lunedì 7 dicembre 2009

Teramo. Daniela Bruni Curzi

Daniela Bruni Curzi
Respiri Sospiri ed altre abrasioni
Edit Santoro, 2009

di Carina Spurio

Daniela Bruni Curzi ci presenta “Respiri Sospiri ed altre abrasioni”, una silloge poetica densa di multiple escoriazioni, di chiaroscuri viziosi, di sommesse turbolenze e di suture indurite. Lo fa con intensità e trasporto e con la voglia di far sentire il suo canto poetico nell’arduo universo dei versi. L’autrice in alcuni suoi componimenti poetici, si volge a guardare indietro nel tempo e con composta nostalgia, lo ricorda compiere i suoi riti nella lirica “Radici Sommerse” perché egli: “non sa arretrare, né levigare l’aguzzo incontrato lungo i percorsi.” Quel tempo trapassato da un verso sapientemente costruito che attimo dopo attimo, rielabora lo spazio esposto ai mutamenti a cui la vita stessa ci predispone tra sogni accarezzati e sofferti e la materia che cambia. Il viaggio all’interno della silloge poetica di Daniela Bruni Curzi inizia tra gli spazi dell’anima e le catene della memoria e si conclude nell’infinito vuoto del presente sempre provvisorio, in cui l’essere si perde sfiorando speranze e paure. Daniela insegue quel tempo fino in fondo e lo vede: “ […] ancora letto di fiume prosciugato: miserabile oppure vano; trivio di strade sconnesse da riattraversare.” da “Rifrazioni”, sebbene la vita sia un soffio che fugge sotto nuvole macchiate e la sete della stessa non cancella l’ombra di ciò che dovrà essere (Fato) né l’oppressione del trapasso (Morte). ll realismo puro racchiuso in ogni sua parola, ridisegna la vita toccando il battito della sofferenza, per risalire purificato verso l’armonia e stabilire una relazione essenziale con il mondo. Senza enfasi e con grande incisività di segno, Daniela Bruni Curzi, chiude il suono della vita nelle sue liriche, sfida la razionalità del logos e permette alla poesia di arrivare sulla terra. Tutti sappiamo che la terra non è un incanto ma una scura zolla in cui innumerevoli volti abbassano lo sguardo e altrettante suole di scarpe, calpestano marciapiedi, ignare. Più in alto, oltre le caviglie, vicino al costato, una fitta ci spinge a sacrificare noi stessi, senza saldi o compromessi, per arrivare esanimi all’alba, trasparenti come l’acqua, vinti dalla morte, incapaci, eppure ancora capaci di mendicare nei sentieri dell’anima un’ultima sillaba tronca, conficcata tra il pollice e l’indice, appoggiata su una riga della fronte. Resistere o non resistere, sapere o non sapere? Tra lo stress e la vita i fotogrammi si susseguono nella mente, cambiano le memorie; sebbene una freccia del fato non obbliga a deviazioni, per fortuna. Poesia arriva da necessità, dall’altro luogo di noi, apre e chiude gli occhi di gatto mentre continua da secoli ad andare a capo; il tempo necessario per cantare una canzone e tirare a campare, ancora per un po’. L’alba la lascia incollata sui fogli nelle mani del caso per comunicare a tutti l’infinito in un istante. Perché migreremo, scrive Daniela e “guarderemo indietro dalle sommità raggiunte, ben più in alto delle rotte finite e dello sgomento che atterrisce.” Poiché siamo donne e non sarà mai poco tremore quel che nel ventre rimarrà.”

Teramo centro- LUNEDI 7 dicembre - ore 17

PRESSO ASSOCIAZIONE AUSER
Via Paladini 7/ a ( nei pressi del Duomo - piazza Garibaldi)

"INCONTRO CON L'AUTORE"

Presentazione del libro
Respiri Sospiri e altre abrasioni
di Daniela Bruni Curzi

Intervento introduttivo LUCIA MARCONE

giovedì 12 novembre 2009

Deborah Malatesta


Deborah Malatesta
di Carina Spurio

“Totem Blue” un film di Massimo Fersini con Deborah Malatesta , giovane attrice di talento nata in Germania e vissuta in Abruzzo, che spazia dal cinema al teatro.

