mercoledì 13 maggio 2009

Teramo. Carina Spurio

“Poesia”
Mensile internazionale di cultura poetica.
Poesia è un mensile di poesia in edicola da vent’anni. Lo diffonde la casa editrice Crocetti . Il mensile è nato nel 1988 ed è il primo periodico a diffusione nazionale nella storia della nostra penisola, distribuito in tutte le edicole. E’ un atto di coraggio essere pionieri dedicandosi alla cultura poetica priva sul mercato di qualsiasi tipo di finanziamento. Dopo 20 anni, la rivista “Poesia” ha una tiratura costante, 20.000 copie. Del comitato di redazione di "Poesia" fanno parte Premi Nobel per la Letteratura, oltre a poeti di fama nazionale e internazionale, tra cui Joseph Brodsky, Derek Walcott, Seamus Heaney, Yves Bonnefoy, Tony Harrison. Nel numero 238 di maggio 2009 all’interno della rubrica “Testi dei lettori” la redazione ha selezionato e pubblicato “Montagna Madre” opera della poetessa teramana Carina Spurio.

lunedì 27 aprile 2009

Retroguardie Limina Mentis Editore


Titolo : Retroguardie Limina Mentis Editore
Autore : antologia di poetica a cura di I. Pozzoni Dati : 2009, 220 p.
Collana : Ardeur
Genere : Poesia
ISBN : 978-88-95881-06-5
€ 15,00


di Carina Spurio

Ad Aprile 2009, con l'editore brianzolo Limina Mentis Editore è uscito il volume Retroguardie. Antologia Poetica a cura di I.Pozzoni. Il testo, curato nei minimi dettagli, deriva da un lavoro di competenza che si ispira ai possibili modi di fare poesia con l’intento di avvicinarsi alla poesia nelle sue varie forme. L’antologia offre un panorama poetico di fine Novecento; secolo diventato l’espressione dell’instabilità dei contenuti linguistici del parlato. Nel frantumato panorama del Novecento da una parte resiste la lirica pura di antichi autori intransigenti, dall’altra, nasce una poetica più intimista e autobiografica che si inserisce tra diari e memorie. Tutte le correnti e le avanguardie del Novecento, partono dalla poetica dell’inespresso, del silenzio, tanto quanto la corrente contraria colma il vuoto con frasi che abbandonano man mano il verso per arrivare a componimenti prosastici. La poesia novecentesca si oppone all’eredità simbolista insieme agli autori che rappresentano tutto il secolo: Jahier, Baccelli; Pavese, Bertolucci. La poesia in prosa con versi lunghi e liberi fu già di Riccardo Baccelli per arrivare al massimo della comprensione di cui si era occupato Saba, con i suoi contenuti dimessi e familiari in veste umile e desublimata. Nel secondo Novecento, l’evoluzione dello stile prosastico si trova in polemica con la linea ermetica e ungarettiana. Alla poesia discorsiva (Solmi e Luzi) si avvicinano giovani autori: Sereni, Fortini, Zanzotto e Sanguineti. Il verso breve del segno poetico sembra annientarsi nel quotidiano che si imprime nel verso lungo e rispetta il suono del parlato, il quale, segue un veloce itinerario e varie evoluzioni nella creazione poetica novecentesca, la quale, assume i tratti dello stile narrativo. Lo stesso Montale, nella sua seconda produzione celebra un verso che non disdegna la prosa. In Retroguardie troviamo tutti i modi possibili di fare poesia di fine Novecento, non a caso, l’antologia poetica si pone come strumento atto a testimoniare il rinnovamento della poesia, per ridare un senso alla stessa raggruppando residui tardoromantici, liriche in cui si celebrano il languore sentimentale, l’astrattezza verbale e un descrittivismo che con termini semplici offre uno scenario quotidiano. Retroguardie! Perché?

