Mi baci. L'aria vira leggera, improvvisa una danza sensuale e noi due: spirale di gesti, parole, respiri."
martedì 24 giugno 2008
Teramo. Carina Spurio
Buono e Bello
n.07_giugno 2008
Genio e follia
di Carina Spurio
Molti personaggi geniali nel corso della loro esistenza hanno incontrato la follia. In varie culture ed epoche storiche si è spesso riscontrato un legame tra lo stato maniaco-depressivo e il temperamento artistico e per via di queste testimonianze, tramandate nei secoli, “arte e psicosi”, hanno formato un connubio di grande fascino. Sia l’Arte che la Psichiatria hanno un punto in comune; le esperienze emotive. Se la psicosi corrisponde ad uno stato di perdita, l’arte permette alla mente di accedere nel luogo in cui la creatività è libera di manifestarsi ed esprimersi. Arte e follia sembrano coincidere nel momento in cui la sofferenza viene dominata dalla creatività e l’anima si rivela attraverso l’espressione artistica; forse la follia spiega le ali del genio?
Nel soggetto psicotico avviene una graduale perdita di contatto con la realtà, un distacco che in alcuni casi pregiudica la capacità di comunicazione. Quando la logica di pensiero e quella di comunicazione si alterano, la continuità tra passato e presente viene compromessa.
Il cervello di fronte alla realtà si modifica, la cambia, e il soggetto che soffre di psicosi confonde la realtà esterna con quella interiore dando origine ad un rapporto diverso con la vita concreta. L’Arte, sembra l’unico processo in grado di portare alla creazione di nuove realtà, di stimolare un canale di comunicazione in grado di contenere nuove percezioni nell’innocenza di mani intrecciate che scorrono su forme e colori tra realtà e fantasia. La psicosi è un vuoto; l’impercettibile pensiero dominante di un’assenza che nuvole dense all’orizzonte colorano di grigio. Parole e suoni sono lontani. Nella trappola del suo sentire, la malattia mentale, altera le capacità percettive ed emotive dell’artista e interferisce sull’espressione pittorica, musicale, letteraria. Il soggetto colpito, sente di non appartenere a se stesso e inizia a subire influenze e persecuzioni di forze esterne ed il treno della vita, viaggia su un “doppio binario”, pervaso da deliri e popolato, in alcuni casi, da individui fantastici. La relazione tra creatività e follia affascina e inquieta gli esseri umani da secoli, attraversa epoche storiche nell’occidente, si attenua nel Medio Evo, ritornerà attuale nel Rinascimento, subirà ancora trasformazione nel Romanticismo, quando, arte e psicosi sembrano ospitare il genio della sregolatezza che tormentò artisti come Michelangelo e Caravaggio.
L’artista è imprigionato da un pensiero fisso che lo esclude e quel vuoto dentro, si dilata a dismisura, tanto, da colmare l’universo.
Non sente più nulla fuori di sé. Dentro di sé, cattura l’angoscia, che diventa la condizione per creare la formula, il colore o il suono imprevisto.
“Genio e follia” sembrano un binomio ideale per produzioni creative, vivono ancora intrecciati nella leggenda del genio incompreso. Fu durante il Positivismo, reazione al Romanticismo, che il legame tra genio e follia verrà valutato in maniera diversa. In quel periodo, Cesare Lombroso (Antropologo, criminologo e giurista italiano, 1835 - 1909), cercò una relazione tra il genio, il folle e il criminale. Le potenzialità all’eccesso sembrerebbero ereditarie. L’ereditarietà per alcune malattie è un dato riconosciuto. Sulle teorie di Lombroso si intersecano gli studi di uno psichiatra inglese H. Ellis. Una sua statistica, condotta su 2000 personaggi famosi britannici, confermò il 5% di psicosi, confutando le teorie di Lombroso. Altri studi e statistiche compiuti successivamente tra la Germania e l’Islanda confermarono un legame tra creatività artistica e disturbi schizofrenici e tale associazione si riproduceva anche sui discendenti.