Deborah, partiamo dall’inizio. A 16 anni, debutti a teatro nel musical “Noi e l’Amore” scritto e diretto dalla scrittrice, Marcella Vanni Cibej. Raccontami…

Ti racconto che il tutto è accaduto per caso…stavo leggendo dei versi della Divina Commedia quando odo l’allora professoressa di Italiano, Marcella Vanni Cibej che mi domanda: “Ti piacerebbe fare la voce narrante in uno spettacolo?” . Figuriamoci, non avevo ben compreso cosa mi stesse chiedendo, ma la stima che avevo (e che ho ancora) per Lei mi fece rispondere di istinto: “Si, certo”.
Marcella aveva compreso tutto di me…Anche le cose non dette…

Nel 1995, dopo la maturità scientifica ti sei trasferita a Roma per frequentare l’Accademia di Arte Drammatica Piero Sharoff, contemporaneamente, ti sei iscritta alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università “La Sapienza”. Da Giulianova Lido a Roma. Con quali obiettivi?

Un unico obiettivo: fare l’attrice con cognizione di causa.

Ne “Il Marinaio”di Fernando Pessoa, interpreti il ruolo della seconda vagliatrice, sempre diretta da Antonio Ferrante. Cosa ha rappresentato per te questo spettacolo?

La maturità artistica. La cosiddetta prova del nove.

Sei stata presentatrice televisiva, cantante, attrice nel film “Die Hard – Vivere o morire” di Claudio Sorrentino con Bruce Willis. Quali sono state le tue emozioni durante le riprese?

Carina devo sottolineare che in questo film ero in veste di doppiatrice…per la prima volta…un’emozione indicibile e alla frase “ok! abbiamo registrato” detta dal Grande Claudio Sorrentino, devo essere sincera, stavo per svenire!!!
Io consiglio a tutti gli attori di assistere almeno una volta nella vita ad una registrazione in sala doppiaggio e ti spiego anche perché: di solito quando guardiamo un film decantiamo le lodi dei protagonisti (intendo degli attori fisicamente presenti sulla scena) ma quasi mai ci soffermiamo, nei titoli di coda, a leggere chi doppia chi. Vi assicuro che, ne cito due simbolicamente, che Bruce Willis e Leonardo Di Caprio non sarebbero diventati in Italia ciò che sono se non avessero avuto doppiatori rispettivamente come Claudio Sorrentino e Francesco Pezzulli. Doppiare è una cosa difficilissima e secondo me i doppiatori italiani sono strepitosi nel loro mestiere. Mi piacerebbe che qualcuno ponesse fine allo scempio che si compie giornalmente sulle reti televisive …mi riferisco all’anticipato taglio dei titoli di coda…E’ una mutilazione…Abbiamo diritto di sapere e di riconoscere i protagonisti di una professionalità così importante.

Una parola per descrivere Bruce Willis?

Sullo schermo? Affascinante. Ad occhi chiusi: pazzesco!

Un pensiero su Claudio Sorrentino?

Sorrentino è una persona sensibile che sa cogliere la verità di ciascuno che gli si para davanti. Un uomo profondamente motivato e per questo iper esigente. In poche parole, un uomo dai cui si può solo che imparare.


Nel 2009, passi dal teatro alla telecamera e il grande schermo ti vede protagonista nei panni di un uomo, del Boss, nel film “Totem Blue” per la regia di Massimo Fersini. Quali i punti di forza su cui avete lavorato?

Sull’ambiguità e la profondità del personaggio.


Quali consigli ti sentiresti di dare a chi vorrebbe intraprendere questa professione?

Cercate di stare più lontano possibile dai ciarlatani!!!

Guardando al futuro…

Penso a domani…a Bari …al Levante International Film Festival …alla proiezione del film al Fortino di S.Antonio alle 20.00.
Spero di avere l’assoluzione da parte del pubblico…e si,… “a dà passà la nuttata”…
Poi, poi si vedrà !

martedì 10 novembre 2009

L'Estroverso. Mensile di Informazione, Attualità e Cultura


Anno III Numero 6 Novembre – Dicembre 2009

L’Estroverso
Mensile di Informazione, Attualità e Cultura. (CT)