Perché Retroguardie? L’’esaltazione del testo-documento, senza nome e senza mercato, rafforzata da relazioni di solidarietà tra editore, curatori ed autori, è estremo antidoto contro i veleni del Post-modernismo e della «morte della cultura» registrati dall’oscillazione schizofrenica moderna tra narcisismi e massificazione. Più che Achille sulla strada d’Ilio (thumos) o Odisseo vittorioso sulla strada del ritorno a casa (logos) ci sentiamo, e interpretiamo l’esperienza poetica attuale, nei panni d’un anonimo Senofonte («emetto suoni stranieri»), sconfitti, in marcia coi diecimila sulla strada dell’Ellade, decisi a resistere contro assalti e imboscate, dopo Cunassa; la nostra sorte - menestrelli combattenti del terzo millennio- è resistere, vinti, in ritirata verso casa. E si sa che valore acquisisca, in ritirata, una buona retroguardia. Ivan Pozzoni

Gli autori inclusi: Umberto Piersanti, Antonio Spagnuolo, Roberto Cogo, Elisabetta Abbondanza, Giovanni Caviezel, Luciana Chitterio, Oretta Dalle Ore, Edoardo Greco, Alessandro Ramberti, Gilberto Antonioli, Andrea Lanfranchi, Gilberto Paraschiva, Luigi Golinelli, Chiara Daino, Carina Spurio, Paolo Ottaviani, Anna Pignatta, Francesca Sensini, Paolo Melandri, Vittorio Baccelli, Antonio Di Giovanni, Paride Mercurio, Eleonora Bellini, Maria Pina Ciancio, Rossella Luongo, Anita T. Giuga, Gabriella Bianchi, Anna De Rosa, Ivan Pozzoni.

mercoledì 22 aprile 2009

Alchimie di Danilo Scastiglia


"Abbandonarsi tra le braccia di eros vuol dire cancellare precedenti punti di riferimento, procedere verso l’unità corpo – anima, per entrare in quell’eternità che Danilo Scastiglia, giovane autore teatino, ben descrive in questa prima raccolta di brevi racconti dal titolo Alchimie in cui tratteggia trame fatte di passione. "
"Nel flusso inarrestabile degli avvenimenti la vita ci meraviglia servendosi delle leggi del corpo, all’interno delle quali nulla ha valore di durata, perché racchiudono entrambi i poli della dicotomia ben-male nell’attimo in cui la folgorazione ha le dimensioni dell’eterno. Alchimie ricorda “Le affinità elettive”, il romanzo di Goethe famoso per l’allegoria chimica che presta le sue sottilissime disgiunzioni e congiunzioni alle sue arbitrarie combinazioni di elementi e riconduce per similitudine alle leggi che regolano i rapporti umani. La materia, in questo caso, sfida le convenzioni classiche, lasciando l’uomo di fronte ai suoi principi. Questo drammatico conflitto è espresso nella lezione di chimica in cui il capitano descrive a Charlotte il percorso del terzo elemento a contatto con le sostanze che si afferrano e si lasciano andare, dotandolo di una sorta di volontà e libero arbitrio, fatale alla fisica dei corpi. Ne è un esempio il matrimonio di Eduard e Charlotte che viene messo in crisi dall’arrivo del capitano e di Ottilie in cui gli eventi elaborano la materia generando nuove sintonie, una delle quali, rispetta la legge dell’attrazione umana che è l’eros, il quale, laddove unisce, poco prima allontana, confermando il suo intento naturale. E sul contrasto eros-tempo, natura-istituzioni Goethe conclude: “Mentre la vita ci trascina, crediamo di agire da noi stessi, di scegliere noi la nostra attività e i nostri piaceri, ma naturalmente, a ben guardare, siamo solo costretti a seguire i piani e le inclinazioni del tempo.”
(dalla prefazione)

Alchimie Edizioni Simple
In Copertina Federico Altamura “Le amiche”
Prefazione Carina Spurio
Presentazione Massimo Avenali
Editor Carina Spurio

sabato 18 aprile 2009

Brochure 2009 di Carina Spurio

"Courtesy Galleria Piziarte"
"Touch Black (Isabelle Adjani)" , acrilico su tela, 50 X 50 cm, 2006.

