sabato 26 luglio 2008

Il crepuscolo si arrende alla notte..................


Il crepuscolo si arrende alla notte. E' nera. Senza stelle. La Luna, nascosta tra la Terra e il Sole agita i fantasmi e l’aria profuma di nuovi destini legati in sottili fili di tenerezza."Non so se tu lo sai ma io non mi sento mai sola. Non credo più a nulla. Non ho più un pensiero. Osservo il mondo, lo esploro, cammino volando nel vuoto perdendo e ritrovando un senso al ricordo di un sogno. Spesso dietro il volto della vita non vedo niente e se colgo il mistero è per un attimo solo. Mi ubriaca la prima goccia di luce al mattino. Assaporo il piacere di essere ancora viva, spesso sorrido al vento che soffia tra i rami e le foglie, alle nuvole grigie e gialle, alla sensazione d'immenso che spesso non contiene suoni e parole."Questo, avrei voluto dirti di me, se il suono delle mie parole non si fosse perso in un niente! E quel niente è diventato un nuovo istante da cui ricominciare. Oltre il niente ci sono le anime, ci sei tu che in questo momento della storia mi vieni a cercare su paralleli lontani. So che prima non potevi vedermi, forse, mi sentivi. So che c'è qualcosa nei nostri risvegli. Nei silenzi. Nell'abisso delle nostre terre. Non voglio pensare al domani e tu vuoi fermare il tempo. Mi vuoi accanto. Tra i sibili della notte e gli umani errori, vuoi svegliarti al mattino con me accanto. Per me ogni notte ha le ali del vento e tra nuvole e cielo non voglio sapere da dove arrivi, né, dove mi porti. Vorrei solo oscillare senza fine incollata al tuo respiro, urlare parole di gioia che risuonano nei cuori del mondo e vivere di attimi abbracciata alle mille paure dell'amore. Spesso ho bisogno di perdermi nei frammenti dei nostri esseri. Rubarti gli sguardi ad occhi socchiusi, prima che la notte, vestita di inganni, ci riempia l'anima di nuove emozioni. Solo allora vaneggio illusioni, entrando ed uscendo dalla mia confusione e con essa, ti desti. Ti muovi nei miei gesti. Ti amo, se dormi. Le mie dita dello stesso colore del cielo ti sfiorano gli occhi. So di averti. Il tempo passa. Anche quando non ci saremo più, passerà. Vorrei vedere la mano che allenta i nodi di mille vite e libera le anime dal filo dei ricordi, recarmi nel luogo in cui riposano gli amori finiti per affrontare il dilemma. Il fato, adesso, ci lancia nell'aria come un arcobaleno di farfalle e nelle notti d’amore, inseguo il tuo odore, ringraziando quella stella che ha mentito ed è andata ad illuminare sentieri proibiti senza diminuire il suo splendore. Se la vita è solo fantasia, volerò sulle ali dell'incertezza e ti racconterò una storia in cui nuvole bianche corrono da sempre sui soliti cieli e i destini, spesso, sono aborti di coraggio. Il colore della nostra pelle è diverso. Diverso è il suono delle nostre parole, eppure, nei silenzi e nei respiri sono uguale a te. Il paradiso è senza mura. La nostra voce è una sola. Se penso che tutte le anime tornano perchè hanno peccato, comprendo che il mondo non lo pieghi, gira, è la ripetizione noiosa di un sogno rotondo, infinito, vuoto, che ruota ansioso tra giorni, notti, meteore ed eclissi. Il mondo non chiede perdono, continua a girare e non esisterà oasi o miraggio, delirio o perdono, all'urlo sepolto nelle scure viscere."Scatta una foto, dai! Una foto con perle, conchiglie, coralli e giada. Lega un laccio alla mia caviglia. E che sia per un minuto la mia prigionia! Prima che arrivino i soffi del vento. Prima che il sogno diventi un'invenzione e il cielo finga di essere il mare in un posto qualunque, in un posto che non si dimentica."Una storia d’amore è sempre la stessa. Inizia con i suoni che non avevi mai udito prima e l'aria, la senti scendere giù, sempre più giù, quasi ne percepisci il punto