Sembra chiaro che nel dolore della perdita, si attiva la fantasia. Si crea. Si notano cose insospettate. Tutte le porte sono aperte. E l’artista racconta la sua storia personale mentre fugge dalla realtà esterna e se la malattia è un disagio, il suo vuoto, diventa un terreno fertile.
La storia ce lo racconta con la creatività forsennata di van Gogh, l’allucinata disperazione di Edward Munch, in cui, genio e follia inventano un cammino su un percorso che unisce due mondi, quello normale e quello diverso.
Molti personaggi famosi nel corso dei secoli, sono stati preda di varie patologie psichiatriche (politici, grandi scienziati, pittori, scultori, musicisti, scrittori, registi e poeti) ad iniziare dalla depressione all’asocialità, dall’anoressia alle ossessioni, ed hanno trovato nella follia la spinta per creare. Dunque "l'Opera contiene tutte le contraddizioni dell'essere, le stesse possono appartenere al mondo intero". Questa affermazione sembra contenere la catarsi delle emozioni aristoteliche, secondo cui, l'opera teatrale, esercitava potere sullo spettatore perchè scioglieva in quest'ultimo le tensioni accumulate nel quotidiano. Se ne deduce che l'arte può ricongiungerci con l'altra parte di noi e illuminare i lati bui della mente umana.
In “De Tranquillitate Animi” Seneca afferma che nessun grande ingegno fu mai senza una mistura di follia.
Il discorso – spiega il Dott. Gianferruccio Canfora, Direttore del centro di Igiene Mentale di Teramo- va definito. Se ci riferiamo alla “follia” in quanto “malattia” il discorso cambia perché nella malattia il pensiero non è logico ma alterato. Se invece la “follia” è intesa come pensiero diverso dal razionale e non ad alterazioni della forma del pensiero questo ci può ricondurre all’intelligenza creativa.
Genio e follia sembrerebbero proporzionali negli individui: chi ha più ragione potrebbe avere anche più follia? La domanda sembrerebbe giustificare la compresenza di genio e follia nelle biografie di molti artisti e scienziati.
Non c’è mai una sola forma di intelligenza ma tante. Di solito noi ci riferiamo all’intelligenza logico-razionale ma ce ne sono molte altre, ad esempio, quella analitica, legata alla capacità di scomporre e di esaminare, quella pratica, che si riscontra nell’organizzazione e quella creativa; la capacità di intuizione, immaginazione e di produrre novità. Se quella che noi chiamiamo follia non è altro che l’intelligenza artistica , una forma di pensiero analogico,questa allora non è malattia , che è intesa invece intesa disgregazione delle funzioni sia logico- matematiche che creative.
Per quanto la riguarda; addentrarsi nei meandri della psiche umana la ritiene una fortuna?
La considero una fortuna. Sono legato alla mia professione che ho scelto e che sicuramente può essere pesante solo relativamente alla routine che essa comporta.
La nostra epoca è narcisista, individualista, paranoica. Siamo tutti invitati a godere degli stessi oggetti, ci isoliamo, ci rifugiamo nei riti del nostro malessere. L’inadeguatezza alle condizioni standardizzate può corrispondere ad un disagio?
No. Non ritengo sia l’inizio di un disagio, anzi, la ribellione rispetto alla standardizzazione delle proposte comunicative del mondo moderno è in realtà l’espressione di una sanità, è la ricerca di un qualcosa in più rispetto a ciò che la consuetudine ci propone. Se l’uomo si appiattisce entra in un mondo di asfissia ed una persona sana allora ne sente il disagio e va alla ricerca di qualcos’altro. La ricerca di altro è la ricerca normale e umana della conoscenza. Ritualità e consuetudine sono forme di controllo, ci si adegua per paura o per eliminare l’angoscia ma dopo, manca sempre qualcosa.
domenica 27 aprile 2008
E non finisce mica il cielo.
Buono e Bellon.08_Luglio 2008



E non finisce mica il cielo.