di Gavino Ganau

Brochure 2009

Carina Spurio è nata a Teramo. Si è diplomata all’Istituto Magistrale Giannina Milli di Teramo. Ha scritto e pubblicato quattro raccolte poetiche: Il Sapore dell’estasi 2005 Edizioni Kimerik riproposto in edizione aggiornata nel 2006, Lacca di Garanza 2007 Ed. Il filo s.r.l Roma. Tra Morfeo e vecchi miti 2008 Ed. Nicola Calabria Editore. Le sue poesie sono state pubblicate in 30 Antologie Poetiche. Due sue Antologie Poetiche sono testo scolastico: Antologia “I Nuovi Poeti Italiani”. 2007, Vincenzo Grasso Editore e “Conoscere la Metrica” attraverso i Poeti Classici Contemporanei. 2008, Vincenzo Grasso Editore. Di recente redatto la premessa del testo poetico “Silenziosi frutti” di Stefania Pierini, edito dall’Accademia della Fonte Meravigliosa di Roma. Collabora con diversi mensili; Hermes Periodico Mensile Di Informazione e Cultura, Domus Periodico Di informazione Immobiliare, Buono e Bello tracciati di cultura, tradizione e società, Eidos Diario rosetano, Notizie Donna Editoriale della Provincia di Teramo, L’Unico quotidiano web di Roma, Il ReteGiornale, Teramani.net .
Dal suo esordio, avvenuto alla Villa Suite di Teramo nell’agosto 2005, la sua produzione letteraria vanta più di 30 testi editi. “Carina Spurio torna con un’antologia curata personalmente dal titolo Narciso dopo aver emozionato il pubblico italiano e straniero (basti pensare al successo di Lacca di garanza – ed Il Filo – nelle librerie francesi). I suoi versi, di una musicalità unica, cantano il microcosmo delle percezioni e coinvolgono il lettore come solo la lingua dei veri poeti sa fare. Evocazione ed immedesimazione si fondono grazie alla forza emozionale di una voce che può considerarsi a buon diritto una delle più nuove delle letteratura.” Collana Evoé Voci.

Gavino Ganau

Nato a Tempio Pausania nel 1966, vive e lavora a Sassari.
Ha lavorato con diversi critici italiani (Claudia Colasanti, Luca Beatrice, Gianluca Marziani, Maurizio Sciaccaluga, Valerio Dehò e altri).
Ha collaborato con Gallerie di Milano, Roma, Genova, Vicenza, Bologna, Udine, Teramo e altre città.
La sua pittura neofigurativa, in bianco e nero e dal forte impatto visivo, è stata alimentata attraverso il confronto con i linguaggi massmediali e le icone popolari della contemporaneità.
http://www.gavinoganau.com/

domenica 29 marzo 2009

Carina Spurio di Barbara Cemini

Buono e Bello
Marzo2009
Mensile di Cultura, Tradizione e Società

“Narciso”
Carina Spurio
di Barbara Cemini

L’autrice, teramana di origine, ha pubblicato varie raccolte poetiche: “Il sapore dell’estasi” (Kimerik, 2005), “Il sapore dell’estasi”, in riedizione aggiornata (Kimerik, 2006), “Lacca di garanza” (Il filo, 2007), “Tra Morfeo e vecchi miti” (Nicola Calabria Editore, 2008), “Narciso” (Evoè, 2009). Trenta le antologie poetiche che in tutto contengono sue opere. Di recente ha redatto la premessa di “Silenziosi frutti” di Stefania Pierini, edito dall’Accademia della Fonte meravigliosa. Collabora con diversi mensili: Hermes, Domus, Eidos, Notizie Donna, L’unico; Il ReteGiornale.

Cosa racconti in "Narciso"?

Narciso è un’antologia poetica che contiene liriche autobiografiche selezionate dai miei precedenti quattro libri di versi pubblicati nel seguente triennio: 2005 / 2008. Il testo, nel globale, non presenta grandi novità dal punto di vista contenutistico. Sei liriche sono inedite tra le quali si trova appunto la poesia “Narciso” dalla quale prende il nome la raccolta. Si tratta del mio quinto testo poetico edito in cui si può leggere la mia folgorazione per la poesia che continuo a diffondere energicamente costruendo metri imbevuti di sensi, desiderio, radici mai dimenticate e le solite domande di tutta una vita; per dimostrare che noi poeti ci siamo e non siamo sempre persi nel compiacimento del non essere compresi.

