mercoledì 28 aprile 2010

Riccardo Raimondo - Intervista 2010 di Carina Spurio


Riccardo Raimondo - Intervista 2010 di Carina Spurio

Hanno detto di lui:
«[...] oscilla tra prosa poetica e verso. Pratica la prima con ritmi incalzanti, cercando di assecondare l'ansia del sentimento».Maurizio Cucchi (LASTAMPA 19/03/2010)
Riccardo Raimondo è nato a Siracusa nel 1987. Studia Lettere Moderne a Catania. Collabora con le seguenti riviste: Potpourri e Tribeart. Ha collaborato anche a progetti d'arte visiva con la fotografa Jessica Hauf (atelierhauf.com). Ha scritto testi per alcune canzoni tra cui Tre sul rouge con Adriana Spuria (myspace.com/adrianaspuria). Ha pubblicato nelle antologie: Il Potere dei Coriandoli a cura di Antonino Di Giovanni, Giovanni Caviezel e Chiara Tinnirello, A&B 2009,In Albergo, Perrone Lab 2010. Cose a parole II ed., Perrone Lab 2010. Nel 2009 pubblica la sua prima raccolta di versi dal titolo Lo Sfasciacarrozze, A&B.

Chi è Riccardo Raimondo?
Bella domanda. Chi sono? Sono io?Mammifedo bidepe, anima in viaggio (?).
Cosa comunichi con la tua poesia? Come definiresti la tua poetica?
Mi chiedono di parlare della mia poesia? Per quanto ne so io la poesia è sempre un atto anarchico, c’è sempre un margine di ribellione in chi compone versi. Perché il verso è qualcosa che sconquassa il linguaggio e lo costringe ad arrivare al limite della sua funzione. Bisogna sfasciarlo dunque questo linguaggio, per farlo poi brillare di nuova vita.Dal comunicare al supercomunicare.
Scrivi di getto o assecondi delle pause?
Cerco di trovare il giusto equilibrio tra geometria e passione
Attualmente quali sono gli autori che trovi interessanti ?
Trovo interessante Maurizio Cucchi o Andrea ZanzottoQuale è il tuo rapporto con la tradizione, con gli autori del passato?L'evoluzione è dimenticare la storia a memoria...Quali le letture che ti hanno in qualche modo “formato”?Non mi sono mai formato. Cerco ancora la mia forma, e forse in fondo non voglio trovarla. Non la troverò mai. Ciò che mi sento di dire però è che non amo il feticismo di certi poeti che leggono solo libri di poesia. Sembrano drogati. Un “poeta” dovrebbe dedicarsi a leggere di tutto (filosofia, fumetti, etologia, botanica, critica letteraria, riviste glamour): il mondo intorno a noi è spaziosissimo e contiene estremissime estremità.Mi piace spaziare.
Internet è la distruzione oppure è la rinascita della poesia?Internet è solo un mezzo. La risposta sta negli uomini che lo usano.

Internet è solo un mezzo. La risposta sta negli uomini che lo usano.
In che modo arrivi alla tua prima pubblicazione?
Racconta…
Su facebook ho spammato alcune poesie all'editore Mauro Bonanno che non ha potuto fare a meno di leggerle.
Lo Sfasciacarrozze la tua prima raccolta di versi quale messaggio contiene?
Mi piace pensarla come un'opera giovanile. Volevo che la ricerca del mio linguaggio passasse attraverso uno sfascio. Mi sono divertito. Mi sono sentito vivo. La mia curiosità si è accesa solo sulle macerie del senso, tra i rottami della forma.
Un tuo sogno?
Riuscire a vivere solo vendendo libri di poesia.
A chi dedichi la tua creatività?
A volte alla mia compagna, a volte a un amico, a volte al cielo, a mia madre, a mia sorella, a un sasso, a una nuvola. A volte la dedico a me stesso. Ma nella maggior parte dei casi non ci sono dediche: è solo la parola che mi attraversa.
In futuro nel tuo cassetto cosa c’è…
Una nuova raccolta di versi.