La famosa cover dell’indimenticabile Mia Martini a Sanremo Famosi e al Festival di Saint Vincent, interpretata dalla cantante abruzzese Anna Pompetti.
di Carina Spurio
Un talento fuori dal comune ed un successo che poche cantanti emergenti possono vantare sono le qualità di Anna Pompetti che ne fanno un caso unico nel suo genere. La storia di Anna è recente. Inizia per hobby cantando nei karaoke e nei locali di piano bar. Studia canto dal 2001 con una costanza senza eguali. Il suo insegnante di canto è il Prof. Pierpaolo Salvucci, (management teatrale e grande lirico che ha collaborato con Giovanni Allevi) il quale vanta scoperte importanti, alcune, dai nomi prestigiosi; è stato prima insegnante e poi personal trainer della cantante Linda Valori, terza classificata la Festival di Sanremo 2004. Ho una personale e particolare simpatia per i nuovi talenti, li trovo positivi e pieni di energia, caratteristiche che puntualmente ritrovo in Anna Pompetti.
Come nasce Anna Pompetti a livello artistico?
Su consiglio del professor Pierpaolo Salvucci, partecipo al Festival dell’Adriatico e vinco il Premio “Alex Baroni” come migliore interprete cover, successivamente vinco il Festival Canta Beach, organizzato dai bagni “La Primula” di Alba Adriatica.
In che modo arrivi alle selezioni di Sanremo famosi? Racconta!
Durante una serata di piano bar, accompagnata dal pianista Fabrizio Tucci, vengo notata dal direttore generale della B.N.L (Marche, Abruzzo e Molise) Giulio Porrini, il quale mi consiglia di partecipare alle selezioni Sanremo Famosi e al Festival di Saint Vincent. Cerco gli indirizzi su Internet e vengo contattata poco dopo per partecipare al primo casting che è avvenuto a Frosinone con la giuria presieduta da Pino Mango. Vengo selezionata e concorro in finale insieme a 36 cantanti. Contemporaneamente vengo contattata anche per partecipare al casting di Saint Vincent e partecipo alle preselezioni che si sono svolta a Milano con la cover di Mia Martini “E non finisce mica il cielo” superando la selezione alla grande.
A questo punto?
I produttori mi consigliano di presentarmi con un pezzo inedito. Contatto Aldo Ruggieri (cantautore) che scriverà per me alcuni brani inediti con le musiche di Flavio Pistilli (arrangiatore del cantante di origini pescaresi Giò Di Tonno). L’incontro con questi due artisti segnerà una svolta nella mia carriera, con uno di questi testi supero le preselezioni per il Festival di Saint Vincent e arrivo ad esibirmi come finalista tra l’emozione e la felicità al Teatro Culturale Albertoni di Ivrea..
Hai conosciuto molti artisti e cantanti famosi a livello internazionale chi ricordi in maniera particolare?
Ricordo il cantante Gatto Panceri durante la premiazione al Festival dell’Adriatico, il quale, mi ha definita una ragazza dalla grande voce e dal grande talento ha poi concluso dicendo che in tanti anni di carriera non aveva mai sentito interpretare così intensamente una cover di Mia Martini. Del casting di Sanremo Famosi ricordo con emozione il mio incontro con il cantante Pino Mango, anche lui ha elogiato le mie doti vocali ed ha terminato affermando che “Vincere o non vincere Sanremo Famosi non era tanto importante quanto andare avanti”.
Una tua esibizione indimenticabile?
Al Mion Grand Hotel di Silvi Marina, durante una serata dedicata ad uno stilista di gioielli, mi sono esibita con il maestro Fabrizio Tucci al cospetto di due opsiti d’onore; Andrea Pelusi (musicista dell’orchestra della scala di Milano) e Piero Mazzocchetti (Finalista a Sanremo con Schiavo d’amore).
Qualcuno ha associato la tua voce a quella di interpreti famose?
La mia voce è stata paragonata alla voce di Nicky Nicolai, Giorgia (i suoi pezzi li eseguo in tonalità originale) e Whitney Houston
martedì 22 aprile 2008
Teramo.Poesia





E' uscito da poco i tuo terzo libro di versi "Lacca di garanza", una raccolta di 48 poesie che rappresentano la tua consacrazione in campo internazionale. Cosa ha rappresentato per te questo volume?