più profondo. I silenzi diventano musica. Li senti suonare come note fuori dagli spazi. Note perverse dai sibili assordanti; ed è Amore. Al suo arrivo la Luna diventa verde, nero il ghiaccio e la nave scivola su un mare rosa tenue. Chi è Amore? Forse una porta chiusa e mentre il tempo scorre, sai che da Amore non si torna più indietro. Strane percezioni acquistano vita in certi momenti è come se il cuore ad un tratto diventasse leggero, un'ala di gabbiano uscisse dall'anima in volo e le sensazioni diventassero una miscela di energie provenienti da un tempo remoto. Sono questi i momenti in cui è necessario lasciarsi andare raggiungendo la vera completezza, riproducendo semplicemente un atto primordiale affinchè la vita continui ad esistere. Dopo mille vite, più che comprendere, dovremmo cercare di prendere, l'unico gesto capace di metterci pace. Di notte, nel sonno, ti osservo dormire. Sospiro. Mi giro su un fianco. Il mio naso è sul tuo. Ti bacio. La notte occulta il mio essere schiava di un corpo, un odore, un sapore e immagini, danzano nel tempo e in terre lontane."Io ti ho vista già." mi dici."Io mai." rispondo."Ma i ragazzi che si amano/non ci sono per nessuno/ e se qualcosa trema nella notte/ non sono loro ma la loro ombra/." ...un verso famoso mi suona nella mente. Non sono una ragazza.Lampi brevi ed improvvisi mi tagliano la mente. Violente sensazioni sincopate mi straziano l'anima. Vivo di forme di amore, di nostalgie e di follia, tra mille fogli sparsi nel letto che tingo di nero come il flusso della mia coscienza. Mi chiedo dove sono le tue donne? Legate ancora alle catene di un amore finito? Imprigionate nei sensi? Ti cercano ancora nei secoli? Sopportano ancora in silenzio come solo le donne della tua terra sanno fare? Ed io, nel tuo letto, non ho più paura e con la lingua tra i denti, cerco un sospiro d’amore che mi salvi. Forse è la fine di tutto, o l'inizio di qualcosa, oppure è l'inevitabile passo di danza che suona di fato. Da mesi respiro parole dal suono diverso, le fermo fra le tue labbra chiuse mentre lascio scivolare le mie dita sui tuoi occhi neri; è un sogno d'inverno ma accanto a me, tu non ci sei, e nei caldi frammenti dei sensi cerco i ricordi per cancellare le interminabili attese. Sulla mia pelle, da ieri, ho tatuato tre stelle e ancora ti aspetto nel buio della notte, nero, come le sere sporche nella casa del vento perse dietro alle schegge di lontani ricordi tra il pozzo e il giardino in cui candide verità volarono come fumo di incensi bruciati sulle speranze in una notte senza fede. Ormai ci sono dentro, ad ogni sguardo ti dico: "Resta!" e mangio neve, sillabando piano le nostre parole d'amore. Ho sperato di lasciarmi alle spalle l'inverno, ho immaginato le tue mani sempre smaniose su un corpo nuovo da stringere forte. Intanto è arrivato Natale e noi siamo ancora qui che incolliamo le stelle al soffitto, in attesa di lui, del suo primo respiro. Siamo qui, con le mani intrecciate. Tra poco mi chiederai di stringerti a me, nudo, come un segreto sospeso al centro delle nuvole per oscillare abbracciati nel sapore di un bacio, al confine di un gesto fragile come noi.La mia voce arriverà dal profondo e tra i gesti, il viso, la bocca, i gomiti, le braccia e le gambe, ti sussurrerà;"Fa che sia amore, solo amore!"Le notti d'amore non hanno tempo, scivolano nei respiri confondendo ragioni e ci stupiscono come l'ultimo aquilone appeso nel blu che accarezza un pezzo di cielo, diventano eterne tra il desiderio e la gioia e si perdono nei frammenti d’azzurro che cancellano i rigidi confini della tua terra. Tra poco, ti sentirò dire “noi” con un suono intimo e diverso e avrò ancora il fiato sospeso.
carina.spurio@libero.it

venerdì 25 luglio 2008

Carina Spurio. Poesie.