mercoledì 21 aprile 2010

Alessio Pelusi - Moleskine nera


Alessio Pelusi - Moleskine nera
di Carina Spurio
Nel 2008 ha pubblicato il racconto dal titolo “Ana non può baciare” sull’antologia “Una storia sbagliata” della casa editrice “Mediando” ed ha frequentato un Master in Giornalismo e Giornalismo Radiotelevisivo presso la Società Eidos Communication di Roma. Nel 2009 con la vittoria del Concorso per Giovani Autori della Fondazione Pescarabruzzo, ha potuto pubblicare il suo primo romanzo dal titolo la “Moleskine nera” che presenterà in Via Piave a Roma il 28 maggio 2010 alle 18:10 presso la libreria Mondadori. Saranno presenti il relatore Plinio Perilli, poeta e critico letterario e L'autore Alessio Pelusi.
Alessio, l’atto materiale dello scrivere cos’è per te; catarsi, momento di riflessione, piacere, narcisismo, ribellione, o cosa?
Scrivere mi da soddisfazione, mi fa sentire utile, mi offre la possibilità di esserci, di sentirmi reale, sebbene conquistato da una dimensione completamente fantastica. Scrivere è la mia personalissima euntanasia, una morte dolce, un sonno ristoratore ed un bagno tiepido. La cosa più importante, però, quella che più delle altre mi fa apprezzare questa folle passione è la dimensione del sogno che la include. Per me scrivere è la speranza di essere qualcosa d’altro.
Pensi che chiunque possa essere uno scrittore o una scrittrice?
Si, basta sentirsi tali. Per diventare un professionista, invece, e scrivere per lavorare c’è bisogno del riconoscimento sociale. Io per adesso lavoro per scrivere, vale a dire… affinché mi lascino in pace.
Quali sono gli autori a cui ti sei ispirato?
Kerouac, Bunker, Bukowski, Marquez, Hemingway e molti altri che si sono sedimentati nel fondo dei miei pensieri come detriti sul letto di un fiume.
Per emergere conta essere innovativi e sperimentali, oppure è meglio ripercorrere strade classiche per mettersi al sicuro?
Non lo so, probabilmente basta avere una buona casa editrice o, meglio, un grande gruppo editoriale che ti sostiene. Il problema è trovarlo, avere la fortuna che qualcuno si accorga di te. In Italia si pubblicano centinaia di libri ogni giorno, ci sono una selva impressionante di piccole e piccolissime case editrici che vivono grazie ai soldi degli stessi autori e non delle vendite, dunque è molto difficile farsi notare, emergere, perché se pubblicano tutti allora non pubblica nessuno. Se scrivono tutti non scrive nessuno. Forse la cosa migliore e aspettare, aspettare di essere veramente bravi e meritevoli di una pubblicazione, aspettare che qualcuno in una casa editrice di cui abbiamo stima ci risponda, aspettare di vincere qualche concorso, aspettare, insomma, che valga la pena prima di disboscare una foresta per dar forma cartacea alle nostre storie.