Quasi tutte le poesie presenti nel libro sono nate osservando opere d'arte e nel libero errare dei sensi ho fissato in versi la mia totale immedesimazione con esse. La scrittura e l'immagine si sono fuse nel mio inconscio diventando unico sentire che scivolando sui colori delle opere degli artisti è diventato un colore nuovo che mi ha fatto condividere i versi Pessoa "Il poeta è un fingitore...." nella Poesia "Nero di vite", nata osservando l'Opera d'arte di Giovanna Liberatoscioli dal titolo "Elisabetta", oltre a rivivere l'atto creativo dell'artista, ne ho percepito anche lo stato d'animo " e così scrivo: “ti dipingo con i colore dell'anima: invento l'amore!" E il poeta arriva a sentire con l’immaginazione come dice Pessoa; "Finge così completamente/che arriva a fingere che è dolore/il dolore che davvero sente".
"Lacca di garanza" è un piccolo universo in versi in cui , la vaghezza musicale, si affida al viaggio solitario tra le opere d'arte che si compenetrano tra sintassi e ritmo mentre riflettono colori e sfumature sorprendenti. Questo volume mi ha dato la consapevolezza di esistere nella letteratura "ufficiale”. La Casa Editrice romana consente alle pubblicazioni dei nuovi autori la massima visibilità per mezzo vari strumenti diffusivi come la Radio e Internet, io stessa ho partecipato alla trasmissione radiofonica "La luna e i falò" e sono stata inserita sul sito www.ilfloonline.it e sui siti che ospitano le principali case editrici italiane www.ibs.ir e www.unilibro.it. Di recente, "Lacca di garanza", dopo un’attenta e accurata selezione da parte della casa editrice "Il Filo", è stato inserito tra i titoli alla festa del Libro e delle Culture Italiane che si è svolta a Parigi l'1, 2 e 3 febbraio, 2008.
Da dove ha origine il titolo “Lacca di garanza”?
Nasce da una lezione di pittura alla quale ho assisito. Il rosso era un colore ricorrente nelle opere degli artisti che ho commentato in versi, dunque, non mi sono limitata ad osservare solo le figure nel globale o camminarci dentro ma ho voluto conoscere anche i nomi specifici dei colori. La radice della garanza o robbia contiene sostanze coloranti e principalmente: l'alizarina e la porporina. Dalla radice essiccata si ricava un pigmento laccato rosso che si impiega per realizzare un colore ad olio.
Scoprire la Poesia è stato il risultato di un processo o è stato per illuminazione?
Direi il risultato di un processo. Ho iniziato a scrivere da giovanissima ma ho pubblicato le prime poesie tardi. A causa della mia eccessiva immaginazione i miei stati d'animo possono sconfinare l'uno nell'altro e in pochi minuti oltre al solito gesto scontato e quotidiano riesco ad assecondare un pensiero che mi trascina altrove. Sono una sintesi di due entità a spasso tra il reale ed il fantastico. Per me l'elemento inconscio ha sempre avuto una grande importanza, per questo l'ho lasciato libero sulla carta, considerando a priori che in certe affermazioni avrei anche potuto non riconoscermi. La mia penna a contatto con la carta non ha mai seguito un tratto continuo, sono sempre andata a capo. Tecnicamente la Poesia è più ardua della prosa, ha bisogno di una dose di perfezionismo e di ricerca nei termini e a me piace moltissimo concentrare in esili versi parole vigorose che rotolano nei suoni e non osano domande perchè temono risposte.
Scrivere una Poesia è come scrivere un'autobiografia?
Sì. Ci sono momenti di estrema intimità in un verso in cui attimi di esaltazione rielaborano ricordi, momenti, l'amore.
Quali sono stati i poeti che hai amato di più?