Perché questo titolo?

La selezione delle opere pubblicate nei miei libri precedenti è partita dalla dimensione originaria della mia vocazione per arrivare ad afferrare l’autofondazione narcisistica del mio io-dialogante riflesso nei miei sensi, nelle mie illusioni e in tutto ciò che mi innamorava, mi esaltava, mi spaventava. Per questo ho curato personalmente la bozza di Narciso, per scegliere tra 250 liriche edite quei versi in cui pulsava il mio pensiero strettamente correlato al mio essere e senza isolare i sentimenti. Narciso si specchia da secoli nel mito e nella sua immagine, tra limpide acque e silenziose nostalgie, rapito dal suo mistero; proprio come ho fatto io stessa cercando all’interno della mia produzione poetica la mia essenza. Di conseguenza l’immagine di copertina realizzata da Giampiero Pierini, acquerellista romano è un ritratto, il mio.

Come definiresti la tua scrittura? A chi è rivolta?

Creativa. La mia scritture è rivolta ad un pubblico sveglio che comprenda i dolori che restano ignoti al mondo, uno fra questi è il dolore del poeta simile ad un rovello avvilente, compulsivo.

Quali nuovi progetti stai realizzando?

Realizzerò la prefazione al testo poetico “Tra l’universo e il mare” Evoè Edizioni, di Gianpaolo Altamura, giovane poeta campano residente da pochi anni a Teramo che ha raccolto nella sua opera prima un precoce versare imbevuto di un’insolita varietà di modulazioni. Un altro progetto mi vede impegnata come editor di un romanzo composto da cinque brevi racconti dal titolo “Alchimie”, di Danilo Scastiglia; il testo avrà la mia prefazione e quella di Massimo Avenali.

Carina Spurio è nata a Teramo. Si è diplomata all’Istituto Magistrale Giannina Milli di Teramo. Ha scritto e pubblicato quattro raccolte poetiche: Il Sapore dell’estasi 2005 Edizioni Kimerik riproposto in edizione aggiornata nel 2006, Lacca di Garanza 2007 Ed. Il filo s.r.l Roma. Tra Morfeo e vecchi miti 2008 Ed. Nicola Calabria Editore. Le sue poesie sono state pubblicate in 30 Antologie Poetiche. Due sue Antologie Poetiche sono testo scolastico: Antologia “I Nuovi Poeti Italiani”. 2007, Vincenzo Grasso Editore e “Conoscere la Metrica” attraverso i Poeti Classici Contemporanei. 2008, Vincenzo Grasso Editore. Di recente redatto la premessa del testo poetico “Silenziosi frutti” di Stefania Pierini, edito dall’Accademia della Fonte Meravigliosa di Roma. Collabora con diversi mensili; Hermes Periodico Mensile Di Informazione e Cultura, Domus Periodico Di informazione Immobiliare, Eidos Diario rosetano, Notizie Donna Editoriale della Provincia di Teramo, L’Unico quotidiano web di Roma, Il ReteGiornale.

martedì 24 febbraio 2009

Carina Spurio di Asteria Casadio

Carina, qual’ è stato il tuo approccio alla scrittura?

Direi per fascinazione. Ho sempre pensato che scrivere fosse un gesto affascinante. Ho amato spiare la mia penna muoversi nel bianco tra un tratto continuo e uno spezzato. Nello stesso bianco, senza più spazio, vedere riempirsi quel vuoto e in quel vuoto la penna insistere. Della mia adolescenza ricordo agende piene di appunti e fogli con minuscole annotazioni sparsi ovunque. Lasciare i pensieri liberi, nell’unico gesto che mi rendeva trasparente e preda di quella tentazione che non mi annullava ma mi ispirava, credo fosse il mio modo di ascoltarmi


Scrittura come straniamento e presa di coscienza o urgenza ed istinto?