Seta

Soffierai sui fili invisibili
della nostra storia,
voleranno liberi
mostrando il colore
nei varchi del vento.
Il giallo del sole
illumina il rosso del mio bacio.
Le tue mani
libere sul mio corpo
seguiranno la via della seta.

Carina Spurio

http://piccolavenere26.spaces.live.com/blog/cns!C6F655D16AFCCA26!546.entry



Carina Spurio, Italia
Sesto senso


Vivimi così,
intenta ad unire fiaba e desiderio
tra le righe di una poesia
lontana dal mondo.
Tienimi così,
tra le mani,
ignorando la mia anima inquieta
in balia dell'umore
di un attimo.
Prendimi così,
accesa come scintilla di fuoco
che illumina la notte,
mentre antitetiche parti di noi,
ballano in silenzio,
in cerca di un suono percettibile.

http://isla_negra.zoomblog.com/archivo/2008/07/02/carina-Spurio-Italia.html

venerdì 4 luglio 2008

Teramo. Alter Ego. Rainska

Rainska
di Carina Spurio

I Rainska, alle ore 19, presso Alter Ego Internet Cafè a Largo S.Carlo presentano il singolo dal titolo; “Le Notti” che anticiperà l’uscita (prevista per settembre 2008) del nuovo album dei Rainska “Lo specchio delle Vanità”.
La presentazione sarà accompagnata da un fresco e ricco aperitivo e da un ascolto dei pezzi tratti dal singolo.
Il gruppo sarà a vostra completa disposizione per spiegare la lavorazione del nuovo album ed esporre i numerosi progetti futuri.

Formazione Rainska

Lorenzo Reale: Voce
Pierpaolo Candeloro: Sax
Angelo Di Nicola: Chitarra
Lorenzo Mazzaufo: Batteria, percussioni
Daniele Giannattasio: Basso
Giovanni Candeloro: Tromba
Michele Ginestre: Trombone