Da adolescente amavo Foscolo. Il mio insegnante di Italiano, Don Mario Quaranta, aveva uno strano modo di comunicarci la letteratura italiana. Durante le lezioni sembrava entrare in una sorta di catarsi poetica fino ad arrivare ad un' immedesimazione talmente forte che lo rendeva ultraterreno e "all'ombra dè cipressi e dentro l'urne" sembrava di esserci davvero. Foscolo mi accompagnò fino alle superiori diventando il protagonista degli esami di maturità. Successivamente conobbi Neruda e mi innamorai della sua poesia dai suoni dolcissimi e avvolgenti. Ammiro anche alcune donne, ad esempio la Merini ( alla quale ho dedicato un articolo su "Hermes" mensile dell'alto aterno, L'Aquila.), la Cvetaeva. Leggo poesie in base ai giorni ed agli umori, come tutti, credo.
L’ultimo libro che hai letto?
La biografia di Gabriele D’Annunzio.
Un libro a te molto caro?
Il codice dell’anima di J. Hillman
Qualche notizia sui tuoi progetti futuri?
E’ in stampa il mio quarto libro di versi dal titolo “Tra Morfeo e vecchi miti” questa volta il titolo nasce da un verso estrapolato dalla poesia “Euritmia cromatica”, vincitrice del II° Concorso Nazionale in metrica Dante Alighieri che si è svolto a Padova. La poesia e stata gentilmente concessa e commentata dal Dott. Vincenzo Grasso Editore. Il libro avrà la prefazione di un importante e storico giornalista abruzzese il Dott. Sandro Galantini. Il 2008 prevede un doppio appuntamento con l’estero, sono stata invitata al Convegno Internazionale “Dìtet e Naìmit” che si svolgerà a Tetovo (Macedonia), dedicato al più grande poeta del rinascimento albanese, Naim Frasheri.
sabato 12 aprile 2008
Sesto senso
سادسة أنت حيّة إلى ي لذلك,
[إينتنتا] أن يتلاقى [فيبا] وب رغب
بين الخطوط من واحدة شعر بعيدة
من العالم.
أنت تمسك إلى ي لذلك,
بين الأيادي,
يتجاهل ي يقلق كحول
في مربّية الفكاهة
من عزم.
أنت تأخذ إلى ي لذلك,
يشعل مثل نار شرارة
أنّ يضيء الليلة,
بينما أجزاء متضادّة من نحن,
رقص في سكون,
في محاولة من صوة ملموسة
martedì 18 marzo 2008
buono e bello Marzo 2008
buono e bello
n._04 Marzo 2008
Emozioni in Jazz
Glauco di Sabatino racconta la passione per la batteria e l’amore per un genere musicale che torna in auge
di Carina Spurio
La musica trasmette messaggi più o meno complessi, diverse emozioni. Da sempre ha accompagnato sentimenti, ideali e speranze di intere generazioni. In ogni suono non si cerca solo un momento di svago, ma un modo di essere e in tal senso generi musicali diversi hanno inciso con le loro caratteristiche in molti aspetti della cultura del nostro tempo. Oggi dire Jazz vuol dire evidenziare un reale intreccio di combinazioni di diverse civiltà, dalle quali si sono sviluppate nuove forme di espressività musicali destinate a cambiare la storia della musica. Il Jazz è una musica dalle caratteristiche originali, ha raccolto sempre molti consensi anche su territorio di provincia, ce lo confermano con una esibizione live i tre cultori della musica di grande talento e di grande forza comunicativa che compongono il “Mark Trio” che di recente ha accompagnato le serate in noti club abruzzesi. Il trio suona insieme da due anni e ha saputo fondere sonorità pop con la musica jazz attraverso uno stile assolutamente personale. È composto da Glauco Di Sabatino (batteria), Cristiano Vetuschi (chitarra) e Anchise Vetuschi (basso).
Ed è proprio il batterista del Mark Trio, Glauco Di Sabatino, il nostro speciale interlocutore. Figlio d’arte (papà Vincenzo è un pianista e suo fratello Paolo è pianista internazionale e docente alla cattedra “Jazz” al Conservatorio di Perugia), anche Glauco ha studiato pianoforte per poi “convertirsi” alle percussioni.
Come nasce la tua passione per la batteria?
La passione per la batteria arriva per gioco. Inizio da autodidatta. Dopo la gavetta con alcuni gruppi locali in giro per l’Abruzzo, arriva la mia prima esperienza importante di tutto rispetto con Goran Kuzminac, cantautore e chitarrista italiano, di origine serba, famoso per aver sviluppato un’ affascinante tecnica con la chitarra di finger-picking.