Credi che il mondo dell’editoria sia aperto a nuovi talenti?
Il mondo dell’editoria nella sua accezione più ampia del termine (Vd selva impazzita di piccole case editrici) è apertissimo a chiunque voglia essere l’imprenditore di se stesso ed autofinanziarsi il libro, ma l’accesso alla grande distribuzione e alla promozione è chiuso, non dipende dal talento, ma dal proprio nome od, in alternativa, dalla fortuna od, in alternativa, dalle proprie conoscenze.Quanti libri di personaggi più o meno famosi escono ogni settimana? Basta farsi un giro alla Mondadori o alla Feltrinelli e si trovano più biografie di calciatori e veline che libri di poesie. Insomma, molti di questi VIP un libro non l’hanno mai aperto, nemmeno durante la scuola dell’obbligo.
Nel 2008 hai pubblicato il racconto dal titolo “Ana non può baciare” sull’antologia “Una storia sbagliata” della casa editrice “Mediando” ed hai frequentato un Master in Giornalismo e Giornalismo Radiotelevisivo presso la Società Eidos Communication di Roma. Racconta…
Non c’è molto da dire, ho partecipato ad un concorso e non ho vinto, però, ho meritato la pubblicazione su un’antologia di questo racconto su Ana, una prostituta. Sono molto affezionato a questa storia, perché Ana è parte di me, di quello che sono: una prostituta masochista a volte, altre un pappone, altre ancora solo un cliente innamorato di una puttana.Per quanto riguarda il Master, era doveroso provarci. Dovevo avvicinarmi al giornalismo della Capitale, almeno sbirciarlo dalla serratura. Da anni scrivo per piccole e medie testate giornalistiche qua in Abruzzo, ma non sono mai riuscito ad entrare, cioè, a farmi assumere. Penso di darmi qualche altra possibilità con questo Master.
Nel 2009 con la vittoria del Concorso per Giovani Autori della Fondazione Pescarabruzzo, hai potuto pubblicare il tuo primo romanzo dal titolo la "Moleskine nera”. Partiamo dal titolo. Che cosa significa?
La moleskine è un diario con le pagine bianche che anni fa comprai con un amico a Pescara, alla Feltrinelli e che mi ripromisi di riempire con i miei pensieri. Invece di quelle pagine, ho riempito i files Word del mio computer. L’idea, però, del ritrovamento di un diario con cui ho cominciato il romanzo, viene grazie alla moleskine, che un giorno dal divano di fronte alla scrivania, fissavo inebetito, stordito dal vino. Vedevo questo libricino nero e non mi ricordavo che cosa fosse, allora l’afferrai e dall’interno cadde una foto…
La storia è ambientata in parte a Chieti e in parte a Roma e comincia con un ritrovamento fortuito. C’è un messaggio che vuoi far arrivare attraverso il tuo romanzo?
Il messaggio l’ho trovato dopo aver finito il libro, prima di una presentazione. Mentre cercavo qualcosa d’intelligente da dire, capii che avevo scritto quel romanzo per alcuni motivi. Il primo riguardava l’ipocrisia, volevo combatterla, sia quella rivolta verso gli altri, sia quella rivolta verso me stesso. Poi, volevo dimostrare che dentro un uomo c’è tutto. Può starci un assassino, un omosessuale, un poeta, un intellettuale, un genio, una capra, un misantropo ed un benefattore dell’umanità.
L’ultimo libro che hai letto?
“Le cose dell’amore” di Galimberti
Cos’è l’Abruzzo per te?
Non lo so, forse un rifugio, forse una galera.
Alessio Pelusi Vive a Chieti ed ha 30 anni. Ha studiato e lavorato a Roma per 5 anni, laureandosi in Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi “la Sapienza”. E’ tornato in Abruzzo e si occupa di qualità, sicurezza, finanziamenti pubblici ed organizzazione aziendale. Collaboro con alcuni giornali locali. Ha lavorato per la “Cronaca d’Abruzzo” . Scrive per due mensili: “Buono e bello” e “Abruzzo sport”. Nel 2008 ha pubblicato il racconto dal titolo “Ana non può baciare” sull’antologia “Una storia sbagliata” della casa editrice “Mediando” ed ha frequentato un Master in Giornalismo e Giornalismo Radiotelevisivo presso la Società Eidos Communication di Roma.Nel 2009 con la vittoria del Concorso per Giovani Autori della Fondazione Pescarabruzzo, ha potuto pubblicare il suo primo romanzo.

martedì 9 marzo 2010

Flavio Pistilli di Carina Spurio

Flavio Pistilli

Un nome e un suono vibrano lungo la tastiera.

di Carina Spurio

Il suo esordio è comune a quello di molti altri artisti ma è bello ripercorrerlo insieme per donare ai giovani talenti la voglia di sperare che un domani il vero impegno possa essere premiato.

Quando ha scoperto che il suo strumento era la tastiera?

Dopo aver chiesto e ricevuto per natale una chitarra (parliamo di trent’anni fa), ho iniziato a prendere lezioni da un amico di famiglia. Strimpellando strimpellando mi sono ben presto accorto che non era il mio strumento, mentre impazzivo letteralmente per la tastierina bontempi che aveva mia cugina (la c.d. pianola). Vista l’esperienza non proprio positiva con la chitarra, ma per assecondarmi comunque nel desiderio di avere tasti bianchi e neri da suonare, i miei optarono per una “clavietta” a fiato, che, però, fu sufficiente a far capire loro che questa volta era nata una grande passione! Allora la mia famiglia viveva a Brescia e, dopo il trasferimento in Abruzzo, ho iniziato a prendere lezioni di pianoforte. Al tempo stesso coltivavo la passione per l’elettronica e l’informatica, ed ovviamente per la musica elettronica le tastiere anzi… proprio queste avevano su di me un ascendente molto forte.

Lei è autodidatta oppure ha seguito delle lezioni?
Dopo aver preso lezioni da un insegnante privato ho seguito un percorso didattico classico, fino a quando ho realizzato che il mio futuro musicale si modellava più attorno al mondo delle tastiere e della computer music che del pianoforte classico. Ho proseguito quindi il mio percorso didattico verso lo studio del pianoforte moderno e delle tastiere. Parallelamente ho studiato informatica, ed è stato molto semplice e naturale fondere le due ed approdare nel mondo della computer music.

Quali sono i pianisti/tastieristi che piu’ l’hanno influenzata?
Sin da bambino ero fortemente attratto dalle sonorità di tastieristi come Vangelis, Federico Monti Arduini (Il Guardiano del Faro), Joe Zawinul (Weather Report), Keith Emerson, Vittorio Nocenzi (Banco del Mutuo soccorso), Flavio Premoli (PFM), Richard Wright (Pink Floyd), Russel Ferrante (Yellow Jackets) e molti altri. Per quanto riguarda il pianoforte in senso più “stretto”, nel mio background ci sono Dave Grusin, Chick Corea, Oscar Peterson, Michel Petrucciani, Keith Jarrett, ma anche Glenn Gould, Arturo Benedetti Michelangeli, Maurizio Pollini… l’elenco potrebbe continuare per ore!