Alcune volte la scrittura è stata urgenza, altre, istinto. Credo che la scrittura sia multiforme, non può ridursi ad una dimensione che sia sensazione, piacere, dolore o notizia ma andare oltre il limite del tempo.


Hai già pubblicato diversi libri e ottenuto un buon successo non solo a livello nazionale. Cos’è necessario, secondo te, per scrivere? Che posto occupa la lettura in questo processo?

Non so se sia necessario leggere per scrivere bene o frequentare laboratori di scrittura se non si è catturati dall’ispirazione che toglie il respiro e fa dannare. Con questo voglio affermare che se c’è il talento, la forza nel comunicare può essere magica, quella stessa forza, differenzia lo scrittore da colui che scrive. Il primo lo fa per predisposizione mentre l’altro mette in fila parole che possono essere sterili. Leggere è importante per confrontarsi con qualcos’altro, conoscere mondi diversi, ma è altrettanto importante per avere una padronanza della sintassi e della punteggiatura, affinché un contenuto scorrevole e perfetto nella forma possa avere un suo fascino. Ritengo sia molto utile spaziare nei vari generi senza trascurare lo stile personale. Ognuno di noi ha un libro preferito, quello che ha modificato alcune visioni o convinzioni precedenti o quello che ha contribuito ad arricchire il proprio lessico. Ricordo che da bambina mi angosciavano alcuni racconti del libro Cuore di Edmondo De Amicis, al contrario, fu una rivelazione leggere Il piccolo principe di Antoine de Saint_Exupéry; un libro divenuto ormai senza tempo e senza età tra il senso della vita, l’amore e l’amicizia. Mi sentii più grande quando lessi Un Uomo di Oriana Fallaci nel periodo dell’adolescenza, poco dopo, lessi Il Maestro e Margherita di Bulgakov, testo con il quale ai tempi ebbi un impatto troppo forte. Un libro che porto sempre con me è Il Codice dell’anima di James Hillman. Prossimamente mi sono riproposta di rileggere due libri: Narciso e Boccadoro di Herman Hesse e Le affinità elettive di Goethe; un romanzo fantastico in cui la chimica presta le sue congiunzioni e disgiunzioni alla natura umana e chiama “affini” quelle nature che si compenetrano tra l’Eros e lo scorrere del tempo.


Che rapporto hai con la tua città?

Amo Teramo, città incastonata alla confluenza del Vezzola e del Tordino, Via Carducci, l’Istituto Magistrale, Ivan Graziani e la Pizza da Mario. Amo Teramo, con tutti i suoi limiti di città di provincia anche quando diffida dei nuovi talenti e come una donna frigida non sente il piacere.

Quali sono le maggiori differenze che hai potuto riscontrare girando l’Italia nell’approccio alla cultura?

Essendo stata premiata più volte e in molte città italiane, posso affermare che le associazioni culturali ed i comuni che promuovono concorsi di poesia sono numerosissimi. Selezionano e diffondono poeti italiani e non, favorendo sia la diffusione delle opere poetiche, sia le interazioni tra i partecipanti. E’ naturale, quindi, approfondire il rapporto letteratura e poesia che molte volte lega nei progetti futuri autori emergenti e autori affermati. L’interazione culturale diviene in questo modo uno scambio di parole, emozioni, desideri e ricordi; soprattutto, quando i concorsi sono dedicati ai poeti importanti che hanno fatto la storia. Non ho riscontrato grosse differenze nell’approccio alla cultura girando l’Italia. Dopo aver partecipato al concorso di poesia dedicato al Beato Errico a Secondigliano, pensavo che Napoli fosse una città vivacissima a livello culturale, la città vanta anche altri premi poetici prestigiosi, fino a che non ho partecipato alla Terza Edizione del Premio-Concorso Nazionale “Dante Alighieri” di poesia classica italiana in metrica a Padova, anche in quel caso ho visto diffondere e difendere la poesia in metrica con la stessa tenacia. Ogni concorso per me è stato ricco di percorsi possibili soprattutto quando la poesia è stata abbinata a mostre pittoriche come nel caso della prima edizione del Premio Poesie al Mondo 2007 di Belforte del Chienti (Mc), al quale ho partecipato dopo essere stata selezionata. A Belforte, le poesie sono state esposte al Museo Midac accanto alle opere pittoriche di artisti internazionali. Il legame arte e poesia è antico. Il binomio innovativo oggi è molto interessante, perché i versi possono coesistere insieme ad altre forme d’arte; non mi sembra poco in questo tempo i cui si parla della crisi del verso poetico in maniera insistente.