In che modo hai conosciuto Goran Kuzminac?
Lo conosco per caso tramite un impresario comune, Nino Di Berardino. Goran, cercava una band e dal nostro incontro è nata l’idea di collaborazione (che dura tutt’ora); ho registrato con lui il suo ultimo disco, prossimamente avremo una collaborazione in studio.
Insegni? Che tipo di didattica segui?
Sono docente di batteria in tre scuole: una marchigiana, il “TAM” di Fermo, all’ “Accademia dello Spettacolo” di Alba Adriatica e in una scuola aperta quest’anno che si chiama “Musica Hdemia”, di Roseto degli Abruzzi. I miei insegnamenti partono dagli studi di base che riguardano la conoscenza delle note classiche fino all’impostazione corretta dello strumento. Provengo dal genere rock, ma ho conosciuto altri mondi e generi musicali grazie anche alla collaborazione con mio fratello Paolo Di Sabatino, il quale, ha avuto molto successo dopo aver collaborato con Antonella Ruggiero che lo ha portato a Sanremo.
Chi sono i batteristi a cui ti ispiri?
Coloro che mi hanno ispirato sono; Steward Copeland (batterista dei Police) e Jeff Porcaro, (batterista statunitense dei Toto). Per quanto riguarda gli insegnamenti di vita, Christian Meyer, (batterista del gruppo Elio e le Storie Tese). Con Meyer sono cresciuto vedendolo lavorare e attingendo alla sua professionalità e alla sua dedizione a questo lavoro.
Hai suonato con artisti famosi a livello internazionale: quali, tra questi, ti ha lasciato il segno?
Senza dubbio Antonella Ruggiero (voce indimenticabile dei Matia Bazar). Dal punto di vista professionale la Ruggiero è stata una conoscenza gratificante. La ritengo un’artista con la “A” maiuscola e di grande caratura. Attualmente sostituisco un suo musicista e la seguo nei suoi concerti. Suonare per Antonella Ruggiero è l’esperienza più intensa che abbia mai fatto.
Progetti futuri?
In febbraio sono iniziate le prove a Piacenza per una tournée estiva con shining stars che è un tributo nazionale agli Heart Wind and Fire. Insieme con mio fratello Paolo sto registrando un disco di musiche di Gardel con la partecipazione di Michele Placido, Caterina Vertova e Paola Turci. In marzo inizierà la nostra tournée. Suoneremo nei migliori Jazz Club italiani con i “Sinthesis Trio” di Paolo Di Sabatino.
sabato 15 marzo 2008
Marino Melarangelo di Carina Spurio
di Carina Spurio
Terzo appuntamento con la "Notte Bianca" a Teramo, un evento carico di vitalità, entusiasmo, partecipazione. All'interno dei Giardini della Provincia, alle ore 16,00 sarà possibile ammirare l'Esposizione d'Arte "Flux" e le opere di Marino Melarangelo, che insieme ad altri artisti teramani (Tra i quali Sergio Florà) si confronterà con varie tecniche artistiche e singole opere. Discendenza di tutto rispetto per l'artista teramano; nonno Giovanni Melarangelo, papà Sandro Melarangelo, entrambi pittori famosi, e il cammino del figlio dell'arte Marino Melarangelo trova naturale ispirazione nel misterioso ed enigmatico Giorgio De Chirico, protagonista della pittura metafisica del '900. Come in De Chirico, anche nell'arte di Marino Melarangelo prevalgono enigmi di figure umane, simulacri di uomini, Muse inquietanti. Dal 2000 ad oggi, nel percorso artistico di Marino Melarangelo, sembra persistere una coerenza tecnica legata al pastello su carta ed alla grafica, a discapito del colore ad olio che in passato gli ha permesso di dipingere grandi dimensioni. Nel futuro dell'artista teramano, ci saranno collaborazioni ed esposizioni nell'ambito della città di Teramo con L'Associazione Culturale Ipernova. In Abruzzo, prossimamente, parteciperà al "Premio Sulmona". Il potere di aggregazione della "Notte Bianca" è un potente riflettore atto ad illuminare ogni singolo artista, conduttore, partecipante, che nella luce trova libera espressione del suo genere personale, e dal confronto, nasce un motivo di crescita.