Il suo esordio?
Il mio esordio sul “palcoscenico” risale all’estate del 1985, quando mi sono ritrovato a sostituire saltuariamente il tastierista di un duo che si esibiva sulla costa… La prima formazione che ho fondato risale al 1987/88, con la quale abbiamo fatto molte prove e più o meno una quindicina di concertini. Poi ho fatto gavetta in varie formazioni di volta in volta più affermate, suonando in feste di piazza, sagre, chalet, alberghi, ristoranti, campeggi, matrimoni… e chi più ne ha più ne metta. Investivo tutto quello che guadagnavo nell’acquisto di nuovi strumenti musicali, per poter essere sempre tecnologicamente all’avanguardia ed accrescere il mio “arsenale musicale”. Ricordo che nel 1991 acquistai il mio primo vero computer per fare musica, un Apple SE/30, e ricordo anche che mi costò più della macchina! È stato in quegli anni ho fatto il mio salto di qualità, ed ho iniziato ad essere apprezzato e “richiesto” per ciò che sapevo fare. In poco tempo mi sono ritrovato a suonare con professionisti affermati. Il mio sogno si era realizzato!

Ci parli del sodalizio con i “Sosta Vietata” la band in cui suona e che ha all’attivo un numero notevole di serate oltre ad un leader carismatico, ma soprattutto della vostra decisione di creare una struttura dedicata alla musica a Teramo.
L’idea dei “Sosta Vietata” arriva in un momento in cui sentivo l’esigenza di chiudere una bella e gratificante parentesi, sino a quel momento positiva, ma che aveva esaurito le proprie risorse. Con alcuni amici decidemmo di convergere le nostre energie in un questo nuovo progetto. I “Sosta Vietata” nascono con un repertorio attentamente studiato e preparato prima a tavolino e poi con diversi mesi di severe prove. Arrivarono anche i primi brani originali scritti da me, con i quali partecipammo anche a concorsi nazionali con ottimi risultati. Nel corso degli anni il baricentro della band si è spostato verso un repertorio più commerciale (principalmente Dance 70/80 e Revival), ma sono rimaste inalterate le solide basi sulle quali si fondava. A distanza di circa 15 anni nei “Sosta Vietata” militano ancora i 4/5 della formazione originaria. È proprio questo grande sodalizio, sia artistico che umano, che ci ha spinto a creare una struttura dedicata alla musica nella nostra città: è così che nasce Faremusika!

La musica e i giovani! Un consiglio a chi vorrebbe fare musica?
Il consiglio che dispenso più di frequente ai giovani che si avvicinano a questo meraviglioso mondo è che la musica per loro potrà rappresentare una seria professione o un semplice hobby; questo dipende da tantissimi fattori. Di certo saranno l’energia, la costanza, l’attenzione e l’amore che profonderanno nel fare musica a fare la differenza, ed in ogni caso le emozioni che ne ricaveranno ripagheranno gli “sforzi”.

Cosa ne pensa della scena musicale del nostro territorio?

Penso che ci sia un grande fermento. Non credevo ci fossero così tante persone che coltivano questa passione, e che si cimentano in progetti musicali. Anche in questo caso mi sento di ribadire il consiglio di prima: esorto tutti quelli che credono in un progetto a portarlo avanti con grande dedizione. Potrà concretizzarsi in un grande successo discografico e di pubblico o magari no, ma se fatto con il cuore resterà scritto in modo indelebile nel libro dei ricordi più belli.

C’è qualche band che l’ha colpita in maniera positiva?
Ho sentito progetti interessanti ed altri meno, ho sentito cose che mi hanno colpito positivamente ma anche negativamente. La produzione di artisti locali è un’altra delle avventure nella quale Faremusika ha intenzione di buttarsi. Produrre le realtà locali più interessanti cercando di portarle all’attenzione del pubblico, grazie anche ai canali che nel corso degli anni sono stati creati con importanti produzioni nazionali.