Contatto: www.myspace.com/rainska

martedì 24 giugno 2008

Teramo. Carina Spurio

tracciati di cultura, tradizione e società
Buono e Bello
n.07_giugno 2008

Genio e follia
di Carina Spurio

Molti personaggi geniali nel corso della loro esistenza hanno incontrato la follia. In varie culture ed epoche storiche si è spesso riscontrato un legame tra lo stato maniaco-depressivo e il temperamento artistico e per via di queste testimonianze, tramandate nei secoli, “arte e psicosi”, hanno formato un connubio di grande fascino. Sia l’Arte che la Psichiatria hanno un punto in comune; le esperienze emotive. Se la psicosi corrisponde ad uno stato di perdita, l’arte permette alla mente di accedere nel luogo in cui la creatività è libera di manifestarsi ed esprimersi. Arte e follia sembrano coincidere nel momento in cui la sofferenza viene dominata dalla creatività e l’anima si rivela attraverso l’espressione artistica; forse la follia spiega le ali del genio?
Nel soggetto psicotico avviene una graduale perdita di contatto con la realtà, un distacco che in alcuni casi pregiudica la capacità di comunicazione. Quando la logica di pensiero e quella di comunicazione si alterano, la continuità tra passato e presente viene compromessa.
Il cervello di fronte alla realtà si modifica, la cambia, e il soggetto che soffre di psicosi confonde la realtà esterna con quella interiore dando origine ad un rapporto diverso con la vita concreta. L’Arte, sembra l’unico processo in grado di portare alla creazione di nuove realtà, di stimolare un canale di comunicazione in grado di contenere nuove percezioni nell’innocenza di mani intrecciate che scorrono su forme e colori tra realtà e fantasia. La psicosi è un vuoto; l’impercettibile pensiero dominante di un’assenza che nuvole dense all’orizzonte colorano di grigio. Parole e suoni sono lontani. Nella trappola del suo sentire, la malattia mentale, altera le capacità percettive ed emotive dell’artista e interferisce sull’espressione pittorica, musicale, letteraria. Il soggetto colpito, sente di non appartenere a se stesso e inizia a subire influenze e persecuzioni di forze esterne ed il treno della vita, viaggia su un “doppio binario”, pervaso da deliri e popolato, in alcuni casi, da individui fantastici. La relazione tra creatività e follia affascina e inquieta gli esseri umani da secoli, attraversa epoche storiche nell’occidente, si attenua nel Medio Evo, ritornerà attuale nel Rinascimento, subirà ancora trasformazione nel Romanticismo, quando, arte e psicosi sembrano ospitare il genio della sregolatezza che tormentò artisti come Michelangelo e Caravaggio.
L’artista è imprigionato da un pensiero fisso che lo esclude e quel vuoto dentro, si dilata a dismisura, tanto, da colmare l’universo.
Non sente più nulla fuori di sé. Dentro di sé, cattura l’angoscia, che diventa la condizione per creare la formula, il colore o il suono imprevisto.
“Genio e follia” sembrano un binomio ideale per produzioni creative, vivono ancora intrecciati nella leggenda del genio incompreso. Fu durante il Positivismo, reazione al Romanticismo, che il legame tra genio e follia verrà valutato in maniera diversa. In quel periodo, Cesare Lombroso (Antropologo, criminologo e giurista italiano, 1835 - 1909), cercò una relazione tra il genio, il folle e il criminale. Le potenzialità all’eccesso sembrerebbero ereditarie. L’ereditarietà per alcune malattie è un dato riconosciuto. Sulle teorie di Lombroso si intersecano gli studi di uno psichiatra inglese H. Ellis. Una sua statistica, condotta su 2000 personaggi famosi britannici, confermò il 5% di psicosi, confutando le teorie di Lombroso. Altri studi e statistiche compiuti successivamente tra la Germania e l’Islanda confermarono un legame tra creatività artistica e disturbi schizofrenici e tale associazione si riproduceva anche sui discendenti.
Sembra chiaro che nel dolore della perdita, si attiva la fantasia. Si crea. Si notano cose insospettate. Tutte le porte sono aperte. E l’artista racconta la sua storia personale mentre fugge dalla realtà esterna e se la malattia è un disagio, il suo vuoto, diventa un terreno fertile.
La storia ce lo racconta con la creatività forsennata di van Gogh, l’allucinata disperazione di Edward Munch, in cui, genio e follia inventano un cammino su un percorso che unisce due mondi, quello normale e quello diverso.
Molti personaggi famosi nel corso dei secoli, sono stati preda di varie patologie psichiatriche (politici, grandi scienziati, pittori, scultori, musicisti, scrittori, registi e poeti) ad iniziare dalla depressione all’asocialità, dall’anoressia alle ossessioni, ed hanno trovato nella follia la spinta per creare. Dunque "l'Opera contiene tutte le contraddizioni dell'essere, le stesse possono appartenere al mondo intero". Questa affermazione sembra contenere la catarsi delle emozioni aristoteliche, secondo cui, l'opera teatrale, esercitava potere sullo spettatore perchè scioglieva in quest'ultimo le tensioni accumulate nel quotidiano. Se ne deduce che l'arte può ricongiungerci con l'altra parte di noi e illuminare i lati bui della mente umana.


In “De Tranquillitate Animi” Seneca afferma che nessun grande ingegno fu mai senza una mistura di follia.

Il discorso – spiega il Dott. Gianferruccio Canfora, Direttore del centro di Igiene Mentale di Teramo- va definito. Se ci riferiamo alla “follia” in quanto “malattia” il discorso cambia perché nella malattia il pensiero non è logico ma alterato. Se invece la “follia” è intesa come pensiero diverso dal razionale e non ad alterazioni della forma del pensiero questo ci può ricondurre all’intelligenza creativa.


Genio e follia sembrerebbero proporzionali negli individui: chi ha più ragione potrebbe avere anche più follia? La domanda sembrerebbe giustificare la compresenza di genio e follia nelle biografie di molti artisti e scienziati.