La Cronaca d'Abruzzo.
sabato 8 marzo 2008
Maurizio Di Biagio. Il cittadino. 2005
In Carina Spurio anche l'amor - "che move il sole e le altre stelle" - Fa rima con cuor. Garcia Lorca nella mente e nell'anima, e umori, e braccia, e colli sfiorati, per mondi sensibili e dannatamente terrestri, viscerali. In poche parole "Syn e aisthànestai", per la poetessa "insieme e percepire", associazioni vaganti all'interno di un'unica immagine, completa di sostantivi e aggettivi appartenenti a sfere sensoriali diverse, che in un rapporto di reciproche interferenze danno origine a un'immagine vividamente inedita. In Carina Spurio l'amore è di quelli vissuti in un auto, in un crocicchio, in una strada, rubando sensazioni di completezza forse ad un Gran Sasso, oppure a quella benedetta luna di zinco che appare qua e là nelle sue poesie...rapide e fluide come un corso di un ruscello nel boschetto di felci. Ne "Il sapore dell'estasi", una raccolta di 35 liriche composte da "versi istintivi", regna sovrana , come sostiene Carina Spurio, appunto "la sinestesia"....l'intento era quello di descrivere emozioni, attimi di vita, colori, sapori, mentre perdevo la mia naturale dimensione e vedevo non più solo con la mente ma anche con il cuore". Cuor ed amore. La storia iniziò con gli appunti di gioventù e del recente passato stesi ovunque lei posasse i suoi occhi grandi e dolcemente inquisitori: "La penna non ricordo giorno in cui non l'ho avuta tra le dita tra fogli sparsi dappertutto, e mentre lasciavo appunti di attimi" conferma Carina. Istantanee di cuor e amore. Ancora. Di " mano, capelli,nuca, piacere ed impulso, come nella lirica "E Se": "Dove il piacere si fa più intenso/l'impulso/origine del mondo/avrebbe un senso"...dopo un percorso sconosciuto di mani. Oppure nella mistica ed irrazionale "Doctor", in cui la Spurio, indica a suo modo, la strada da percorrere: "Il corpo non è senz'anima/se non lo ascolti/ resta il silenzio". Alla faccia di Voltaire e del secolo dei lumi. L'"Urlo nero della madre" di Quasimodo, in uno stilema tipico dell'area ermetica della poesia italiana del Novecento, fa pendant coi versi della poetessa teramana, versi anche un pò dal vago sapore simbolista. Si sovrappongono quasi. Poi ancora lacrime, palmi di mano, erotismo, fusioni, respiri, battiti, piacere, calore, e "bacio avido" dappertutto per "cuor e amor" perfetto, raggiungibile, a portata di mano, nonostante al continua corsa di Spurio alla ricerca del perfettibile. La "Madeline" dell'artista è inzuppata di ricordi vicini e lontani, frammisti ma sempre ordinati nella concezione spazio-temporale delle cose. Il suo onirismo appare dannatamente minimalista, in un realismo che però non trascende dal meccanicismo dei gesti rituali dell'amore, delle carezze, dei baci languidi, e quindi dalla grandezza.......dell'amore. "Gli uomini e le donne cambiano, in atteggiamenti e schemi, ma i meccanismi dell'attrazione e del coinvolgimento erotico restano immutati" così respira il suo amore...e cuor. "Natura, cosmo, passione, gelosia, abbandono, egoismo, avidità(ancora, accanto all'impulsiva descrizione dei sentimenti che appartengono al vivere e a quel pugno di minuti che ci hanno fatto amare, sognare, allontanare, lasciare l'amore. Questo un pò "Il sapore dell'estasi" il suo pamphlet di liriche, di 51 pagine, edito Kimerik Edizioni, e la costellazione della Lyra per la copertina, per una reale sognatrice di tutti i giorni che ha il coraggio ancora oggi di cantare l'immortale "cuor e amor" senza mai divenire scontata.