Il tempo, l’atomo e l’uomo.
di Carina Spurio

Nella vita quotidiana la nostra prima percezione di tempo è il susseguirsi di momenti. Misuriamo la nostra giornata attraverso gli appuntamenti, gli avvenimenti, e tutto ciò che ci accade in sequenza; come se la terra fosse piatta anche se tutti sappiamo che è sferica. I popoli primitivi, in assenza di orologi, si basavano sulla posizione del sole segnata su semplicissime meridiane e la concezione della ciclicità del tempo pareva essere condivisa da molti filosofi greci. L’antica categoria filosofica ci ha dato molteplici interpretazioni di tempo: “Immagine mobile dell’eternità” nella definizione di Platone. “Il numero del movimento secondo il prima e il poi” nella concezione di Aristotele, per lui, il tempo è “il numerato e il numerabile” e fino al XVII secolo le teorie cicliche di tempo sembrano convivere con la concezione del tempo lineare. Il Cristianesimo modifica e cambia le credenze occidentali in fatto di tempo, ma molti di noi, ancora oggi, vivono e lavorano pensando che il tempo sia non solo lineare ma anche fisso. Questa concezione del tempo è opera di Isaac Newton (1643/1727) grande scienziato inglese, le cui leggi hanno imperato nel mondo per ben due secoli; leggi famose come principi della fisica classica. Cosa affermava Newton? "Il tempo assoluto, vero e matematico, grazie e se stesso e alla sua natura, scorre uniformemente e non dipende da un qualsiasi agente esterno". Stesso concetto per quanto concerneva lo spazio. Ci pensa Einstein (1879-1955) con le sue teorie rivoluzionarie a spalancare le porte della fisica moderna, con la teoria della relatività ristretta del 1905, la quale racconta al mondo intero e meravigliato che non esiste alcun quadro di riferimento assoluto. Einstein, sostituisce i concetti newtoniani, con lo spazio-temporale e quadrimensionale (spazio, tempo, massa, energia) all'interno del quale il solo assoluto è la velocità della luce, poi, con la teoria della relatività generale nel 1916, in cui lo scienziato afferma che: “lo spazio e il tempo sono curvi per il peso della massa dei corpi in esso contenuti”; spazio-tempo curvi intorno a sé stessi come in una sfera chiusa. Se la teoria della relatività mette in evidenza diversi tipi di tempo, un passo ulteriore lo compie la meccanica quantistica , la quale, riunisce le teorie fisiche che descrivono il comportamento della materia a livello microscopico, (Max Planck) pronta a dimostrare che un corpo si muove a ritroso nel tempo. La meccanica quantistica si occupa della componente base dell'universo, l'atomo, compreso del suo nucleo e dei suoi elettroni. Dalle collisioni a prima vista casuali che si verificano fra le particelle atomiche si nota che alcune di esse rimbalzano nel loro passato e si scontrano con altre particelle, per poi tornare di nuovo nel presente. La nostra vita quotidiana ci fa pensare che ciò sia impossibile, ma alcuni fisici che seguivano le teorie dell'americano Richard P. Feymann, confermavano il percorso delle particelle atomiche pur sapendo che le prove matematiche e scientifiche per dimostrarlo erano molto complesse. Se la materia si muove dal presente al passato è possibile che la mente dell'uomo possa compiere lo stesso percorso e andare contro il tempo convenzionale? La scienza dice no. Il tempo passato è passato, il presente è adesso, il futuro non esiste è ipotetico; una realtà non avvenuta e ancora in potenza. Nel frattempo i fisici moderni hanno fatto molti progressi e sembra attuale il momento di rimettere in discussione le concezioni del passato fra materia, mente e spirito. Questo universo oltre alla sua natura misteriosa, avrebbe altre particolarità sconvolgenti. Secondo Bohm (Fisico dell’Università di Londra), oltre agli atomi, anche il percorso delle particelle subatomiche mostrerebbe un livello di realtà del quale siamo inconsapevoli. La loro separazione parrebbe apparente e questo potrebbe significare che ad un livello ancora più profondo tutte le cose siano collegate infinitamente e gli elettroni di un atomo di carbonio del cervello umano, potrebbero essere connesse con le particelle subatomiche di un pesce che nuota, di un cuore che batte, di un astro che brilla in cielo. Tutto compenetra tutto e la natura è un'immensa rete collegata. Nell’infinitamente piccolo, l’atomo si rompe insieme a tutte le particelle che lo compongono. Le particelle subatomiche incontrandosi ad alta energia spariscono senza un perché, altre, appaiono senza un senso logico (Premio Nobel Rubbia). Nel mondo sconosciuto l’infinitamente piccolo diventa immenso. E’ sorprendente scoprire che nell’ aria ci sono milioni di miliardi di miliardi di atomi. La mente umana si confonde, come quando con il naso all’insù e lo sguardo incollato al cielo cerchiamo di contare i miliardi di stelle. Davanti a quel cielo noi esseri umani siamo il nulla, eppure all’infinitesimo, le particelle atomiche e subatomiche che lo compongono è infinitamente grande. In un battito di cuore milioni di miliardi di miliardi di atomi diffondono la loro energia che nell’uomo si trasformerà in vita e pensiero. In un cielo puntellato di stelle che sembrano tutte uguali, come immagini di mondi lontani e sconosciuti, troviamo l’atomo del carbonio, dell’azoto, dell’idrogeno, dell’ossigeno. L’atomo, nelle sostanze viventi è alimento, zucchero nella frutta ingerita dall’uomo, fluisce nel suo sangue fino a raggiungere la cellula nervosa e si trasformerà in pensiero in un lontano ricordo, oppure, uscirà dai nostri polmoni di nuovo libero nell’aria mentre respiriamo. Viviamo dell’energia del sole, continuamente trapassati dalla sua luce, sfiorati dalla sua energia come i microrganismi, la formica, il leone e l’elefante. La natura, immersa nelle sue tante elaborazioni ci stupisce in silenzio e sotto la diretta complicità della luce degli atomi compie le sue trasformazioni, non esclude l’uomo; un curioso individuo con un’anima che si muove su un insieme di miliardi di miliardi di atomi che allineati in modo unico ed irripetibile mettono in moto la sua fantasia ed il suo pensiero. L’uomo in futuro farà ancora molte scoperte e chissà se mai attraverserà l’antro della conoscenza totale di ogni cosa mentre si muove nel mondo tra l’arte, la scienza, la cultura e la fede.