Non c’è mai una sola forma di intelligenza ma tante. Di solito noi ci riferiamo all’intelligenza logico-razionale ma ce ne sono molte altre, ad esempio, quella analitica, legata alla capacità di scomporre e di esaminare, quella pratica, che si riscontra nell’organizzazione e quella creativa; la capacità di intuizione, immaginazione e di produrre novità. Se quella che noi chiamiamo follia non è altro che l’intelligenza artistica , una forma di pensiero analogico,questa allora non è malattia , che è intesa invece intesa disgregazione delle funzioni sia logico- matematiche che creative.


Per quanto la riguarda; addentrarsi nei meandri della psiche umana la ritiene una fortuna?

La considero una fortuna. Sono legato alla mia professione che ho scelto e che sicuramente può essere pesante solo relativamente alla routine che essa comporta.

La nostra epoca è narcisista, individualista, paranoica. Siamo tutti invitati a godere degli stessi oggetti, ci isoliamo, ci rifugiamo nei riti del nostro malessere. L’inadeguatezza alle condizioni standardizzate può corrispondere ad un disagio?


No. Non ritengo sia l’inizio di un disagio, anzi, la ribellione rispetto alla standardizzazione delle proposte comunicative del mondo moderno è in realtà l’espressione di una sanità, è la ricerca di un qualcosa in più rispetto a ciò che la consuetudine ci propone. Se l’uomo si appiattisce entra in un mondo di asfissia ed una persona sana allora ne sente il disagio e va alla ricerca di qualcos’altro. La ricerca di altro è la ricerca normale e umana della conoscenza. Ritualità e consuetudine sono forme di controllo, ci si adegua per paura o per eliminare l’angoscia ma dopo, manca sempre qualcosa.

domenica 27 aprile 2008

E non finisce mica il cielo.

tracciati di cultura, tradizione e società
Buono e Bellon.08_Luglio 2008




E non finisce mica il cielo.

La famosa cover dell’indimenticabile Mia Martini a Sanremo Famosi e al Festival di Saint Vincent, interpretata dalla cantante abruzzese Anna Pompetti.


di Carina Spurio


Un talento fuori dal comune ed un successo che poche cantanti emergenti possono vantare sono le qualità di Anna Pompetti che ne fanno un caso unico nel suo genere. La storia di Anna è recente. Inizia per hobby cantando nei karaoke e nei locali di piano bar. Studia canto dal 2001 con una costanza senza eguali. Il suo insegnante di canto è il Prof. Pierpaolo Salvucci, (management teatrale e grande lirico che ha collaborato con Giovanni Allevi) il quale vanta scoperte importanti, alcune, dai nomi prestigiosi; è stato prima insegnante e poi personal trainer della cantante Linda Valori, terza classificata la Festival di Sanremo 2004. Ho una personale e particolare simpatia per i nuovi talenti, li trovo positivi e pieni di energia, caratteristiche che puntualmente ritrovo in Anna Pompetti.



Come nasce Anna Pompetti a livello artistico?


Su consiglio del professor Pierpaolo Salvucci, partecipo al Festival dell’Adriatico e vinco il Premio “Alex Baroni” come migliore interprete cover, successivamente vinco il Festival Canta Beach, organizzato dai bagni “La Primula” di Alba Adriatica.


In che modo arrivi alle selezioni di Sanremo famosi? Racconta!


Durante una serata di piano bar, accompagnata dal pianista Fabrizio Tucci, vengo notata dal direttore generale della B.N.L (Marche, Abruzzo e Molise) Giulio Porrini, il quale mi consiglia di partecipare alle selezioni Sanremo Famosi e al Festival di Saint Vincent. Cerco gli indirizzi su Internet e vengo contattata poco dopo per partecipare al primo casting che è avvenuto a Frosinone con la giuria presieduta da Pino Mango. Vengo selezionata e concorro in finale insieme a 36 cantanti. Contemporaneamente vengo contattata anche per partecipare al casting di Saint Vincent e partecipo alle preselezioni che si sono svolta a Milano con la cover di Mia Martini “E non finisce mica il cielo” superando la selezione alla grande.


A questo punto?