Un desiderio…

Un mio desiderio era realizzare un’Antologia Poetica con una casa Editrice teramana. Narciso era il mio desiderio, ora divenuto realtà.

Un rimpianto…

Non rimpiango nulla, mai! Quando credo in qualcosa tento sempre l’impossibile. Tento e ritento senza tregua, per questo non posso poi rimpiangere nulla. Non basta volere qualcosa senza una ferma intenzione.

Una dedica…

A Pietro Maranella e Alberto Chiarini i miei professori all’Istituto Magistrale Giannina Milli; al primo per il suo cuore grande, al secondo, per avermi insegnato a guardare in alto.

lunedì 9 febbraio 2009

Teramo. Caterina Falconi. Fernandel 2009

Caterina Falconi

Caterina e lo specchio. Lo specchio è di carta. Trattiene il riflesso di sensi perduti, la finzione, il disagio. Nello specchio si intrecciano altri mondi, altre vite, altre storie che emanano l’odore della vita. Il gioco continua, oscilla tra le atmosfere di un’epoca nel tratto nero dell’inconscio, all’interno del quale, la letteratura vive le proprie coincidenze. Caterina, di fronte allo specchio non sa se sia un incubo o un sogno, eppure, racconta.

di Carina Spurio

Fiocco rosa, Fernandel Edizioni 2009.

In queste testimonianze, raccolte perlustrando il campo della scrittura al femminine, il senso oscilla nel peso del vissuto tra realtà e fantasia e riappare nella magia del racconto che apre le porte ai labirinti interiori dei quali la letteratura si nutre. Con la penna racchiusa nel pugno Caterina Falconi si esplora, scompone frasi, ricordi, impressioni, ritorna come autrice di uno dei diciassette racconti scelti per affrontare un tema antico: la maternità. In questi racconti si sondano il tema e le autrici, che attraverso personaggi e situazioni sviluppano la loro storia non priva dell’elemento sorpresa. Un figlio puoi desiderarlo, rifiutarlo, oppure può arrivare per caso e senza ancora camminare, entrare all’interno di legami non consolidati. Nei racconti presenti in Fiocco rosa, la maternità voluta o negata viene descritta tra le difficoltà che tante donne possono incontrare e spesso corrisponde ad un maschile marginale, sbiadito, sfuggente. La narrativa illumina le protagoniste mentre cercano di coniugare sogni, desideri e inconciliabili realtà, nelle età che variano dai trenta ai quarant’anni; periodo in cui si è maggiormente fertili e la maternità può generare alcuni conflitti. Il primo ostacolo sembra essere il lavoro, il secondo, un legame sentimentale non sempre stabile, altre, un legame vissuto all’ombra di un uomo che non pensa minimamente e riprodursi. E se, le peculiarità della donna del novecento ancora riflettono il pudore, l’insicurezza e la sottomissione, la nuova donna, indipendente e volitiva, oltre a riscattare professione e istruzione, invade altri contesti come ad esempio la letteratura. Nelle singole storie racchiuse nell’Antologia Fiocco rosa le donne del nostro tempo si raccontano, rincorrono il dettaglio nei minuti del tempo che si muove nel ricordo, mentre “il regionale appare in fondo al binario e si rivedono alcune figure” del passato. Nel suo racconto dal titolo Aspettando che muoia Caterina Falconi narra di una protagonista, Silvana, madre per caso, al limite tra normalità e disagio psichico, la cui storia drammatica si specchia nella storia di un’altra donna, Cecilia, che custodisce il suo desiderio di maternità non realizzato.