sabato 24 ottobre 2009

Immaginate la regazza. Giovanni Catalano

Giovanni Catalano

Immaginate la ragazza
Collana a cura di Valentino Ronchi
Lampi di stampa, 2008

di Carina Spurio

La lotta quotidiana non è solo quella con il tempo ma anche quella con le parole che mantengono intatta la purezza del senso quando provengono da un’esperienza comune, sebbene siano inserite nel disagio di vivere tra finito e infinito nel caotico esistere pieno di colorate chimere. Giovanni Catalano nella sua raccolta poetica dal titolo “Immaginate la ragazza”, Lampi di stampa, 2008, conferma che tra poesia e vita non c’è differenza, entrambe, possono coesistere nel momento in cui riflettono l’essere intento a vivere la vita e a scandire il suo ritmo tra mille oggetti sparsi in uno spazio variabile:
<>.
In un piccolo frammento di tempo si trovano sentimenti deliziosi che si rinnovano con incredibile forza all’interno di un secondo che rievoca il suono dell’amore. L’amore è un groviglio ma anche sconvolgimento, caos che da forma alle immagini interiori. <>, come se fossimo strappati da uno stato di quiete collegato con qualcosa che ad un tratto si trasforma e muta con forza imprevedibile, la forza dell’amore. Giovanni Catalano lo conferma e scrive: <>. In poche righe si avverte il bisogno di lacerarsi e di lacerare, accanto al rapimento che colpisce nel profondo dell’anima mentre si è intenti ad inventare il significato dell’altro; verso l’orizzonte, tra nuvole imbronciate, i fantasmi interiori emergono ed hanno un nuovo nome, una nuova essenza. Nella fase della fascinazione si resta incantati da un’unica immagine e il senso di questa affermazione, Giovanni Catalano, lo racchiude in questo passo splendido: <>. In questa chiusa si percepisce quella specie di forza di gravità che come un’immagine allucinatoria si eleva dalla realtà interiore; teneramente abbracciata a quei tratti somatici dai quali non si può sfuggire. Poi, la vita vera, e : <>.
L’incantesimo si frantuma vivendo, si confonde con l’oggetto del desiderio nei gesti quotidiani fino al momento in cui, il giovane autore, con i sensi ancora caldi descrive drammaticamente l’epilogo d’amore: <<>>. Nel pianeta dell’amore ci sono le premesse e le promesse, ma anche un senso di eternità esposto alla caducità del tempo. Tutti sappiamo che la dimensione dell’eterno è sfiorata dall’ombra del destino e che le storie finiscono, sebbene tendiamo a viverle come se durassero per sempre. Giovanni Catalano ne è consapevole fino in fondo e ricorda: <<>>.
Le pagine della silloge scorrono quanto le immagini intrise di emozioni, di attimi in cui, qualcuno si guarda negli occhi per la prima volta in luoghi o situazioni occasionali. E nelle immagini che confinano il pathos dell’amore, cade una pioggia leggera, si posa su lenzuoli invisibili che proteggono amori vissuti o immaginari, i quali, non lasciano traccia ma l’ansia di un attimo diviso in quattro sezioni in una delle quali la ragazza si distrae nei gesti quotidiani e : <<>>.