I produttori mi consigliano di presentarmi con un pezzo inedito. Contatto Aldo Ruggieri (cantautore) che scriverà per me alcuni brani inediti con le musiche di Flavio Pistilli (arrangiatore del cantante di origini pescaresi Giò Di Tonno). L’incontro con questi due artisti segnerà una svolta nella mia carriera, con uno di questi testi supero le preselezioni per il Festival di Saint Vincent e arrivo ad esibirmi come finalista tra l’emozione e la felicità al Teatro Culturale Albertoni di Ivrea..


Hai conosciuto molti artisti e cantanti famosi a livello internazionale chi ricordi in maniera particolare?


Ricordo il cantante Gatto Panceri durante la premiazione al Festival dell’Adriatico, il quale, mi ha definita una ragazza dalla grande voce e dal grande talento ha poi concluso dicendo che in tanti anni di carriera non aveva mai sentito interpretare così intensamente una cover di Mia Martini. Del casting di Sanremo Famosi ricordo con emozione il mio incontro con il cantante Pino Mango, anche lui ha elogiato le mie doti vocali ed ha terminato affermando che “Vincere o non vincere Sanremo Famosi non era tanto importante quanto andare avanti”.


Una tua esibizione indimenticabile?


Al Mion Grand Hotel di Silvi Marina, durante una serata dedicata ad uno stilista di gioielli, mi sono esibita con il maestro Fabrizio Tucci al cospetto di due opsiti d’onore; Andrea Pelusi (musicista dell’orchestra della scala di Milano) e Piero Mazzocchetti (Finalista a Sanremo con Schiavo d’amore).


Qualcuno ha associato la tua voce a quella di interpreti famose?


La mia voce è stata paragonata alla voce di Nicky Nicolai, Giorgia (i suoi pezzi li eseguo in tonalità originale) e Whitney Houston

martedì 22 aprile 2008

Teramo.Poesia








Intervista di Marco De Federicis


E' uscito da poco i tuo terzo libro di versi "Lacca di garanza", una raccolta di 48 poesie che rappresentano la tua consacrazione in campo internazionale. Cosa ha rappresentato per te questo volume?


Quasi tutte le poesie presenti nel libro sono nate osservando opere d'arte e nel libero errare dei sensi ho fissato in versi la mia totale immedesimazione con esse. La scrittura e l'immagine si sono fuse nel mio inconscio diventando unico sentire che scivolando sui colori delle opere degli artisti è diventato un colore nuovo che mi ha fatto condividere i versi Pessoa "Il poeta è un fingitore...." nella Poesia "Nero di vite", nata osservando l'Opera d'arte di Giovanna Liberatoscioli dal titolo "Elisabetta", oltre a rivivere l'atto creativo dell'artista, ne ho percepito anche lo stato d'animo " e così scrivo: “ti dipingo con i colore dell'anima: invento l'amore!" E il poeta arriva a sentire con l’immaginazione come dice Pessoa; "Finge così completamente/che arriva a fingere che è dolore/il dolore che davvero sente".

"Lacca di garanza" è un piccolo universo in versi in cui , la vaghezza musicale, si affida al viaggio solitario tra le opere d'arte che si compenetrano tra sintassi e ritmo mentre riflettono colori e sfumature sorprendenti. Questo volume mi ha dato la consapevolezza di esistere nella letteratura "ufficiale”. La Casa Editrice romana consente alle pubblicazioni dei nuovi autori la massima visibilità per mezzo vari strumenti diffusivi come la Radio e Internet, io stessa ho partecipato alla trasmissione radiofonica "La luna e i falò" e sono stata inserita sul sito www.ilfloonline.it e sui siti che ospitano le principali case editrici italiane www.ibs.ir e www.unilibro.it. Di recente, "Lacca di garanza", dopo un’attenta e accurata selezione da parte della casa editrice "Il Filo", è stato inserito tra i titoli alla festa del Libro e delle Culture Italiane che si è svolta a Parigi l'1, 2 e 3 febbraio, 2008.



Da dove ha origine il titolo “Lacca di garanza”?


