alla fine non si piange neanche più.”

Teramo ha un nuovo stadio. Vasco incide Il mondo che vorrei .
Si parla di un concerto di Vasco a Teramo, data zero del tour autunnale dell’artista. Dal 28 al 5 settembre 2008, il nuovo stadio ha ospitato migliaia di fans e Vasco oltre alle canzoni, ha provato la disposizione del palco e delle luci. Il concerto del mitico roker è stato per Teramo l’evento musicale dell’anno. Alessandra è ancora emozionata, continua a dichiararsi incredula. Mai avrebbe immaginato che Vasco scegliesse la sua città per una “Data zero”. Le chiedo:

Alessandra, come hai reagito alla notizia ufficiale che confermava il concerto di Vasco a Teramo? Dicono che appena arrivato abbia chiesto di te.

Sì, ma se non fosse stato lui a dirmelo non ci avrei creduto. Non ti nascondo che il primo pensiero è stato “ perché avesse scelto Teramo” e se appena è arrivato ha chiesto di me, vorrà pure dire che Teramo gli è cara no? Sono stata felice di averlo qui, gli ho anche detto: finalmente sono io ad ospitarti!

E’ il caso di dire che la vita, quando meno te l’aspetti, ti mette davanti situazioni che fanno riaffiorare tutti i ricordi che sembravano perduti.

La vita ci ha fatto incontrare, poteva finire lì, ma qualcosa ci ha trattenuti ed ha fatto in modo che non ci dimenticassimo. Io gliel’ho detto appena l’ho visto “ che ci vuoi fare? Teramo è nel tuo destino…”
Certe cose sono difficili da spiegare, accadono e basta, senza nessun motivo apparente. Le cose vanno, cambiano, alcune invece sono sempre lì, ti volti e le ritrovi intatte, forti, belle…. Vasco è una persona bella e parlo dell’uomo vero, sensibile, buono. Sono contenta di sapere che pensare a me lo faccia stare bene e che anch’io per lui sia una persona bella.

Cos’è per te Vasco?

E’ un punto fermo. A volte vorrei che nulla fosse cambiato, forse non riesco a spiegarmi come vorrei, qui l’amore non c’entra niente. Vasco è un legame profondo, affetto sincero, direi quasi sublime molto più resistente e forte dell’amore.

E questa sera Alessandrà sarà a Bari allo Stadio S. Nicola al Concerto di Vasco.
Hermes mensile. Ottobre 2008