L’esperienza piu’ bella della sua carriera?
Ci sono diverse esperienze belle nella mia carriera. Fra queste ricordo la prima volta che ho suonato in un teatro (era il 1993); la prima volta che ho suonato davanti ad oltre 15000 persone (era sempre il 1993); la volta in cui un brano arrangiato da me è arrivato al Festival di Sanremo (Giò Di Tonno); quando ho conosciuto e collaborato con uno degli artisti per me più significativi (Fabio Concato). Queste sono alcune delle cose che resteranno scritte in modo indelebile nel mio libro dei ricordi più belli. Ma ce ne sono anche di meno belle, o comunque dai risvolti meno belli: una fra tutte è quella volta in cui fui “artisticamente corteggiato” per lungo tempo da un importante artista e produttore, al quale dissi di no perché desiderava che solo io lo seguissi nelle sue attività artistiche, mentre non era interessato agli altri musicisti del gruppo con cui suonavo. Ahimé, allora ero molto giovane ed ingenuo (era il 1995). Se avessi accettato mi sarei ritrovato proiettato in una realtà altamente professionale che poi, nel corso degli anni, ha prodotto Tiro Mancino, Paola Turci, Alex Britti e molti altri…

Cosa si prova nel tradurre un pentagramma?

In un pentagramma ci può essere scritto tutto o niente. Credo che la cosa più importante sia dare la giusta importanza ad ognuna delle note che vi si trovano. Ho amato molto pianisti come Glenn Gould o Arturo Benedetti Michelangeli perché riuscivano sempre a fare la differenza, dando il giusto peso ad ogni singola nota scritta secoli prima e suonata da altri milioni di persone.

Un desiderio?
Vorrei risvegliarmi domattina ed avere vent’anni di meno, ma con la coscienza e l’esperienza di oggi. Rifarei quasi tutte le cose che ho fatto... quasi tutte!

L’ultimo libro che ha letto?
“Mondo senza fine” di Ken Follett. È un autore di cui ho letto tutto: mi piace molto il suo modo di scrivere e di descrivere. Ultimamente non mi riesce di avere tempo libero da dedicare alla lettura, spero proprio di trovarne perché ho sempre letto molto e riconosco che mi manca.

In futuro la vedremo…
Spero di si! Direi sempre più partecipe ed immerso nel mondo artistico. Faremusika rappresenta la mia nuova giovinezza musicale.

lunedì 8 marzo 2010

Sexton Soirée Montorio al Vomano

Sexton Soirée
8/03/2010

Di Carina Spurio

Si è svolta ieri sera la Sexton Soirée sottotitolata “L’altra donna” nella suggestiva casa del Dott. Gianni Celli sita in Montorio al Vomano in via Urbani, nel cuore del centro storico della città, dedicata a L’Aquila.

Letture
Andreina Sabatini

Fisarmonica
Alessio Fratoni

La serata è stata realizzata dalla Dott.ssa Gianna Esposito e concepita con il desiderio di far conoscere Anne Sexton attraverso alcune sue poesie scelte all’interno della raccolte “Love Poems” (1969), “The Book Of Folly” (1972), “The Death Notebook” (1974), “45 Mercy Street” (1976). Le opere selezionate formano un corpus scandito dalla scoperta della sessualità, la disillusione amorosa, la solitudine, la morte e infine la rinascita rappresentata dal canto celebrativo dell’utero della donna.

Sexton avrebbe voluto che ogni sua poesia fosse “l’accetta che rompe il mare ghiacciato dentro di noi”. Il suo intento è stato anche quello dell’organizzatrice della serata.

Programma
Il seno
Ostriche
Scalza

Ora
Quel giorno
Ancora, ancora, ancora
Voi sapete tutti la storia dell’altra donna
La ballata della masturbatrice solitaria
Divorzio, il tuo nome è donna
Vestiti
In celebrazione del mio utero
Stacchi musicali con brani di Einaudi, Piazzola e Yann Tiersen.