Giovanni Catalano (Palermo, 1982) vive e lavora a Milano. Questa é la sua opera prima. Immaginate la ragazza, certo, ma non solo. Perché qui si tratta di un piccolo calibrato canzoniere, fitto di amori e di visioni ottenute attraverso lenti deformanti - o formanti, a seconda dei punti di vista. Scene, luoghi e personaggi dall’oggi che si ripresentano in una sorta di eterno ritorno ma anche improvvise sortite nell’infanzia e nell’adolescenza, o anticipazioni di un futuro ancora lontanissimo eppure già profetizzabile. Prefazione di Gianluca Chierici e postfazione di Domenico Cipriano.

venerdì 2 ottobre 2009

Narciso. Carina Spurio

Unheimlich scriveva Freud, il perturbante, ciò che dovrebbe restare nascosto eppure riaffiora. Di fronte al perturbante l’Io ha due scelte: seguire la via della fascinazione che conduce ad una catabasi o tradurre in arte questo surplus che confonde, è presente e vivo eppure sfugge alla comprensione. Carina Spurio sceglie questa seconda via e fa del verso poetico una necessità, una fuga dall’apnea. Plasma il verso e spalma se stessa nella parola, non fugge, mescola e fa proprio quell’eccesso di vivere che non rende vana l’esperienza poetica.
Il canto assume così un sapore materico: la scrittura ha per Carina Spurio un peso corporeo, un pieno approccio sensoriale, che mischia e si fonde nella rilettura, nello straniamento. Ed ecco Lacca di Garanza che non è revisione ma vera e propria creazione a partire dal colore, ecco Il sapore dell’estasi che già attraverso il titolo conduce per le strade di un ossimoro vissuto senza paura di bruciarsi. Perché la scrittura a piene mani di Carina ha tutta la vita delle farfalle di Montale che si avvicinano alla luce pur sapendo di bruciarsi le ali, perché la poesia non ha nulla delle finzioni di “chi crede che la realtà sia quella che si vede”. Non è questa l’esperienza di chi guarda il polipo ( “sei lui, ti credi te” ) ma quella del mare: “essere vasto e diverso e insieme fisso”, che rigetta sulla spiaggia “le inutile macerie del suo abisso”. E’ l’esperienza del contatto con un marasma di sensazioni che ruotano senza sosta, che non prescinde dal valore del ricordo, dell’appropriazione: “ora sì, posso dire che mi appartieni, che qualcosa tra di noi è accaduto, irrevocabilmente”; è l’esigenza di fermarsi per capire, allontanarsi, prendere tempo in questo eccesso. C’è l’amore in queste pagine di Carina Spurio che non è amore semplice ma quello vasto “che brucia la vita e fa volare il tempo” cui la poetessa non si sottrae, nel quale affonda le mani per trovare colore in un barattolo di vernice pieno, amore che non sia solo “la favola bella che ieri m’illuse, che oggi t’ illude” ma anche quello totalizzante che inizia con l’ascolto, la percezione dell’orecchio musicale, infine, la percezione privilegiata che è poesia. Perché “l’amore aiuta a vivere, a durare”, è cecità della ricerca, ingenuità a prescindere, mistificazione per non sapere. Rifiuto alla resa nel volgersi a “ciò che è in noi oppure non esiste”. Carina Spurio gode del valore della Possibilità, conosce il valore dell’attesa perché ha conosciuto l’assenza: in fondo ha vissuto appieno. Siamo ben oltre una scrittura di compiacimento, ogni parola è scavata nell’anima “come in un abisso”, siamo molto vicini alla poesia di Jenny Mastoraki, ad Eliot, a Neruda. Si è vicini all’aprirsi “alle parole d’amore che non ti ho detto”, all’amare anche quando non si ama perché Carina Spurio sa bene che “la fede è una persona”.
Asteria Casadio

sabato 26 settembre 2009

Ugo De Vincentiis. La Gola.