Nasce da una lezione di pittura alla quale ho assisito. Il rosso era un colore ricorrente nelle opere degli artisti che ho commentato in versi, dunque, non mi sono limitata ad osservare solo le figure nel globale o camminarci dentro ma ho voluto conoscere anche i nomi specifici dei colori. La radice della garanza o robbia contiene sostanze coloranti e principalmente: l'alizarina e la porporina. Dalla radice essiccata si ricava un pigmento laccato rosso che si impiega per realizzare un colore ad olio.



Scoprire la Poesia è stato il risultato di un processo o è stato per illuminazione?


Direi il risultato di un processo. Ho iniziato a scrivere da giovanissima ma ho pubblicato le prime poesie tardi. A causa della mia eccessiva immaginazione i miei stati d'animo possono sconfinare l'uno nell'altro e in pochi minuti oltre al solito gesto scontato e quotidiano riesco ad assecondare un pensiero che mi trascina altrove. Sono una sintesi di due entità a spasso tra il reale ed il fantastico. Per me l'elemento inconscio ha sempre avuto una grande importanza, per questo l'ho lasciato libero sulla carta, considerando a priori che in certe affermazioni avrei anche potuto non riconoscermi. La mia penna a contatto con la carta non ha mai seguito un tratto continuo, sono sempre andata a capo. Tecnicamente la Poesia è più ardua della prosa, ha bisogno di una dose di perfezionismo e di ricerca nei termini e a me piace moltissimo concentrare in esili versi parole vigorose che rotolano nei suoni e non osano domande perchè temono risposte.


Scrivere una Poesia è come scrivere un'autobiografia?


Sì. Ci sono momenti di estrema intimità in un verso in cui attimi di esaltazione rielaborano ricordi, momenti, l'amore.



Quali sono stati i poeti che hai amato di più?


Da adolescente amavo Foscolo. Il mio insegnante di Italiano, Don Mario Quaranta, aveva uno strano modo di comunicarci la letteratura italiana. Durante le lezioni sembrava entrare in una sorta di catarsi poetica fino ad arrivare ad un' immedesimazione talmente forte che lo rendeva ultraterreno e "all'ombra dè cipressi e dentro l'urne" sembrava di esserci davvero. Foscolo mi accompagnò fino alle superiori diventando il protagonista degli esami di maturità. Successivamente conobbi Neruda e mi innamorai della sua poesia dai suoni dolcissimi e avvolgenti. Ammiro anche alcune donne, ad esempio la Merini ( alla quale ho dedicato un articolo su "Hermes" mensile dell'alto aterno, L'Aquila.), la Cvetaeva. Leggo poesie in base ai giorni ed agli umori, come tutti, credo.



L’ultimo libro che hai letto?


La biografia di Gabriele D’Annunzio.


Un libro a te molto caro?


Il codice dell’anima di J. Hillman



Qualche notizia sui tuoi progetti futuri?


E’ in stampa il mio quarto libro di versi dal titolo “Tra Morfeo e vecchi miti” questa volta il titolo nasce da un verso estrapolato dalla poesia “Euritmia cromatica”, vincitrice del II° Concorso Nazionale in metrica Dante Alighieri che si è svolto a Padova. La poesia e stata gentilmente concessa e commentata dal Dott. Vincenzo Grasso Editore. Il libro avrà la prefazione di un importante e storico giornalista abruzzese il Dott. Sandro Galantini. Il 2008 prevede un doppio appuntamento con l’estero, sono stata invitata al Convegno Internazionale “Dìtet e Naìmit” che si svolgerà a Tetovo (Macedonia), dedicato al più grande poeta del rinascimento albanese, Naim Frasheri.


sabato 12 aprile 2008

Sesto senso

إحساس

سادسة أنت حيّة إلى ي لذلك,
[إينتنتا] أن يتلاقى [فيبا] وب رغب
بين الخطوط من واحدة شعر بعيدة
من العالم.
أنت تمسك إلى ي لذلك,
بين الأيادي,
يتجاهل ي يقلق كحول
في مربّية الفكاهة
من عزم.
أنت تأخذ إلى ي لذلك,
يشعل مثل نار شرارة
أنّ يضيء الليلة,
بينما أجزاء متضادّة من نحن,
رقص في سكون,
في محاولة من صوة ملموسة