lunedì 7 dicembre 2009

Teramo. Daniela Bruni Curzi

Daniela Bruni Curzi
Respiri Sospiri ed altre abrasioni
Edit Santoro, 2009

di Carina Spurio

Daniela Bruni Curzi ci presenta “Respiri Sospiri ed altre abrasioni”, una silloge poetica densa di multiple escoriazioni, di chiaroscuri viziosi, di sommesse turbolenze e di suture indurite. Lo fa con intensità e trasporto e con la voglia di far sentire il suo canto poetico nell’arduo universo dei versi. L’autrice in alcuni suoi componimenti poetici, si volge a guardare indietro nel tempo e con composta nostalgia, lo ricorda compiere i suoi riti nella lirica “Radici Sommerse” perché egli: “non sa arretrare, né levigare l’aguzzo incontrato lungo i percorsi.” Quel tempo trapassato da un verso sapientemente costruito che attimo dopo attimo, rielabora lo spazio esposto ai mutamenti a cui la vita stessa ci predispone tra sogni accarezzati e sofferti e la materia che cambia. Il viaggio all’interno della silloge poetica di Daniela Bruni Curzi inizia tra gli spazi dell’anima e le catene della memoria e si conclude nell’infinito vuoto del presente sempre provvisorio, in cui l’essere si perde sfiorando speranze e paure. Daniela insegue quel tempo fino in fondo e lo vede: “ […] ancora letto di fiume prosciugato: miserabile oppure vano; trivio di strade sconnesse da riattraversare.” da “Rifrazioni”, sebbene la vita sia un soffio che fugge sotto nuvole macchiate e la sete della stessa non cancella l’ombra di ciò che dovrà essere (Fato) né l’oppressione del trapasso (Morte). ll realismo puro racchiuso in ogni sua parola, ridisegna la vita toccando il battito della sofferenza, per risalire purificato verso l’armonia e stabilire una relazione essenziale con il mondo. Senza enfasi e con grande incisività di segno, Daniela Bruni Curzi, chiude il suono della vita nelle sue liriche, sfida la razionalità del logos e permette alla poesia di arrivare sulla terra. Tutti sappiamo che la terra non è un incanto ma una scura zolla in cui innumerevoli volti abbassano lo sguardo e altrettante suole di scarpe, calpestano marciapiedi, ignare. Più in alto, oltre le caviglie, vicino al costato, una fitta ci spinge a sacrificare noi stessi, senza saldi o compromessi, per arrivare esanimi all’alba, trasparenti come l’acqua, vinti dalla morte, incapaci, eppure ancora capaci di mendicare nei sentieri dell’anima un’ultima sillaba tronca, conficcata tra il pollice e l’indice, appoggiata su una riga della fronte. Resistere o non resistere, sapere o non sapere? Tra lo stress e la vita i fotogrammi si susseguono nella mente, cambiano le memorie; sebbene una freccia del fato non obbliga a deviazioni, per fortuna. Poesia arriva da necessità, dall’altro luogo di noi, apre e chiude gli occhi di gatto mentre continua da secoli ad andare a capo; il tempo necessario per cantare una canzone e tirare a campare, ancora per un po’. L’alba la lascia incollata sui fogli nelle mani del caso per comunicare a tutti l’infinito in un istante. Perché migreremo, scrive Daniela e “guarderemo indietro dalle sommità raggiunte, ben più in alto delle rotte finite e dello sgomento che atterrisce.” Poiché siamo donne e non sarà mai poco tremore quel che nel ventre rimarrà.”

Teramo centro- LUNEDI 7 dicembre - ore 17

PRESSO ASSOCIAZIONE AUSER
Via Paladini 7/ a ( nei pressi del Duomo - piazza Garibaldi)

"INCONTRO CON L'AUTORE"

Presentazione del libro
Respiri Sospiri e altre abrasioni
di Daniela Bruni Curzi

Intervento introduttivo LUCIA MARCONE

giovedì 12 novembre 2009

Deborah Malatesta


Deborah Malatesta
di Carina Spurio

“Totem Blue” un film di Massimo Fersini con Deborah Malatesta , giovane attrice di talento nata in Germania e vissuta in Abruzzo, che spazia dal cinema al teatro.

Deborah, partiamo dall’inizio. A 16 anni, debutti a teatro nel musical “Noi e l’Amore” scritto e diretto dalla scrittrice, Marcella Vanni Cibej. Raccontami…

Ti racconto che il tutto è accaduto per caso…stavo leggendo dei versi della Divina Commedia quando odo l’allora professoressa di Italiano, Marcella Vanni Cibej che mi domanda: “Ti piacerebbe fare la voce narrante in uno spettacolo?” . Figuriamoci, non avevo ben compreso cosa mi stesse chiedendo, ma la stima che avevo (e che ho ancora) per Lei mi fece rispondere di istinto: “Si, certo”.
Marcella aveva compreso tutto di me…Anche le cose non dette…

Nel 1995, dopo la maturità scientifica ti sei trasferita a Roma per frequentare l’Accademia di Arte Drammatica Piero Sharoff, contemporaneamente, ti sei iscritta alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università “La Sapienza”. Da Giulianova Lido a Roma. Con quali obiettivi?

Un unico obiettivo: fare l’attrice con cognizione di causa.

Ne “Il Marinaio”di Fernando Pessoa, interpreti il ruolo della seconda vagliatrice, sempre diretta da Antonio Ferrante. Cosa ha rappresentato per te questo spettacolo?

La maturità artistica. La cosiddetta prova del nove.