Carina Spurio è nata a Teramo. Si è diplomata all’Istituto Magistrale Giannina Milli di Teramo. Ha scritto e pubblicato quattro raccolte poetiche: Il Sapore dell’estasi 2005 Edizioni Kimerik riproposto in edizione aggiornata nel 2006, Lacca di Garanza 2007 Ed. Il filo s.r.l Roma. Tra Morfeo e vecchi miti 2008 Ed. Nicola Calabria Editore. Le sue poesie sono state pubblicate in 30 Antologie Poetiche. Due sue Antologie Poetiche sono testo scolastico: Antologia “I Nuovi Poeti Italiani”. 2007, Vincenzo Grasso Editore e “Conoscere la Metrica” attraverso i Poeti Classici Contemporanei. 2008, Vincenzo Grasso Editore. Di recente redatto la premessa del testo poetico “Silenziosi frutti” di Stefania Pierini, edito dall’Accademia della Fonte Meravigliosa di Roma. Collabora con diversi mensili; Hermes Periodico Mensile Di Informazione e Cultura, Domus Periodico Di informazione Immobiliare, Buono e Bello tracciati di cultura, tradizione e società, L’Unico quotidiano web di Roma, Il ReteGiornale. Teramani.net, Il giornale 24 ore .
Dal suo esordio, avvenuto alla Villa Suite di Teramo nell’agosto 2005, la sua produzione letteraria vanta più di 30 testi editi. “Carina Spurio torna con un’antologia curata personalmente dal titolo Narciso dopo aver emozionato il pubblico italiano e straniero (basti pensare al successo di Lacca di garanza – ed Il Filo – nelle librerie francesi). I suoi versi, di una musicalità unica, cantano il microcosmo delle percezioni e coinvolgono il lettore come solo la lingua dei veri poeti sa fare. Evocazione ed immedesimazione si fondono grazie alla forza emozionale di una voce che può considerarsi a buon diritto una delle più nuove delle letteratura.” Collana Evoé Voci

domenica 13 settembre 2009

Comitato di Studi In Onore di Giammario Sgattoni


COMITATO DI STUDI IN ONORE DI GIAMMARIO SGATTONI
Viale Europa, 49-64100 Teramo – Tel. 0861.411094
www.comitatosgattoni.com
comitatosgattoni@gmail.com


Dopo l’edizione del volume curato dal Comitato, Questo impavido canto di resistenza, edizione critica di una silloge poetica sgattoniana che tanti consensi ha ricevuto, il Comitato di studi in onore di Giammario Sgattoni rende noto che, nell’arco della programmazione 2009-10, il primo appuntamento sarà costituito da un convegno di studi che si terrà a Teramo a fine novembre, mirante ad approfondire in campi diversi l’eclettica opera dell’illustre Concittadino. Prenderanno parte alla discussione i Prof. Moretti e Forlizzi che si occuperanno dello Sgattoni letterato, il Dott. Capezzali che ricostruirà l’apporto del Nostro nella Società di Storia Patria e la Prof.ssa Ghisellini che analizzerà gli studi sgattoniani in campo archeologico. Porterà il suo saluto ed illustrerà la feconda attività del Comitato il presidente Prof. Casadio. Il convegno infatti, vuole essere un’apertura e un rendiconto alla cittadinanza dei lavori del Comitato, un primo colloquio condotto da specialisti che intendono rendere più fruibile l’opera sgattoniana attraverso una ricerca che non trova il suo punto di arrivo nel convegno e non ha nulla dell’estempoaraneità e della celerità di studi condotti dai non addetti ai lavori. Per i suddetti motivi il convegno, pur avendo il rigore scientifico richiesto, non si sottrarrà al dibattito.


Teramo 08/09/09 Il presidente Prof. Valerio Casadio