“Quando Cecilia l’aveva riconosciuta tra le ospiti dell’istituto di riabilitazione per insufficienti mentali, le era sembrato un cattivo presagio. Quasi il segno che il destino fa degli strani giri e torna e spingerci contro le stesse persone.”

Con un linguaggio deciso Caterina Falconi introduce il lettore nel suo racconto, in cui le due donne si incontrano per la seconda volta:

"Quarant’anni, insufficiente mentale con tratti psicotici, carcinoma del fegato: Silvana scendeva al capolinea nel momento in cui Cecilia saliva sul predellino di una vita complicata. C’era poco tempo per guardarsi in faccia. Troppo poco per la compassione. Si erano conosciute otto anni prima. All’epoca Cecilia frequentava l’ultimo anno di liceo classico, e Silvana era internata in un a casa famiglia aperta da poco. Il padre di Cecilia era lo psicologo coordinatore del personale, e Cecilia lo andava a trovare ogni tanto in casa famiglia, perché da quando i suoi si erano separati riusciva a beccarlo solo al lavoro. Silvana spiccava tra le ricoverate per una mansuetudine strana. Fisicamente era un misto tra una mucca un’asina. Aveva un volto equino imbruttito da un naso lungo che sembrava un osso di pollo, e due occhi ravvicinati e piccoli che brillavano di un accondiscendenza lasciva. Lenta. Pesante. Con un culo immenso e spalle strette. Si trascinava per le stanze della casa famiglia, sotto un casco di boccoli fitti, le braccia penzoloni, e le mani lerce contro i fianchi.”

Difficile definire con un termine approssimativo lo stile di Caterina Falconi che non ha relegato la scrittura al mero esercizio intellettuale, ma ha svecchiato componimenti caratterizzati “dal detto e non detto”, trasferendo la materia nell’ inchiostro con una traccia soggettiva inconfondibile. La spinta creativa la coinvolge dalla pelle al sangue che scorre all’interno dei suoi mutamenti tra le scelte e le sfide. I suoi brevi racconti la scuotono, la ammaliano, la guariscono. L’autrice travalica la propria realtà affidandosi ad una comunicazione immediata, la celebra nella sua scrittura che nasce nel momento in cui entra nel suo personale territorio e non sa dove la porterà. Scarica nei suoi scritti il bilancio della propria esistenza. Scioglie le catene delle sue prigioni cercando conforto nel tratto nero che la avvolge con disimpegno. Ferma pezzi di vita sui fogli e ne amplifica il senso. Il racconto, per Caterina, diventa il mezzo per intergire con il mondo. Nel frattempo, non modifica la realtà ma la fa coincidere nelle bozze delle sue trame, avvicinandosi a quel gioco che tanto la seduce e la tormenta con tutta la sua essenza di donna che ha maturato fino in fondo il suo essere donna. Poi, attraverso il pensiero, trasforma in parole le visioni del presente in cui immagini rimandano ad altre immagini, prima che l’eco esca da un senso. Senza influenze pregiudizievoli di stili tradizionali scontati Caterina Falconi afferra la sua stessa essenza. Non si traveste. Non finge. Insegue e cattura frammenti frantumati nella sua anima, per rinascere ancora senza negare parti di sé, illuminando le sue oscurità che nascondono energie e speranze, anche quando l’abisso interiore si fa più profondo.

Si comincia a scrivere e si va verso un percorso, poi, strada facendo si muta itinerario. Quali sono state le tue trasformazioni?

Il dolore mi ha lavorata. Ho sfasciato e ricostruito la mia vita tre volte. La scrittura si è modellata sulle mie metamorfosi, per raccontarle, ricucire gli strappi, creare un mondo esclusivo da abitare con chi amo. Per sedurre, abbellire, consolare.

Caterina Falconi è nata ad Atri (Teramo) nel 1963. Ha pubblicato le raccolte racconti Sete buia (2002) e I colori accesi del desiderio (2004), Edizioni Clandestine. Un suo romanzo sarà pubblicato dalla casa editrice Fernandel di Giorgio Pozzi.