Sei stata presentatrice televisiva, cantante, attrice nel film “Die Hard – Vivere o morire” di Claudio Sorrentino con Bruce Willis. Quali sono state le tue emozioni durante le riprese?

Carina devo sottolineare che in questo film ero in veste di doppiatrice…per la prima volta…un’emozione indicibile e alla frase “ok! abbiamo registrato” detta dal Grande Claudio Sorrentino, devo essere sincera, stavo per svenire!!!
Io consiglio a tutti gli attori di assistere almeno una volta nella vita ad una registrazione in sala doppiaggio e ti spiego anche perché: di solito quando guardiamo un film decantiamo le lodi dei protagonisti (intendo degli attori fisicamente presenti sulla scena) ma quasi mai ci soffermiamo, nei titoli di coda, a leggere chi doppia chi. Vi assicuro che, ne cito due simbolicamente, che Bruce Willis e Leonardo Di Caprio non sarebbero diventati in Italia ciò che sono se non avessero avuto doppiatori rispettivamente come Claudio Sorrentino e Francesco Pezzulli. Doppiare è una cosa difficilissima e secondo me i doppiatori italiani sono strepitosi nel loro mestiere. Mi piacerebbe che qualcuno ponesse fine allo scempio che si compie giornalmente sulle reti televisive …mi riferisco all’anticipato taglio dei titoli di coda…E’ una mutilazione…Abbiamo diritto di sapere e di riconoscere i protagonisti di una professionalità così importante.

Una parola per descrivere Bruce Willis?

Sullo schermo? Affascinante. Ad occhi chiusi: pazzesco!

Un pensiero su Claudio Sorrentino?

Sorrentino è una persona sensibile che sa cogliere la verità di ciascuno che gli si para davanti. Un uomo profondamente motivato e per questo iper esigente. In poche parole, un uomo dai cui si può solo che imparare.


Nel 2009, passi dal teatro alla telecamera e il grande schermo ti vede protagonista nei panni di un uomo, del Boss, nel film “Totem Blue” per la regia di Massimo Fersini. Quali i punti di forza su cui avete lavorato?

Sull’ambiguità e la profondità del personaggio.


Quali consigli ti sentiresti di dare a chi vorrebbe intraprendere questa professione?

Cercate di stare più lontano possibile dai ciarlatani!!!

Guardando al futuro…

Penso a domani…a Bari …al Levante International Film Festival …alla proiezione del film al Fortino di S.Antonio alle 20.00.
Spero di avere l’assoluzione da parte del pubblico…e si,… “a dà passà la nuttata”…
Poi, poi si vedrà !

martedì 10 novembre 2009

L'Estroverso. Mensile di Informazione, Attualità e Cultura


Anno III Numero 6 Novembre – Dicembre 2009

L’Estroverso
Mensile di Informazione, Attualità e Cultura. (CT)


Il tempo, l’atomo e l’uomo.
di Carina Spurio

Nella vita quotidiana la nostra prima percezione di tempo è il susseguirsi di momenti. Misuriamo la nostra giornata attraverso gli appuntamenti, gli avvenimenti, e tutto ciò che ci accade in sequenza; come se la terra fosse piatta anche se tutti sappiamo che è sferica. I popoli primitivi, in assenza di orologi, si basavano sulla posizione del sole segnata su semplicissime meridiane e la concezione della ciclicità del tempo pareva essere condivisa da molti filosofi greci. L’antica categoria filosofica ci ha dato molteplici interpretazioni di tempo: “Immagine mobile dell’eternità” nella definizione di Platone. “Il numero del movimento secondo il prima e il poi” nella concezione di Aristotele, per lui, il tempo è “il numerato e il numerabile” e fino al XVII secolo le teorie cicliche di tempo sembrano convivere con la concezione del tempo lineare. Il Cristianesimo modifica e cambia le credenze occidentali in fatto di tempo, ma molti di noi, ancora oggi, vivono e lavorano pensando che il tempo sia non solo lineare ma anche fisso. Questa concezione del tempo è opera di Isaac Newton (1643/1727) grande scienziato inglese, le cui leggi hanno imperato nel mondo per ben due secoli; leggi famose come principi della fisica classica. Cosa affermava Newton? "Il tempo assoluto, vero e matematico, grazie e se stesso e alla sua natura, scorre uniformemente e non dipende da un qualsiasi agente esterno". Stesso concetto per quanto concerneva lo spazio. Ci pensa Einstein (1879-1955) con le sue teorie rivoluzionarie a spalancare le porte della fisica moderna, con la teoria della relatività ristretta del 1905, la quale racconta al mondo intero e meravigliato che non esiste alcun quadro di riferimento assoluto. Einstein, sostituisce i concetti newtoniani, con lo spazio-temporale e quadrimensionale (spazio, tempo, massa, energia) all'interno del quale il solo assoluto è la velocità della luce, poi, con la teoria della relatività generale nel 1916, in cui lo scienziato afferma che: “lo spazio e il tempo sono curvi per il peso della massa dei corpi in esso contenuti”; spazio-tempo curvi intorno a sé stessi come in una sfera chiusa. Se la teoria della relatività mette in evidenza diversi tipi di tempo, un passo ulteriore lo compie la meccanica quantistica , la quale, riunisce le teorie fisiche che descrivono il comportamento della materia a livello microscopico, (Max Planck) pronta a dimostrare che un corpo si muove a ritroso nel tempo. La meccanica quantistica si occupa della componente base dell'universo, l'atomo, compreso del suo nucleo e dei suoi elettroni. Dalle collisioni a prima vista casuali che si verificano fra le particelle atomiche si nota che alcune di esse rimbalzano nel loro passato e si scontrano con altre particelle, per poi tornare di nuovo nel presente. La nostra vita quotidiana ci fa pensare che ciò sia impossibile, ma alcuni fisici che seguivano le teorie dell'americano Richard P. Feymann, confermavano il percorso delle particelle atomiche pur sapendo che le prove matematiche e scientifiche per dimostrarlo erano molto complesse. Se la materia si muove dal presente al passato è possibile che la mente dell'uomo possa compiere lo stesso percorso e andare contro il tempo convenzionale? La scienza dice no. Il tempo passato è passato, il presente è adesso, il futuro non esiste è ipotetico; una realtà non avvenuta e ancora in potenza. Nel frattempo i fisici moderni hanno fatto molti progressi e sembra attuale il momento di rimettere in discussione le concezioni del passato fra materia, mente e spirito. Questo universo oltre alla sua natura misteriosa, avrebbe altre particolarità sconvolgenti. Secondo Bohm (Fisico dell’Università di Londra), oltre agli atomi, anche il percorso delle particelle subatomiche mostrerebbe un livello di realtà del quale siamo inconsapevoli. La loro separazione parrebbe apparente e questo potrebbe significare che ad un livello ancora più profondo tutte le cose siano collegate infinitamente e gli elettroni di un atomo di carbonio del cervello umano, potrebbero essere connesse con le particelle subatomiche di un pesce che nuota, di un cuore che batte, di un astro che brilla in cielo. Tutto compenetra tutto e la natura è un'immensa rete collegata. Nell’infinitamente piccolo, l’atomo si rompe insieme a tutte le particelle che lo compongono. Le particelle subatomiche incontrandosi ad alta energia spariscono senza un perché, altre, appaiono senza un senso logico (Premio Nobel Rubbia). Nel mondo sconosciuto l’infinitamente piccolo diventa immenso. E’ sorprendente scoprire che nell’ aria ci sono milioni di miliardi di miliardi di atomi. La mente umana si confonde, come quando con il naso all’insù e lo sguardo incollato al cielo cerchiamo di contare i miliardi di stelle. Davanti a quel cielo noi esseri umani siamo il nulla, eppure all’infinitesimo, le particelle atomiche e subatomiche che lo compongono è infinitamente grande. In un battito di cuore milioni di miliardi di miliardi di atomi diffondono la loro energia che nell’uomo si trasformerà in vita e pensiero. In un cielo puntellato di stelle che sembrano tutte uguali, come immagini di mondi lontani e sconosciuti, troviamo l’atomo del carbonio, dell’azoto, dell’idrogeno, dell’ossigeno. L’atomo, nelle sostanze viventi è alimento, zucchero nella frutta ingerita dall’uomo, fluisce nel suo sangue fino a raggiungere la cellula nervosa e si trasformerà in pensiero in un lontano ricordo, oppure, uscirà dai nostri polmoni di nuovo libero nell’aria mentre respiriamo. Viviamo dell’energia del sole, continuamente trapassati dalla sua luce, sfiorati dalla sua energia come i microrganismi, la formica, il leone e l’elefante. La natura, immersa nelle sue tante elaborazioni ci stupisce in silenzio e sotto la diretta complicità della luce degli atomi compie le sue trasformazioni, non esclude l’uomo; un curioso individuo con un’anima che si muove su un insieme di miliardi di miliardi di atomi che allineati in modo unico ed irripetibile mettono in moto la sua fantasia ed il suo pensiero. L’uomo in futuro farà ancora molte scoperte e chissà se mai attraverserà l’antro della conoscenza totale di ogni cosa mentre si muove nel mondo tra l’arte, la scienza, la cultura e la fede.